Di rilevanza epidemiologica nettamente superiore in ambito ginecologico sono le cervico-vaginiti infettive. Esse (in particolare le vaginiti batteriche), quando non correttamente curate, possono predisporre alla malattia infiammatoria pelvica (PID-pelvic inflammatory disease), al parto prematuro o alla infertilità.
La cervico-vaginite, caratterizzata clinicamente da prurito o bruciore vaginale e vulvare, perdite vaginali, disuria, dispareunia, è un disturbo ginecologico di frequente riscontro nella pratica ambulatoriale. Negli Stati Uniti è stato stimato che ogni anno dieci milioni di visite si riferiscono a questa malattia. Essa rappresenta senza dubbio la causa più frequente di perdite vaginali patologiche.
La cervico-vaginite è una patologia infiammatoria che riconosce più spesso una causa infettiva, micetica, protozoaria, batterica o virale (Candida species, Trichomonas vaginalis, Gardnerella vaginalis e, quando sia presente anche una componente cervicitica, Mycoplasma hominis, Neisseria gonorrhoeae, Chlamydia trachomatis, Herpesvirus genitale – HSV2, Human Papilloma Virus - HPV).
Va ricordato tuttavia che non sempre le cervico-vaginiti hanno una genesi infettiva. Di frequente riscontro sono anche le vaginite atrofiche delle donne in menopausa, legate alla prolungata carenza di estrogeni. Meno usuali sono invece le vaginiti irritative o allergiche (da saponi, deodoranti, tamponi vaginali, lattice dei profilattici) e le vaginiti su base psicosomatica.
Le cervico-vaginiti infettive sono spesso recidivanti, con sintomi e segni ricorrenti.
La Candidosi genitale, ad esempio, può essere recidivante in quasi una donna su venti. La sola presenza di Candida, segnalata magari dal tampone cervico-vaginale o dal Pap test, non deve tuttavia indurre il medico ad instaurare un trattamento, se la donna è asintomatica. Questo micete infatti abita normalmente in modo saprofitico, senza quindi provocare danni, nel canale vaginale e sull’area pèrianale in circa il 30% delle donne. Nelle pazienti sintomatiche con episodi sporadici (caratterizzati da prurito intenso vulvare e vaginale e da perdite biancastre inodori) si possono usare terapie topiche con azolici, che sono efficaci nell’ 85% dei casi, quando si usano a dosi e per tempi adeguati. L’abuso dei farmaci specifici, l’autosomministrazione inadeguata ed il sottodosaggio sono causa di persistenza, resistenze e ricorrenza delle candidosi. Nelle donne con forme ricorrenti di candidosi (ad esempio pazienti diabetiche, che usano cortisonici, immunodepresse o affette da Candida glabrata), la terapia deve essere di durata sufficientemente lunga (7-14 giorni), topica o, meglio, orale. Per le terapie orali va posta attenzione alle possibili interazioni con altre terapie mediche.
In presenza di infezioni ginecologiche da Candida, generalmente non è necessario trattare il partner (anche se nella pratica clinica questo viene in realtà spesso fatto), se non nei casi in cui questi sia sintomatico, ovvero nelle forme ricorrenti.
La chemioprofilassi, finalizzata a prevenire l’insorgenza di nuovi episodi cervico-vaginitici in donne con candidosi recidivante, è indicata solo allorché la candidosi risulti accertata laboratoristicamente, sia resistente alle terapie eradicanti e risulti ricorrente per più di 6 mesi, specie se in pazienti immunodepresse. La terapia preventiva va continuata per 6 mesi, ad esempio con fluconazolo settimanale.
E’ opportuno sicuramente fornire in questa sede alcuni semplici consigli, che possono risultare utili al fine di ridurre la frequenza delle cervico-vaginiti, di tipo infettivo o irritativo: gli indumenti traspiranti e non troppo attillati sono da preferire; l’igiene intima deve essere accurata, anche se non eccessiva, ed attuata con prodotti che rispettino l’integrità delle mucose genitali; l’igiene sessuale va curata in modo attento e scrupoloso.