Cancro al seno. Per le Breast Unit un fallimento? L’allarme di Europa Donna: presenti solo nel 50% delle Regioni e il 92% delle donne sa a malapena di cosa si occupano




14 Dic 2017

Secondo l’accordo Stato-Regioni del 2014 entro il 2016 si sarebbero dovuti realizzare oltre 200 centri di senologia. Ad oggi, secondo gli ultimi dati resi noti da Europa Donna Italia solo una regione su due se ne è dotata. Inoltre, un sondaggio della SWG svela che le donne italiane di Breast Unit ne sanno ben poco. 

Metà delle donne italiane con tumore al seno ancora non possono essere curate in un Centro di senologia (Breast Unit) della loro Regione, e il 92%, non sa nemmeno che cosa siano e ignorano il proprio diritto ad accedervi.

Questo lo scenario emerso da un’indagine condotta da SWG per Europa Donna Italia, che ha coinvolto un campione rappresentativo di 1.042 donne tra i 40 e i 70 anni sull’intero territorio nazionale, e presentata oggi a Milano. Obiettivo, indagare il percepito del tumore al seno, più in particolare, di valutare la conoscenza dei centri di cura dedicati e qualificati.

A un anno di distanza dalla scadenza prevista dalle direttive europee, recepite in Conferenza Stato-Regioni, di attivare entro il 2016 oltre 200 Breast Unit in Italia, c’è infatti ancora molto da fare. Per questo Europa Donna Italia lancia un nuovo appello alle Regioni perché “il tempo non aspetta” e sono sempre di più le donne colpite dalla malattia.

“L’Italia è in ritardo su due fronti – ha dichiarato Rosanna D’Antona, Presidente di Europa Donna Italia – primo, i centri di senologia multidisciplinari, che assicurano un 18% in più di sopravvivenza dal tumore al seno, non sono ancora operativi in metà delle Regioni, come documentano i risultati del nostro monitoraggio; secondo, e lo dimostrano i dati dell’indagine condotta per noi da SWG, c’è un’assenza quasi totale di informazione e consapevolezza da parte della popolazione femminile. Il risultato è che le donne non sono curate come prevede la legge, soffrono di più e guariscono di meno, mentre l’incidenza della malattia non smette di aumentare.”

Se in Europa l’Italia appare tra i Paesi più virtuosi in termini di applicazione delle raccomandazioni europee, come è emerso dal quadro tracciato da Luigi Cataliotti, presidente di Senonetwork Italia e Past President di Eusoma, questo riguarda però solo l’aspetto normativo. Nella pratica, come ha illustrato Corrado Tinterri, coordinatore del Comitato tecnico-scientifico di Europa Donna Italia e membro del Gruppo di Lavoro ministeriale per il coordinamento della Rete delle Strutture di Senologia, la situazione ‘a macchia di leopardo’ del nostro Paese rivela la necessità di un effettivo monitoraggio dell’operato delle Regioni.

“Proseguiremo nella nostra azione di ricognizione territoriale e moltiplicheremo il nostro impegno nel sollecitare le Istituzioni perché si giunga al più presto alla completa applicazione della legge – ha concluso D’Antona – affidando il sollecito a Marisa Laurito, nostra testimonial, che lo ha fatto suo con la passione che la contraddistingue”.

L’indagine.
Vicinanza e conoscenza della patologia
L’84% delle intervistate ha vissuto, in prima persona o attraverso amiche/parenti strette, l’esperienza del tumore al seno, ma nonostante l’alto livello di diffusione di questa patologia, in generale il livello di informazione sugli aspetti relativi che ne derivano è mediamente basso.
Il 16% dichiara di sentirsi molto informata su quali siano i soggetti in grado di dare informazioni adeguate rispetto alla prevenzione e rispettivamente il 15% e il 14% si sentono molto informate sulle terapie oggi disponibili per la cura del tumore al seno e le possibilità di guarigione.
Solo il 16% si sente invece molto informata sui luoghi di cura.
L’85% delle donne dichiara che saprebbe, con più o meno sicurezza, a chi rivolgersi nell’eventuale caso di una diagnosi di tumore al seno e in questo panorama di scarsa informazione generalizzata emerge che le figure chiave nel processo informativo siano i medici di famiglia e gli specialisti, in particolare gli oncologi. Ai medici viene richiesto sempre di più il compito di consigliare e indirizzare verso centri/strutture di cura, ma anche di spiegare e informare sulle terapie da attivare, conseguenze ed esiti.

La bassa conoscenza dei centri di senologia multidisciplinari dedicati (breast unit)
Il 37% delle donne ne ha sentito parlare, ma di queste solo l’8% sa bene di cosa si tratti. La conoscenza è leggermente superiore tra le donne più giovani, 40-49enni, rispetto alle signore 50- 70enni.
Per un quarto delle donne che hanno già sentito parlare di questi Centri la conoscenza passa attraverso amiche/conoscenti che hanno contratto la patologia, leggermente di più per le giovani, e le ricerche su internet generiche e sui siti specifici. Pesano solo marginalmente gli altri punti di contatto come l’ospedale e le figure mediche. Le donne che hanno conoscenza dei Centri dedicati alla cura del seno riportano esperienze di “unità iper specializzate”, gestite da “équipe multidiscipli-nari e coordinate”, dove vengono effettuate “diagnosi molto accurate” secondo i più “alti livelli di standard europei”.

Centri specializzati nel tumore al seno, le aspettative delle donne
Nonostante la bassa conoscenza dell’esistenza dei Centri di senologia multidisciplinari, le intervistate hanno spontaneamente descritto quali siano secondo loro le aspettative e le caratteristiche che un centro dedicato dovrebbe avere. Hanno rilevato l’impatto positivo che porta il personale della struttura: il 68% delle donne cita l’importanza di avere personale competente, multidisciplinare e aggiornato, ma anche sensibile ed empatico, esauriente e chiaro nelle spiegazioni e collaborativo. Sempre per loro la struttura deve essere un ambiente caloroso e accogliente, un luogo con strumentazioni all’avanguardia, organizzato, efficiente e di eccellenza: in grado di proporre interventi sperimentali e tempestivi. Infine viene considerato molto importante il supporto morale e psicologico che viene offerto alle donne in cura per tutta la durata del percorso pre, durante e post malattia.
L’aspetto più importante per il 77% delle donne è quello di trovare nella struttura di cura oncologi specializzati nelle mammelle, secondariamente per 7 donne su 10 è fondamentale avere brevi liste di attesa. Per il 55% delle intervistate è molto importante la presenza di un team multidisciplinare e la reputazione della struttura, per quasi la metà delle donne è importante il numero di casi che vengono affrontati annualmente nella struttura e la reputazione del primario.

L’importanza dei centri di senologia multidisciplinari (breast unit)
Tutte le donne sono consapevoli della loro importanza: 8 su 10 dichiarano che sarebbe molto importante averle nel proprio territorio e sicuramente se ci fossero le considererebbero come punto di riferimento. C’è infatti la consapevolezza che sono proprio i centri specializzati ad impegnarsi, più di ogni altra struttura, a fornire cure e servizi di eccellenza.

Da QS

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