Disturbi dell’alimentazione: ecco le linee di indirizzo del ministero. I pazienti seguiti da équipe multidisciliplinari specializzate




23 Giu 2017

Approda in Stato-Regioni con il parere favorevole dei governatori il testo elaborato dal ministero della Salute delle “Linee di indirizzo nazionali per la riabilitazione nutrizionale nei disturbi dell’alimentazione: un modello  multidisciplinare per  gli interventi nutrizionali” in cui, oltre agli aspetti clinici e sceintifici del problema, si prevede e si indica come questo debba essere gestito con la multidisciplinarità degli operatori. IL DOCUMENTO.

Training di familiarizzazione con il cibo, riabilitazione psiconutrizionale progressiva, pasto assistito e pasto assistito domiciliare, nutrizione artificiale e poi le conseguenze del recupero della diminuzione di peso: la sindrome da rialimentazione, la gestione delle  complicanze fisiche associate alla malnutrizione, fino alla riabilitazione nutrizionale  nel disturbi dell’alimentazione dell’infanzia e della preadolescenza e alla riabilitazione nutrizionale nel disturbo da binge-eating. Per chiudere con la terapia cognitivo comportamentale più la terapia di perdita di peso basata sulla modificazione dello stile di vita e arrivare alla valutazione  dei criteri di remissione.

E’ approdato in Stato-Regioni col parere favorevole dei governatori il testo delle “Linee di indirizzo nazionali per la riabilitazione nutrizionale nei disturbi dell’alimentazione: un modello  multidisciplinare per  gli interventi nutrizionali”, elaborato dal ministero della Salute e che dopo aver passatoi in rassegna la letteratura internazionale in materia si sofferma sugli aspetti clinici e scientifici del recupero dei disturbi dell’alimentazione.
Ma non solo. Le linee di indirizzo contengono anche un capitolo dettagliato sul  coordinamento, integrazione e formazione delle figure professionali dell’equipe terapeutica per i disturbi dell’alimentazione, analizzano il ruolo della famiglia nella riabilitazione nutrizionale in ambito dei disturbi dell’alimentazione e considerano la gestione e gli effetto dell’ esercizio fisico, attività e riabilitazione nutrizionale.

Secondo il documento, la riabilitazione nutrizionale dei disturbi dell’alimentazione, a ogni livello di trattamento, si deve svolgere all’interno   di   un   trattamento   multidisciplinare   integrato,   che   prevede   l’associazione   del  trattamento psichiatrico/psicoterapeutico con quello  nutrizionale.  L’intervento  multidisciplinare è indicato,  in particolare, quando con la psicopatologia del disturbo dell’alimentazione coesiste una condizione di malnutrizione in difetto o in eccesso.

Durante il trattamento bisogna tenere conto del fatto che la malnutrizione e le sue complicanze, se presenti, contribuiscono a mantenere la psicopatologia del disturbo dell’alimentazione e ostacolano ii trattamento psichiatrico/psicoterapico e, viceversa, se al recupero del peso e all’eliminazione della restrizione dietetica calorica non si associa un miglioramento della psicopatologia ci sono alte probabilità di ricaduta.

Nell’equipe  multidisciplinare possono  essere  incluse  in modo variabile,  in base al  livello di  intensità di cura, una serie di figure professionali: medici  (psichiatri/neuropsichiatri  infantili,  medici  con  competenze nutrizionali, internisti, endocrinologi), dietisti, psicologi, infermieri, educatori professionali, tecnici della riabilitazione  psichiatrica  e fisioterapisti.
Secondo le linee di indirizzo l’intervento  multidisciplinare presenta vantaggi,  ma anche potenziali criticità.

II maggiore  vantaggio è che la presenza di clinici con competenze multiple può facilitare la gestione di pazienti complessi con gravi problemi medici e psichiatrici coesistenti con il disturbo dell’alimentazione.
Inoltre, con questo approccio è possibile affrontare contemporaneamente e in modo appropriato la psicopatologia del disturbo dell’alimentazione, la restrizione dietetica calorica e cognitiva e le complicanze somatiche, psichiatriche e nutrizionali eventualmente presenti.

Le maggiori criticità sono due.
Primo, un trattamento con più terapeuti incoraggia i pazienti a parlare di problemi specifici con terapeuti specifici, per cui nessun terapeuta osserva e apprezza l’intero quadro clinico.

Secondo, l’applicazione di un trattamento  da parte di terapeuti,  che non abbiano  un  modello teorico e clinico condiviso, facilita la comunicazione  di  informazioni contraddittorie ai pazienti  sul loro disturbo e sulle strategie per gestirlo. Per far fronte a questi  problemi le linee di indirizzo raccomandano che l’intera equipé riceva una formazione sul modello di trattamento praticato, per  avere con il paziente un approccio coerente e non contradditorio. Inoltre, è  fondamentale che i terapeuti, pur mantenendo i loro ruoli professionali specifici, condividano la stessa filosofia e utilizzino un linguaggio comune con i pazienti.

E’ anche consigliabile che siano specificati chiaramente i ruoli e le aree d’intervento di ogni membro dell’equipé  e che siano realizzati  incontri  periodici di revisione tra i pazienti e i membri dell’equipé  per discutere i vari elementi del trattamento e la loro relazione reciproca.

L’integrazione tra le varie figure professionali che compongono l’equipe si avvale di alcuni fondamentali strumenti, che possono inoltre prevenire e gestire le criticità.

II primo è la cartella clinica del  paziente,  su cui vengono registrati tutti gli interventi effettuati dagli specialisti che hanno in cura ii paziente a livello individuale. La cartella è unica e condivisa tra le varie figure professionali, in modo che in ogni momento si possa avere un quadro completo delle condizioni cliniche del paziente e dell’avanzamento del trattamento in  atto.  All’interno dell’equipé può essere designato  un case-manager  per il singolo  paziente, che si occupi  di tenere  una visione di insieme del trattamento e di tenere  i contatti con  i servizi  invianti e la famiglia.

II secondo strumento, il più importante, di  integrazione  tra  le  varie  figure professionali, è la riunione d’equipe che dovrebbe svolgersi regolarmente e in ogni livello di trattamento.
In sede di riunione d’equipe è opportuno secondo le linee di indirizzo che vengano presentati i casi dei pazienti  che  hanno effettuato  la prima visita, per stabilire  ii progetto terapeutico condiviso  più adeguato, si  programmi  l’inizio  del trattamento e siano individuati il case-manager e/o i terapeuti di riferimento.

Per  favorire   ii  lavoro  integrato, è  opportuno condividere durante la riunione il percorso  psicologico,  l’eventuale terapia farmacologica, ii quadro clinico-nutrizionale, eventuali progressi o criticità rispetto al trattamento e al contesto  sociale e familiare.

Infine,  il terzo strumento è la  supervisione  tra  pari e la supervisione  esterna dell’equipé multidisciplinare che permette di offrire uno spazio di condivisione e di elaborazione per i singoli operatori, di garantire continuità e coerenza  ai  progetti  di cura, e di verificare  se aree d’intervento così diverse e apparentemente separate tra loro, possano realizzare  una più  valida rete di  contenimento.

I trattamenti possono avvenire in varie sedi e in diverse situazioni, dall’unita ambulatoriale specialistica al trattamento  semiresidenziale, dall’unita  di  riabilitazione intensiva ospedaliera/extra-ospedaliera al, ricovero ordinario e si possono prevedere – le linee di indirizzo ne parlano, cambiamenti di setting terapeutici con la presa  in carico condivisa tra diverse situazioni.

Tutte le figure professionali coinvolte nella prevenzione, nella diagnosi e nel trattamento dei disturbi dell’alimentazione devono presentare  una formazione specialistica  nel campo. Trattandosi  di una  equipé multidisciplinare,  la  formazione   è   specifica   per  ogni   figura   professionale,   ma è  opportuno   che  i professionisti sappiano lavorare in maniera integrata e utilizzino un linguaggio comune. Ogni professionista deve infatti attendere al proprio ruolo, ma deve conoscere anche ii lavoro che svolgeranno i propri colleghi per sviluppare un lavoro sinergico, senza sbilanciamenti del trattamento sul versante psichico rispetto a quello clinico- nutrizionale e viceversa.

Da QS

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