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Il dolore oncologico al femminile
L’Associazione Internazionale per lo Studio del Dolore (IASP) definisce il dolore: “Una sgradevole esperienza sensoriale ed emotiva, associata ad un effettivo o potenziale danno tissutale o comunque descritta come tale. Il dolore è sempre un’esperienza soggettiva. Ogni individuo apprende il significato di tale parola attraverso le esperienze correlate ad una lesione durante i primi anni di vita. Sicuramente si accompagna ad una componente somatica, ma ha anche carattere spiacevole, e perciò, ad una carica emozionale”. Il 2008 è stato identificato dallo IASP come il “Global Year Against Pain in Women”
In Italia vivono circa 59 milioni di persone delle quali 30 milioni sono donne. Le statistiche demografiche prodotte dall’Istat evidenziano come le donne vivano mediamente più a lungo degli uomini; attualmente l’aspettativa di vita alla nascita è di 84 anni per le donne e 78 anni per gli uomini. La maggior longevità contribuisce a determinare alcune differenze che si registrano a proposito di patologie croniche. Dopo le malattie cardiovascolari, i tumori rappresentano la principale causa di morte femminile, determinando il decesso di 119 donne ogni 10.000 sopra i 75 anni e di 38 donne di età compresa tra i 55 e i 74 anni. In Italia, tra tutti i casi di tumore diagnosticati in un anno nella popolazione femminile, circa il 32% è rappresentato da tumori alla mammella, con una diversa distribuzione tra il meridione e le isole rispetto al Nord d’Italia. Secondo i dati dei Registri Tumori, a Latina e Ragusa il tumore al seno colpisce rispettivamente 52 e 68 donne ogni 100.000, 92 a Torino, 95 a Genova e 99 a Varese.
Il dato d’incidenza in Italia è superiore alla media europea dove l’incidenza del tumore al seno è pari al 22%. Sono stati identificati alcuni fattori di rischio: l'ereditarietà (le mutazioni dei geni BRCA1 e il BCRA2 sono responsabili del 50 per cento circa delle forme ereditarie di cancro del seno e dell'ovaio), il numero dei figli e l'età del primo parto (il rischio è minore quanti più sono i figli e quanto prima si è partorito), una menopausa tardiva o un menarca precoce, l'obesità, il fumo e le radiazioni.
Purtroppo, negli ultimi anni, si riscontra un lieve ma costante aumento della patologia in tutto il mondo, con picchi particolarmente importanti nei paesi industrializzati rispetto a quelli in via di sviluppo. Di contro, grazie alle nuove scoperte diagnostiche e terapeutiche la mortalità per carcinoma mammario si è stabilizzata e perfino ridotta in alcune aree.
In genere le forme iniziali di tumore del seno non provocano dolore. Uno studio effettuato su quasi mille donne con dolore al seno ha dimostrato che solo lo 0,4% di esse aveva una lesione maligna, mentre nel 12,3% erano presenti lesioni benigne e nel resto dei casi non vi era alcuna lesione.
Molto diversa è la situazione nel caso di carcinoma mammario metastatico; gli organi maggiormente colpiti sono polmoni ed ossa e in questo caso il dolore diventa una delle problematiche più importanti per le pazienti. Un recente studio condotto dai Ricercatori dell’University of Rochester, ha esaminato la correlazione tra depressione, dolore, vita stressante e disturbi del sonno in un campione di donne con tumore mammario metastatico. Allo studio hanno preso parte 93 donne. Lo studio ha dimostrato che livelli alti di dolore determinano una difficoltà nel dormire che, a sua volta, è correlata a depressione e vita stressante.
Appare quindi chiaro che il dolore debba essere considerato come una vera propria malattia e, come tale, curata adeguatamente, utilizzando tutti i farmaci che la scienza e la tecnologia mettono a disposizione della classe medica.
Purtroppo, però, in Italia la terapia del dolore ha ancora molta strada da percorrere. Il primo passo è rappresentato da un più attento uso dei farmaci, come indicato dalle linee guida internazionali.
Sia le linee guida della World Health Organization (WHO) che dell’European Association for Palliative Care (EAPC), che dell’European Society for Medical Oncology (ESMO), indicano che il dolore deve essere trattato in base alla sua intensità. Di conseguenza, la scelta deve ricadere su farmaci quali i FANS, quando il dolore è di lieve intensità, e su farmaci oppiacei, quando il dolore è d’intensità moderata – severa. Nell’ambito dei farmaci oppioidi, i cosidetti oppiacei forti possono essere utilizzati, a bassi dosaggi, anche nel dolore moderato. La via di somministrazione indicata è la via orale; la somministrazione del farmaco dovrebbe essere ad orari fissi, privilegiando le formulazioni a rilascio controllato. Le formulazioni transdermiche andrebbero utilizzate solo in pazienti con necessità di farmaco stabilizzato o in pazienti per i quali la via orale non è percorribile. La morfina è, ancor oggi, il farmaco di riferimento anche se molecole quali l’ossicodone, rappresentano delle valide alternative.
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