Donne dopo i 50 anni, quei sintomi da non trascurare




18 Apr 2017

Incastrate fra lavoro, figli, famiglia e le mille incombenze della quotidianità sempre più spesso le donne, tradizionalmente attente alla salute propria e dell’intero nucleo familiare, finiscono per non prestare la dovuta attenzione ai regolari controlli o ai possibili campanelli d’allarme

(Pixabay)
L’importanza dei controlli

«In particolare dopo la menopausa, è fondamentale essere pronte a cogliere quei segnali di un disturbo in fase iniziale che potrebbe essere tempestivamente risolto – sottolinea Francesca Merzagora, Presidente di Onda, l’Osservatorio nazionale sulla salute della donna -. Inoltre sappiamo dalle statistiche che con l’arrivo dell’età “di mezzo” le donne sono meno scrupolose con esami e visite di routine, che sono invece tanto più rilevanti con l’avanzare degli anni perché salgono le probabilità di diverse patologie». Onda, in occasione della seconda “Giornata nazionale della salute della donna” che si celebra il 22 aprile, organizza la seconda edizione dell’(H)Open Week con l’obiettivo di promuovere l’informazione e i servizi per la prevenzione e la cura delle principali patologie femminili. Nella settimana dal 18 al 24 aprile attraverso 157 ospedali con i Bollini Rosa (per prenotazioni: www.bollinirosa.it) che hanno aderito all’iniziativa saranno offerti gratuitamente alle donne visite, consulti ed esami strumentali.

Noduli al seno e alterazioni del capezzolo

Il rischio di ammalarsi di carcinoma della mammella sale con l’aumentare dell’età: più del 75% dei casi di tumore del seno colpisce donne sopra i 50 anni. Per questo è importante non sottovalutare i possibili sintomi: primo fra tutti la presenza di un nodulo, ma anche il rigonfiamento di una parte o di tutto il seno, la trasformazione della pelle che tende a diventare a buccia d’arancia, i cambiamenti nella forma della mammella come la presenza di avvallamenti, alterazioni del capezzolo (all’infuori o in dentro), perdite di liquido o sangue dal capezzolo, rigonfiamento dei linfonodi nell’ascella, intorno alla clavicola o al collo. «In tutti questi casi è necessario consultare il proprio medico di famiglia, il ginecologo o un senologo che richiederà gli esami più opportuni – sottolinea Merzagora -. Ed è fondamentale fare la mammografia, offerta gratuitamente dai programmi di screening a tutte le donne fra i 50 e i 69 anni, ma ancora troppe italiane non colgono l’invito».

Gonfiore persistente all’addome, stitichezza, dolore pelvico

Il tumore all’ovaio colpisce in Italia circa 5mila donne ogni anno ed è la più comune causa di morte per patologie ginecologiche. Essendo molto spesso asintomatico, infatti, quando si manifesta nel 70 per cento dei casi è in fase avanzata. «Le possibili “avvisaglie” sono purtroppo poco specifiche – dice Merzagora -, comuni ad altre patologie minori che rendono difficile la diagnosi precoce. È però bene andare da un ginecologo in caso di sensazione di sazietà anche a stomaco vuoto, gonfiore persistente all’addome, fitte addominali, bisogno frequente di urinare, perdite ematiche vaginali, stitichezza e diarrea che perdurano nel tempo. Anche dopo la menopausa, è poi importante continuare a sottoporsi annualmente a visita ginecologica (possibilmente accompagnata da ecografia transvaginale), perché la maggior parte dei casi si verifica tra i 50 e i 70 anni». Altri fattori di rischio noti, oltre all’età, la familiarità e i fattori genetici (ovvero la positività ai geni brca1 e brca2), i fattori ormonali (prolungato periodo ovulatorio) e l’obesità.

Sangue nelle feci e frequenti dolori addominali

Sono 52.400 i nuovi casi di cancro del colon-retto stimati nel nostro Paese nel 2016: è il tumore più frequente, il secondo come causa di morte per tumore (dopo quello al polmone) e ben un paziente su quattro scopre la malattia in fase avanzata, quando le possibilità di sopravvivenza sono limitate. «Questo tumore è abbastanza raro prima dei 40 anni, ma diventa più frequente dai 60 agli 80 anni – dice Merzagora -. A dover insospettire sono la presenza di sangue rosso-vivo (talvolta misto a muco) nelle feci, senso di incompleta evacuazione, dolore addominale, calo di peso non giustificato, occlusione intestinale. Esiste poi (come per il seno) uno screening gratuito, ma meno della metà degli italiani coglie l’occasione di eseguire l’esame del sangue occulto nelle feci (Sof), un test semplice e del tutto indolore che viene offerto, su invito della Asl, ogni due anni a tutta la popolazione sana fra i 50 e i 69 anni». La colonscopia viene poi prescritta come esame di approfondimento se il test Sof fa emergere dei dubbi, ma viene comunque suggerita a tutti i 50enni come «esame di routine», perché è in grado di scovare e contestualmente rimuovere eventuali polipi o adenomi, lesioni pre-cancerose dalle quali insorge il tumore in 8 casi su 10.

Attenzione alle ossa «fragili»

L’osteoporosi è in genere priva di sintomi, colpisce all’improvviso con la frattura dopo aver agito per anni, ma un possibile indizio è costituito da un lieve incurvamento della colonna vertebrale e dalla perdita di 2-3 centimetri di statura. Essere donna è già un primo fattore di rischio: il patrimonio minerale osseo acquisito fin da giovani è infatti inferiore rispetto a quello dell’uomo. Tanto che questa patologia (che provoca una riduzione della massa ossea e alterazioni della struttura dell’osso che diventa poroso e di conseguenza più fragile ed esposto a fratture) colpisce il 33% delle donne tra i 60 e i 70 anni e il 66% di quelle sopra gli 80. «Molto si può fare per prevenire questa patologia, anche solo adottando stili di vita corretti (sana alimentazione con apporto di calcio e vitamina d, adeguata attività fisica, no al fumo e consumo moderato di alcol) – spiega Merzagora -. Inoltre è importante chiedere consiglio al medico per sottoporsi con regolarità a esami strumentali (come la MOC o la morfometria vertebrale) per scoprire precocemente un eventuale inizio di osteoporosi, ponendo rimedio con terapie adeguate, prima che la salute delle ossa sia compromessa». Ancora una volta servono più cautele dopo la menopausa: la perdita di calcio e di sali minerali, conseguenza dei cambiamenti metabolici e ormonali, diventa più significativa con l’avanzare dell’età.

Peggioramento dell’umore, poca energia, problemi di sonno

Un senso di “sconforto” nella maggior parte della giornata, poca energia, scarso interesse e piacere verso le attività che prima procuravano soddisfazione, problemi di sonno, pensieri negativi, disturbi nell’appetito. Tutti segnali che, sebbene “comuni”, quando non sono passeggeri devono far riflettere perché potrebbero essere primi sintomi di depressione, una patologia che colpisce le donne nei peridi di maggior vulnerabilità (adolescenza, post gravidanza e post menopausa). Un problema in forte espansione, sotto-diagnosticato e sottotrattato, tanto da essere considerata dall’Organizzazione Mondiale di Sanità una vera emergenza sociale. E che ha riflessi sia sulla vita affettiva sia sulla sfera cognitiva (come difficoltà a concentrarsi o a prendere decisioni). «È molto importante avere fiducia nelle cure psicologiche (nei casi più lievi) e farmacologiche senza temere effetti collaterali o dipendenza – sottolineano da Onda -. Ed è soprattutto importante affidarsi a un valido psichiatra che sappia prendere in carico la persona depressa ridandole speranza e una buona qualità di vita».

Lievi problemi di memoria, confusione, incertezze a parlare o scrivere

L’invecchiamento porta con sé anche l’aumento delle malattie neurodegenerative, patologie croniche ad andamento progressivamente invalidante. Alzheimer, demenze senili, sclerosi multipla colpiscono prevalentemente le donne che svolgono sovente anche il ruolo di caregiver con pesanti riflessi sulla propria salute. Spesso i primi possibili campanelli vengono erroneamente associati a invecchiamento, stress o ansia. In realtà è bene parlare con un medico (che potrà richiedere esami e visite d’approfondimento se lo ritiene opportuno) se si notano alcuni campanelli d’allarme: problemi di memoria, difficoltà a svolgere attività quotidiane, un ricorrente stato di confusione, una certa fatica nel parlare o nello scrivere e certi cambiamenti d’umore e carattere o personalità, che tendono magari a far tralasciare hobby o impegni abituali e a far diventare apatici, sospettosi, aggressivi, impulsivi e persino violenti.

Mal di testa, palpitazioni, disturbi della vista ricorrenti

Ipercolesterolemia e ipertensione non danno generalmente segno di sé, ma sono fra i più comuni e insidiosi nemici delle donne in post-menopausa. Colesterolo alto e ipertensione arteriosa spesso si manifestano insieme: non sono “malattie”, ma rappresentano i più importanti fattori di rischio per lo sviluppo di malattie cardio e cerebrovascolari, come infarto o ictus. In caso di frequenti mal di testa (specie al mattino), stordimento e vertigini, ronzii nelle orecchie, alterazioni della vista (visione nera, o presenza di puntini luminosi davanti agli occhi), palpitazioni, ricorrenti perdite di sangue dal naso è meglio parlare con un medico, che valuterà la situazione misurando la pressione e, se necessario, prescrivendo un semplice esame del sangue per valutare il colesterolo. «Un corretto stile alimentare e di vita può essere di grande aiuto – dice Merzagora –e nelle donne oltre i 50 anni è molto rilevante prestare attenzione alla circonferenza addominale: una dieta con basso contenuto di grassi, cibi con molte fibre e pochi zuccheri insieme ad attività fisica regolare aiutano ad affrontare gli anni futuri con maggiore salute».

Senso di pressione al centro del petto, dolore alle braccia, sudori freddi

Le malattie cardiovascolari (fra le quali ictus, infarto, angina pectoris, ischemia) costituiscono la prima causa di mortalità femminile dopo i 50 anni. L’ingresso in menopausa e la conseguente perdita della protezione estrogenica espongono le donne a maggiori rischi, ma ancora non si è sviluppata una vera consapevolezza per cui i sintomi (differenti nelle donne rispetto agli uomini) vengono sottovalutati. Con un inevitabile ritardo diagnostico e terapeutico. I campanelli d’allarme da non trascurare sono: senso di pressione al centro del petto; dolore o disagio a una o due braccia, collo, mandibola o schiena; mancanza di respiro con o senza dolore toracico; sudorazione fredda; nausea o vertigini. Come sempre la prevenzione, ha un ruolo cruciale: alimentazione sana e variata, ricca di verdure e frutta; riduzione del consumo di sale; astensione da fumo e alcol; stile di vita attivo e dinamico; controllo regolare del peso, della pressione arteriosa, della glicemia, colesterolemia e trigliceridi.

Da Corriere.it

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