Recensione libri

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Le tre donne di Cartesio, Teresa Moure, Traduzione di Roberta Bovaia, Corbaccio, 2008


02/07/2009

Il Filosofo René Descartes visto attraverso gli occhi dell'universo femminile

Inés Andrade, studentessa di filosofia, mentre è intenta a scrivere la sua tesi di dottorato su Cartesio, ritrova in un baule il fitto carteggio tra due donne: la Regina Cristina di Svezia che ospitò alla sua Corte l’uomo, divenuto amico e compagno di dissertazioni filosofiche, pochi mesi prima della morte e Hélène Jans, guaritrice, levatrice ed erborista da cui Cartesio ebbe un figlio non riconosciuto. Cristina, una volta abdicato al trono e lasciata la Svezia si reca in Olanda per consegnare a Hélène una lettera testamento nella quale, seppure tardivamente, il filosofo le dichiara il suo amore. Le due donne diverse per nascita, formazione e cultura si ritrovano loro malgrado a condividere l’amore (apparentemente) mai corrisposto per il medesimo uomo e nel raccontarsi le vicende della loro vita, danno inizio ad una amicizia dai toni indissolubili. Il filosofo francese René Descartes è il pretesto utilizzato nel romanzo, vincitore del Premio Xerias de Novela nel 2005 e de la Critica nel 2006, per mettere in luce in un’ottica senza dubbio alternativa e personale la ‘storia’ in qualche modo universale, della donna presentata in un caleidoscopio di narrazioni e descrizioni che saltano dal XVII secolo, epoca in cui vissero il filosofo, la sua amante olandese e la regina di Svezia, al XXI secolo, momento del ritrovamento del carteggio. La lettura della condizione femminile può essere fatta proprio attraverso la vita rivoluzionaria delle tre donne che si discostano per il loro modo di essere e di pensare dalle norme e dalle regole imposte dalle convenzioni. Hélène che tenta di affermare il suo sapere, ben lontano da quello puramente razionale promulgato dal filosofo, legato alle conoscenze e ai poteri curativi delle sue erbe e ricette appresi con passione presso la farmacia del padre; Cristina giovane, bisessuale, promiscua e scandalosa per l’epoca che rifiutava l’idea di essere madre e dare un erede alla corona, e che invece si ritrova innamorata di un filosofo brutto, che non crede al sentimento e che la porta a convertirsi al cattolicesimo; Inés che prova a definire ciò che nel pensiero del filosofo era “scientifico” da ciò che no. Il romanzo è una brillante testimonianza, attraverso vari registri testuali – ricette, epistole, estratti, poesie e mail – dell’anelito di indipendenza, di libertà e di ribellione positiva della donna. Tre figure femminili, simbolo ciascuna all’interno del proprio mondo, della volontà e della lotta di autoaffermazione di tutte le donne.

Francesca Morelli ​