Recensione libri

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La parola al paziente. Il consenso informato e il rifiuto delle cure, Sperling & Kupfer, 2008


09/01/2009

​Il consenso informato: la sua funzione ed i suoi principi

Il rispetto della volontà del paziente è il primo baluardo dei diritti di ogni ammalato. Tuttavia perché il paziente possa esprimere consapevolmente le proprie decisioni, occorre che alla base vi sia una buona comunicazione, orientata a stabilire un migliore rapporto medico-paziente, a rispondere alla necessità di ogni individuo ad essere informato sulle alternative terapeutiche, a conoscere in modo completo la diagnosi. Ma soprattutto a quello di vedere accolte le proprie scelte, anche quella estrema di non essere più curato. Un diritto che oggi è confermato e assicurato dal consenso informato, il cui obiettivo è quello di instaurare una sorta di “alleanza terapeutica”, indispensabile sia sul piano umano che su quello scientifico, per raggiungere un negoziato tra medico e paziente basato sulla fiducia. Il consenso informato è però molto più di una autorizzazione a procedere: esso rappresenta da un lato la risposta efficiente a quanto stabilito dalla Carta di Firenze che sancisce che “il tempo dedicato all’informazione, alla comunicazione e alla relazione è tempo di cura” e dall’altro a un modello di rapporto medico paziente che può essere definito ‘della beneficità nella fiducia’. Una relazione quindi che supera sia la concezione “paternalistica”, secondo la quale è il medico a decidere al posto del paziente senza considerare in alcun modo l’autonomia del malato e delle sue scelte, sia l’idea di un rapporto cosiddetto “contrattuale”, nel quale la medicina diventa una professione di servizio ed il medico un fornitore obbligato a soddisfare tutti i desideri e le esigenze di un cliente. Il consenso informato combina invece due concetti etici molto importanti in medicina: l’autonomia e la beneficità che richiedono al medico di agire per il bene del paziente, tenendo conto delle sue preferenze e delle sue scelte. Un aspetto che nella attuale evoluzione sia della scienza medica che della legislazione non si fonda più solo sulla maggiore o minore sensibilità del medico ma si configura soprattutto come un preciso diritto del cittadino nella sua veste di paziente, reso partecipe e responsabilizzato sulle ragioni e sulla fondatezza del percorso terapeutico individuato, secondo scienza e coscienza dal medico. Questo grazie anche ai criteri che strutturano il consenso informato, ovvero quello di specificità, perché riferito a un particolare trattamento; di consapevolezza perché basato su una informazione completa; di condotta onesta secondo il principio positivo di non causare danni, e di libertà, perché espresso responsabilmente dal paziente senza vizi da errore, dolo o violenza. Un libro prezioso nel quale gli autori Maurizio De Tilla, Lucio Militerni e Umberto Veronesi aiutano a dare risposta a tanti quesiti e a comprendere una tematica delicata e ancora dibattuta per la quale ancora non esiste un chiaro quadro normativo che consideri tutti gli aspetti etici, filosofici e religiosi che ruotano attorno al concetto di vita e morte. Un libro che, secondo un percorso di umanizzazione della scienza, mette al centro il paziente. La prima regola della “buona” medicina.

Francesca Morelli