Recensione libri

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Diario di melassa, MariaGiovanna Luini, Edizioni Historica, 2009


21/01/2010

Marcella deve riuscire a sopravvivere. A 35 anni, affermatasi come medico e raggiunta una propria identità come donna e come moglie, riesce a lasciarsi alle spalle un pesante passato: un padre medico ossessionato dall’idea che lei potesse ingrassare, una madre insegnante che non accetta le brillanti capacità di una figlia che già a pochi anni sapeva leggere e scrivere, le attenzioni di un prete che ha macchiato la sua innocenza, un primo matrimonio fallito. Niente. Il suo passato non la ha gratificata di nulla se non del desiderio di colmare quel silenzio, quei soprusi e quella carenza affettiva con il cibo, troppo cibo. E mentre lievita il suo bisogno di calore e di abbracci, così è anche per il suo peso. Fino al momento in cui Marcella prende la sua vita tra le mani, si trasferisce in un piccolo e squallido appartamento della borgata romana e si dedica alla scrittura. Nelle pagine bianche riversa tutto: i suoi incubi, i timori, gli errori e le speranze per poter ricominciare e vivere… Definire l’ultimo impegno letterario di MariaGiovanna Luini un romanzo breve, non gli renderebbe merito. Queste intense pagine sono qualcosa di più; sono un diario dell’anima in cui l’autrice affronta e si misura con temi difficili e delicati – i disturbi alimentari e gli abusi sessuali – con riflessione, a volte penetrando, a volte toccando con guanto di velluto, senza che il peso della drammaticità di eventi vissuti e subiti ne rabbui inesorabilmente le trame. Un diario nel quale, lasciando fluire liberi i ricordi, viene tracciato un percorso di rinascita segnato da amare delusioni di fanciulla, da sentimenti di disistima racchiusi nella solitudine del suo cuore, da incomprensioni familiari, da gelosie e rivalità coi coetanei, da contrasti con il mondo adulto, da una infanzia dal velo innocente squarciato, da riflessioni profonde. Eppure nonostante il dolore e l’acuta amarezza, nonostante la fatica, ogni pensiero e ogni parola è stemperata da una dolcezza che deriva da una concezione positiva della vita alla quale l’autrice concede una speranza, una possibilità di riscatto. E così affiora a poco a poco la parte più vera di Marcella, la sua sensibilità ferita, il suo affamato bisogno di affetto che avvolga e accolga le sue fragilità, la sua certezza di poter ricostruire ciò che il sopruso, il tradimento e la delusione ha logorato e scheggiato. Ed è proprio tra quelle incrinature che l’anima si mette a nudo, che affonda nelle sue radici, che conosce, sperimenta ed elabora il dolore. Che si guarda allo specchio, dimentica degli antichi spettri, per potere aprirsi e aspirare alla vita. Quasi, inspiegabilmente, con disincanto.


Francesca Morelli​