Interviste

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La tavola per i più piccoli.


05/03/2009

Due chiacchiere con Gian Vincenzo Zuccotti ​

Quale alimentazione offrire ai nostri figli? Ne abbiamo parlato con il Professor Gian Vincenzo Zuccotti, dell’Ospedale Luigi Sacco di Milano

1. Professor Zuccotti, l’alimentazione sana è una delle premesse per assicurarsi un buono stato di salute. La prevenzione non è quindi una acquisizione ma deve cominciare fin dalla pancia della mamma. Quale dieta perseguire per iniziare fin da questo momento a proteggere il feto?
Un intervento preventivo deve iniziare precocemente, già durante la vita intrauterina. La dieta della mamma deve essere varia, equilibrata e contemplare tutte le categorie di alimenti. Un alimento particolarmente importante per il feto è costituito dal pesce, in particolare quello ricco di acidi grassi polinsaturi omega 3, come l’acido docosaesaenoico che ha un effetto molto importante sullo sviluppo delle membrane cellulari del sistema nervoso, contenuto nel salmone, tonno, sgombri, sarde e sardine ma anche trota, orata e branzino.

2. Durante lo svezzamento e dopo questa fase, che alimentazione scegliere per il proprio bambino?
Dopo i primi mesi di vita il latte materno da solo diventa insufficiente a coprire i fabbisogni nutrizionali del bambino ed è pertanto necessario integrare l’alimentazione lattea con cibi solidi. La prima pappa, introdotta tra il quarto e il sesto mese di vita in base alle indicazioni del proprio pediatra deve essere a base di brodo vegetale, verdure passate (patata, carota, zucchina), cereali senza glutine, carne omogeneizzata, olio e grana cui associare la frutta (mela, pera, banana). Progressivamente verranno introdotti il formaggio, i cereali contenenti glutine, il pesce, l’uovo, i legumi, oltre a nuovi tipi di frutta e verdura.

3. E’ meglio optare, per l’alimentazione del bambino, per cibi da agricoltura biologica?
Gli alimenti dell’industria per il divezzamento sono soggetti a rigorosi standard di sicurezza e pertanto rispondono per definizione al requisito di “biologico”.

4. Si sa che da piccoli i bambini rifiutano frutta e verdura. Come abituarli ad una alimentazione “sana”?
Come per ogni intervento educativo l’esempio che viene dato dai familiari, genitori i primis, è fondamentale. Se il bambino consuma i pasti insieme ai genitori e vede che frutta e verdura sono sempre presenti in tavola e consumati regolarmente e con varietà farà altrettanto; per superare le diffidenze dei bambini più selettivi si può ad esempio associare la verdura al primo piatto o al secondo: pasta e zucchine, carne alla pizzaiola, frittata con spinaci, pasta e broccoli…

5. E’ sufficiente una buona alimentazione o occorre anche nel bambino affiancarla ad uno stile di vita sano, ad esempio ad attività fisica?
L’alimentazione fa parte dello stile di vita che deve tenere conto anche e soprattutto dell’attività fisica, intesa come “non sedentarietà”: l’attività sportiva organizzata è importante ma solo se inserita in uno stile di vita “attivo”. Ciò significa ancora una volta dare il buon esempio dimostrandosi dinamici, camminare e giocare all’aperto con i figli nel tempo libero, oltre a fare scelte quotidiane utili come andare a scuola a piedi, fare le scale al posto di prendere l’ascensore.

6. Come mai negli ultimi anni, specie nei bambini, si è registrato un crescente aumento dell’obesità?
L’obesità ha raggiunto proporzioni epidemiche non solo negli Stati Uniti ma anche in Italia, che vanta il primato negativo europeo, con una prevalenza del 13% fra 9 ed 11 anni. L’eccesso di peso compare quando l’assunzione calorica supera la spesa energetica quotidiana e nei paesi industrializzati la larga disponibilità di cibo si associa a modelli di comportamento scorretti come sedentarietà, largo uso e spesso abuso di televisione e videogiochi.

7. Quali problematiche può ingenerare l’obesità infantile in età adulta?
Il bambino obeso ha un rischio elevato di diventare un adulto obeso con le patologie croniche degenerative ad essa correlate: aterosclerosi, ipertensione, diabete. Ma non vanno dimenticate le conseguenze dell’obesità anche in età infantile: problemi psicologici, ortopedici, a carico delle vie respiratorie superiori ed inferiori.

8. Quanto è importante la quantità di nutrienti e quanto la qualità?
La dieta corretta deve tenere conto principalmente della variabilità: una dieta variata, con frutta e verdura, proteine vegetali, pesce, facilmente sarà normocalorica e quindi non avrà bisogno di indicazioni quantitative. Solo per alcuni alimenti particolarmente calorici, o presenti in modo eccessivo, può essere utile dare delle indicazioni di massima sulle porzioni corrette.

9. E’ possibile fare una scelta “qualitativa” degli alimenti che costituiscono la dieta di grandi e piccoli?
Il modello qualitativo a cui ispirarsi in tutte le epoche della vita è rappresentato dalla nostra tradizione, cioè dalla dieta mediterranea, ricca di cereali non raffinati, di grassi insaturi e proteine vegetali, fibre e antiossidanti. Bisogna consigliare l’assunzione di pane, pasta ed altri cereali (farro, orzo, avena) meglio se integrali, di frutta e verdura (almeno 5 porzioni al giorno), di legumi da alternare a carne ed insaccati, di pesce ricco dei già citati acidi grassi a lunga catena, di latte e yogurt fonte di calcio; per condire preferire olio di oliva extravergine.

10. Sono sempre più presenti nella popolazione giovane intolleranze alimentari. A che cosa è dovuto questo fenomeno?
L’aumento di incidenza di allergie e intolleranze alimentare è dovuto certamente ad una maggior attenzione delle famiglie e degli stessi pediatri al problema, con conseguente aumento delle diagnosi. Altre cause sono da ricercarsi nel maggior consumo di prodotti provenienti da tutti i continenti, che espongono anche i bambini a nuove molecole allergizzanti, all’utilizzo estensivo di additivi alimentari come coloranti e conservanti. Un’ipotesi che si sta facendo strada è quella che collega l’aumento della patologia allergica alla ritardata introduzione di alimenti considerati in modo inappropriato particolarmente allergizzanti.

11. A quali test occorre sottoporsi per determinare una intolleranza alimentare?
E’ necessario far riferimento al pediatra che, in base alla sintomatologia presentata, proporrà gli strumenti diagnostici più appropriati. Nel sospetto di allergia alimentare ad esempio sono disponibili i test cutanei, oppure la ricerca degli anticorpi presenti nel sangue contro gli specifici allergeni. Test particolari possono essere usati per la diagnosi dell’intolleranza al lattosio o della malattia celiaca.

12. Si dice che “L’uomo sia ciò che mangia”. Lei è d’accordo con questa affermazione?
Non penso che una persona sia esclusivamente quello che mangia, ma sicuramente l’alimentazione riveste un ruolo fondamentale nello sviluppo dell’individuo e nel mantenimento del suo benessere psicofisico.

Francesca Morelli