Interviste

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Le arterie: la nostra rete idrica.


12/02/2009

Intervista a Carlo Antona ​

Le arterie: la loro funzione ed i disturbi. Intervista al Dottor Carlo Antona, Cardiochirurgo all’Ospedale Luigi Sacco di Milano

1. Dottor Antona, che ruolo svolgono le arterie nel nostro corpo?
Le arterie possono essere paragonate alla rete idrica del nostro corpo. Sono fondamentali per garantire a tutto l’organismo l’irrorazione sanguigna e la necessaria ossigenazione dei tessuti.

2. Una visita specialistica è sufficiente per diagnosticare una malattia arteriosa?
Una visita specialista vascolare costituisce un buon orientamento alla diagnosi, ma eccetto in caso di alterazioni evidenti anche all’esame obiettivo del paziente, la lente di ingrandimento sulle malattie vascolari è costituita da esami specifici che si differenziano a seconda dei sintomi presentati.

3. Quali esami strumentali possono aiutare a confermare la diagnosi?
Si tratta nella maggior parte dei casi di esami non invasivi. A seconda delle manifestazioni e dei sintomi si ricorre all’ecocolordoppler, un esame non dannoso in quanto utilizza ultrasuoni e non radiazioni, che consente di misurare lo spessore delle pareti arteriose e il flusso del sangue che vi scorre, evidenziando la presenza di ostruzioni e di eventuali placche aderenti alla pareti arteriose. L’angiotac invece permette di effettuare un’esplorazione più precisa delle dimensioni dei vasi aneurismatici o trombotici. Sono quindi visibili le arterie, sia normali che quelle che sono sede di un processo degenerativo(placche). Non ultimo l’arteriografia, un esame radiografico che aiuta a visualizzare, grazie ad un mezzo di contrasto, il vaso sanguigno lungo tutto il suo decorso localizzando il punto dove l’arteria si restringe, è chiusa o si dilata. L’ecocolordoppler è utile se ad essere interessati sono gli arti inferiori o i tronchi sovraortici, mentre l’angiotac o l’arteriografia sono necessari nel caso in cui siano invece coinvolte le arterie addominali, l’aorta o il cuore.

4. Le malattie arteriose si manifestano in due forme. Quali sono?
Le forme più comuni sono entrambe di tipo degenerativo. Abbiamo in particolare manifestazioni di tipo occlusivo (placche arteriosclerotiche) nelle quali si assiste a un restringimento del lume dell’arteria e manifestazioni di tipo dilatativo dove, viceversa, l’arteria perde la sua forma originale. In questo secondo caso si può avere un disturbo dovuto alla dilatazione con la compressione di organi vicini, ad esempio un mal di schiena potrebbe essere motivato dalla dilatazione dell’aorta addominale per un aneurisma. In altri casi il sangue, passando nel tratto dilatato, perde parte della sua forza, dando origine a varie forme di ischemia Entrambe le manifestazioni, pur nella loro diversità, vanno affrontate in maniera seria.

5. L’aterosclerosi rappresenta la causa più frequente. Come si manifesta?
L’aterosclerosi è caratterizzata dalla formazione di depositi di lipidi (grassi) e tessuto fibroso, a volte anche calcifico, sulle pareti interne delle arterie che causano la riduzione del vaso sanguigno e del flusso del sangue. Una delle manifestazioni più tipiche dell’aterosclerosi è il disturbo ischemico agli arti inferiori che va a compromettere la normale capacità di deambulazione, costringendo chi ne è affetto a fermarsi dopo brevissimi tratti di cammino, 50-100 metri, a causa di una quantità di sangue non sufficiente ad irrorare ed ossigenare il muscolo che risponde con spasmi e dolore. Il rimedio è dunque una sosta, che permette al sangue di riprende a scorrere e alla persona a camminare. Ma, purtroppo, è un beneficio solo temporaneo perché dopo un altro breve tratto di strada la sintomatologia si ripresenta con la necessità di una nuova pausa. Questa è la ragione per cui l’aterosclerosi agli arti inferiori viene soprannominata “malattia delle vetrine”. Ma non è l’unico organo ad esserne interessato. Ne possono essere colpite anche la arterie carotidee interne (testa) con sofferenze da lievi e senza esiti, ma non banali, come nel caso di attacchi ischemici transitori, fino a manifestazioni più serie e drammatiche, l’ictus ischemico ad esempio, nel quale si assiste ad una paresi di un lato del corpo. O ancora, quando ad essere coinvolte sono le arterie coronariche, si possono avere ischemie cardiache che si annunciano con dolori oppressivi localizzati al centro del petto con una durata variabile da passeggera, nell’angina, a prolungata nell’infarto dove si verifica la morte di parte del muscolo cardiaco.

6. I batteri possono avere un’influenza nella malattie arteriose?
No, i batteri in genere non sono un fattore di rischio per lo sviluppo delle malattie arteriose ma invece possono determinare una sovrainfezione batterica in caso di gravi patologie o di stadio avanzato di malattia.

7. E traumi violenti possono danneggiare le arterie?
Certamente. Traumi violenti al torace, come in caso di incidenti stradali senza cintura o eventi acuti, possono danneggiare le arterie, in particolare l’aorta toracica, sfiancandola e provocando un aneurisma o una parziale rottura dell’aorta. Inoltre possono verificarsi traumi diretti alle arterie, come le lesioni da taglio, che possono essere anche molto gravi.

8. Quali sono quindi i principali distretti colpiti da malattie arteriose e quali i sintomi caratteristici?
I principali distretti colpiti sono gli arti inferiori con dolore alla deambulazione e distrofismo; le carotidi, il distretto coronarico con ischemia miocardica e infarto e l’aorta addominale o toracica con la formazione di aneurismi.

9. Quando queste patologie sono curabili con la sola terapia farmacologica?
La cura farmacologica è attuabile nelle fasi iniziali della malattia, quando cioè non vi è un rischio imminente di trombosi o di rottura dell’aorta. Non si tratta tuttavia di soluzioni risolutive ma di un mezzo che aiuta a controllare meglio il percorso della malattia. I trattamenti terapeutici si differenziano a seconda dei distretti interessati e della storia clinica del paziente. Si va dall’utilizzo di vasodilatatori, farmaci che contribuiscono a dilatare i vasi sanguigni, a antiaggreganti piastrinici e anti coagulanti che prevengono la formazione di trombi o coaguli. Ma un aspetto fondamentale della terapia è combattere le cause che hanno contribuito a determinarla: quindi farmaci ipocolesterolemizzanti, utili a tenere basso il livello di colesterolo nel sangue e antidiabetici in quanto il diabete ha la caratteristica di accelerare la formazione dell’aterosclerosi.

10. Quando invece si rende necessaria la chirurgia?
Si ricorre alla chirurgia nei casi in cui sia necessario ripristinare il flusso sanguigno in una parete arteriosa che sta per chiudersi oppure che può rompersi per una eccessiva dilatazione. Oggi il chirurgo può disporre di una molteplicità di metodiche e può scegliere tra un intervento endovascolare o chirurgico oppure una commistione dei due.

11. Quali sono le modalità di intervento?
Sono possibili diverse soluzioni. Si possono eseguire interventi di angioplastica con il rimodellamento del vaso sanguigno, grazie all’inserimento all’interno dell’arteria malata di un palloncino Molto spesso, dopo aver dilatato l’arteria, si applica uno stent, ossia una sorta di retina metallica fissa che tiene aperto il vaso. È una tecnica molto utilizzata sugli arti inferiori e le arterie coronariche e, più di recente, sulle carotidi. . Infine una ulteriore opzione è costituita da un intervento di disobliterazione dove l’arteria viene scoperta chirurgicamente con la rimozione della placca, oppure il Bypass, con il quale si va a “saltare il tratto di arteria obliterato mediante l’innesto di una protesi.

12. In caso di aneurisma, invece, quali sono le possibilità terapeutiche oggi disponibili?
In caso di aneurisma occorre invece creare un percorso alternativo al flusso del sangue incanalandolo all’interno di una protesi affinché il tratto dilatato non sia più sottoposto a stress pressorio, o provvedere a un intervento sostitutivo nel quale la parete dilatata dell’arteria viene resecata e sostituita con una protesi tubulare sintetica con la quale si ricostituisce la continuità del vaso. Anche per l’aneurisma sono diverse le tecniche chirurgiche. È possibile effettuare la tecnica di resezione e sostituzione chirurgica, oppure, quando indicato, utilizzare una tecnica endovascolare mediante catetere per il posizionamento di una protesi, chiamata endoprotesi, all’interno dell’aneurisma. In casi particolari, come negli aneurismi che interessano piccoli vasi sanguigni, viene effettuata l’embolizzazione che consiste nell’inserimento di piccole spirali che provocano la trombosi e la chiusura dell’aneurisma.

13. E’ possibile prevenire le malattie arteriose?
I fattori di rischio sono svariati ma alcuni di essi possono essere tenuti sotto controllo. Uno stile di vita corretto è certamente la migliore prevenzione. Occorrerebbe rinunciare al fumo, in quanto la nicotina accelera il ritmo del cuore e agisce come vasocostrittore, optare per una dieta priva o con un ridotto consumo di prodotti di origine animale, come i formaggi, e di grassi. È bene poi svolgere regolare attività fisica che aiuta a combattere anche l’eccesso di peso. E, in caso di necessità e sotto consiglio medico, si potrà intraprendere una terapia con farmaci anti-ipertensivi e antipercolesterolemici o anti aggreganti piastrinici.

Francesca Morelli