Interviste

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Proteggiamo l'ovaio dalle cisti.


05/02/2009

​Intervista a Angelo Cagnacci

Le cisti funzionali all’ovaio sono un disturbo frequente, anche in donne di giovane età. Ne abbiamo parlato con il Professor Angelo Cagnacci dell’Università di Modena e Reggio Emilia

1. Professor Cagnacci, è più corretto parlare di cisti dell’ovaio o di sindrome dell’ovaio policistico?
Entrambi i termini sono corretti. Si parla di cisti dell’ovaio quando in donne in età evolutiva, puberale o matura si riscontra la presenza di un’unica formazione, generalmente funzionale. Le più diffuse sono le cisti follicolari che insorgono a causa del mancato scoppio del follicolo che non giungendo a maturazione non dà avvio al processo dell’ovulazione, o le cisti luteali localizzate nel corpo luteo, e caratterizzate da emorragia interna. Le cisti ovariche sono una patologia piuttosto comune e nella maggior parte dei casi risultano benigne e prive di complicazioni, scomparendo spontaneamente in breve tempo. La sindrome dell’ovaio policistico, invece, si manifesta con tante piccole cisti posizionate sulla parete corticale (la parte esterna) dell’ovulo. Si tratta di follicoli, prodotti in sovrabbondanza, che invece che venire riassorbiti completamente restano nell’ovaio bloccati a vari stadi di maturazione, con una tipica disposizione radiale periferica e con una ampia porzione centrale dell’ovaio libera da cisti.

2. Che cosa succede, rispetto ad un ciclo mestruale normale, quando vi è la presenza di cisti?
In caso di cisti si potrà riscontrare l’assenza o l’allungamento del ciclo mestruale, una ovulazione eccessiva o perdite ematiche, mentre nella sindrome dell’ovaio policistico si assiste di norma a una oligomenorrea, ossia a un ciclo mestruale poco frequente che si ripresenta ogni 40-50 giorni circa.

3. Quali sono gli esami diagnostici da eseguire per la conferma della presenza di cisti ovariche?
Una visita ginecologica ed una ecografia sono gli esami necessari. In molti casi l’ecografia è in grado di stabilire i caratteri di benignità della cisti, mentre altre volte occorrono indagini più approfondite. Con l’esame ecografico è importante distinguere l’ovaio multifollicolare dalla policistosi ovarica dove le formazioni sono concentrate nella zona periferica dell’ovaio a corona radiata, e sono associate ad un ingrandimento della parte stremale centrale dell’ovaio. Il quadro diagnostico della policistosi va completato con l’anamnesi della paziente, una visita ginecologica nel corso della quale si possono evidenziare segni di iperandrogenismo e con esami ormonali per valutare la produzione di ormoni maschili.

4. Quale fascia di età è maggiormente colpita da questa patologia?
L’età giovanile. La policistosi ovarica è più facilmente diagnosticata nel periodo perimenaracale con un miglioramento della sindrome mano a mano che si allontana dalla pubertà.

5. Alla base del disturbo può esserci una predisposizione genetica?
Per la policistosi ovarica si. E’ stata documentata una condizione di familiarità anche se tuttora non è noto quale sia il meccanismo di trasmissione ereditaria. La causa più probabile pare essere correlabile all’interazione di geni specifici che interferiscono con la sintesi di ormoni maschili o che agiscono nel determinare una insulino-resistenza. Donne con sindrome dell’oavaio policistico sono a maggiore rischio di sviluppare obesità, diabete di tipo II e patologia cardiovascolare. Un elevato indice di massa corporea è una condizione determinante per il manifestarsi dei sintomi e dei segni della sindrome.

6. Quali sono le manifestazioni più classiche di un ovaio policistico?
Le alterazioni ormonali tipiche della policistosi sono in gran parte dovute all’eccesso di ormoni maschili, responsabili della comparsa di diversi disturbi: anovularità, mestruazioni irregolari o assenza del ciclo; seborrea con pelle e capelli grassi; perdita di capelli; aumento del numero e della lunghezza dei peli superflui, soprattutto sul viso, intorno ai capezzoli e attorno all’ombelico; acne; eccesso di peso e aumento del grasso viscerale, localizzato nella regione dell’addome.

7. Ed i disturbi più comuni correlati a questa sindrome?
I maggiori disturbi sono proprio riferibili ad una irregolarità mestruale, la cui conseguenza potrebbe essere anche una oligomenorrea, ossia mestruazioni poco abbondanti o periodi di amenorrea con totale assenza del ciclo.
8. Le cisti ovariche possono influenzare la fertilità?
Non nel caso di cisti follicolari o luteali. La policistosi, caratterizzata invece da una anovularità cronica, può rendere difficile il concepimento spontaneo a cui si può porre rimedio con l’aiuto di cure specifiche. La sindrome riduce quindi la fertilità ma non causa sterilità.

9. La presenza di cisti comporta rischi maggiori in menopausa?
La policistosi ovarica non è causa di una menopausa più precoce ma può invece avere effetti negativi sul metabolismo dei grassi con un aumento del colesterolo totale e del colesterolo cattivo (LDL) a svantaggio di quello buono (HDL) e sulla produzione di insulina. Si assiste infatti ad un maggior rischio di sviluppare diabete di tipo II e malattie cardiovascolari. Si ha anche tendenza a ingrassare perché il consumo di energie si riduce e si fatica a perdere peso pur facendo attenzione alla tavola. Il rischio di osteoporosi invece non sembra aumentato. L’amenorrea che talvolta si associa alla policistosi non induce infatti una perdita di massa ossea, come avviene in altri casi di amenorrea legate ad altre patologie, perché l’eccesso di ormoni maschili prodotti dall’ovaio protegge l’osso.

10. Quali sono oggi le cure per le cisti ovariche?
In presenza di una cisti ovarica occorre innanzi tutto stabilirne i caratteri di benignità. Una volta accertato questo, in caso di cisti follicolari o luteali, queste sono tenute sotto controllo valutando un loro riassorbimento spontaneo. Altre volte è necessario asportare le cisti, con interventi generalmente eseguiti in laparoscopia. L’uso di contraccettivi ormonali non sembra favorire la scomparsa delle cisti funzionali, tuttavia queste si manifestano meno frequentemente in utilizzatrici di contraccettivi ormonali. In caso di policistosi ovarica, il primo passo è quello di cercare di regolarizzare il ciclo con contraccettivi orali che bloccano lo stimolo sull’ovaio e riducono i livelli circolanti di androgeni. Occorre poi intervenire sui meccanismi che possono ingenerare la sindrome dell’ovaio policistico riducendo l’insulino-resistenza limitando l’assunzione di zuccheri nella dieta e somministrando antidiabetici orali che riducono lo stimolo dei fattori di crescita sull’ovaio. In caso di desiderio di maternità verrà stimolata e migliorata l’ovulazione con farmaci induttori dell’ovulazione.

Francesca Morelli