Interviste
Vene varicose: origine, manifestazioni e trattamenti
10/05/2010
Marco Floriani
1. Dottor Floriani, che cosa sono le vene varicose e quando si presentano?
Le vene varicose sono vene che hanno perso il loro normale tono e che si presentano perciò permanentemente ingrossate, tortuose e con tipici ''nodi''. La causa della loro formazione va per lo più ricercata nel mal funzionamento di particolari ''valvole'' situate all'interno delle vene degli arti inferiori, che servono per facilitare il ritorno del sangue al cuore. Infatti mentre il transito del sangue dal cuore alla periferia, attraverso le arterie, è garantito prevalentemente dall’azione di pompa del cuore, per ritornare al cuore il sangue deve vincere la forza di gravità e lo sforzo maggiore in tal senso è sostenuto dai muscoli del polpaccio e dal meccanismo della respirazione (effetto sifone). Le valvole situate all’interno delle vene, quando sono continenti e quindi efficienti, garantiscono la progressione del sangue verso l’alto; quando invece sono danneggiate e quindi incontinenti, favoriscono la formazione di reflussi di sangue dall’alto verso il basso. Le varici degli arti inferiori si presentano maggiormente a livello delle vene safene, la grande (che decorre per tutto l’arto lungo la faccia mediale dello stesso e confluisce nella vena femorale all’inguine) e la piccola (che decorre lungo la faccia posteriore della gamba per confluire nella vena poplitea dietro al ginocchio). E’ il reflusso di sangue che va ad ingorgare le vene afferenti alla safena malata, a renderle gonfie, tese e tortuose ed è ciò che chiamiamo varici..
2. Esistono fattori che predispongono alle vene varicose?
Sì; l'età, il sesso femminile, la sedentarietà, l'eccesso di peso, degli ormoni estrogeni e progestinici, la familiarità, la gravidanza, i cicli mestruali o professioni che richiedono una lunga permanenza giornaliera in piedi, sono alcune delle condizioni che favoriscono la formazione delle vene varicose.
2. Come si manifestano? E quando il problema diventa meritevole di attenzione?
La comparsa di sottili linee blu che delineano le vene sotto la cute è uno dei primi segnali dello sviluppo delle varici. Nelle forme più gravi, possono apparire come veri e propri raggruppamenti di vasi visibilmente dilatati, tortuosi e bluastri. Lo stadio di sviluppo delle varici è spesso determinato dall’età e dal sesso, che condiziona anche l’attenzione che si presta alle vene varicose. Infatti generalmente gli uomini e le donne più anziane si rivolgono al medico quando i sintomi cominciano a diventare fastidiosi con tendenza addirittura all'aggravamento, mentre le donne più giovani per le quali l'aspetto delle gambe è molto più importante, richiedono spesso il trattamento delle varici per ragioni estetiche prima ancora della comparsa dei sintomi.
3. Quali sono i maggiori disturbi correlati alle vene varicose?
Il gonfiore alle caviglie, pesantezza, dolori, tensione, prurito, formicolio, crampi alle gambe, e nelle forme più gravi, problemi alla pelle come ulcere, eczemi e/o complicazioni quali varicoflebiti, trombosi ed emorragie.
4. Come comportarsi in presenza di vene varicose?
Chi soffre di vene varicose sa che anche piccoli accorgimenti possono essere utili per alleviarne i disturbi. Ad esempio, se si svolgono attività che costringono a stare molto tempo in piedi ed in modo statico (come ad esempio stirare), può essere opportuno sollevarsi spesso sulle punte dei piedi per facilitare la risalita del sangue dalla gamba verso il cuore, così come è bene non restare a lungo seduti con le gambe a penzoloni o, in caso di lunghi viaggi e specie in auto, sostare almeno ogni ora per fare una breve passeggiata. Maggiore attenzione va riservata durante il periodo estivo quando le gambe vanno esposte al calore e al sole con moderazione. Un vantaggio lo si può avere dalle camminate in acqua di mare immersi fino al bacino o dalle nuotate, evitando invece di passeggiare sulla battigia facendosi schiaffeggiare le caviglie e le gambe dalle onde. Occorre rinunciare a indumenti stretti e a costrizioni con giarrettiere, elastici e gambaletti che ostacolano la risalita del sangue, mentre portano beneficio le calze elastiche a compressione graduata che andrebbero indossate con regolarità durante la giornata ovviamente qualora il clima lo consenta. Le donne dovrebbero altresì fare attenzione alle scarpe, non usando tacchi troppo alti o troppo bassi: infatti in ambedue i casi manca l'effetto pompa della pianta del piede e la circolazione delle gambe ne risentirebbe. Qualche consiglio anche per le abitudini quotidiane: è bene preferire la doccia al bagno perché più difficilmente l'acqua calda corrente provoca vasodilatazione, così come è utile quando si è sdraiati tenere le gambe sollevate di qualche centimetro rispetto al cuore; e, soprattutto, occorre evitare di fumare e di bere alcolici poiché questi riducono la funzionalità circolatoria.
5. Quali sono i segnali cui fare attenzione?
Sarebbe bene che si rivolgessero ad uno specialista tutte le persone adulte che hanno una famigliarità per varici, indipendentemente dalla presenza o meno delle stesse; una valutazione clinica accurata ed un eventuale ecocolordoppler potrebbero infatti rivelare una situazione patologica pre-clinica meritevole di attenzione o di trattamento profilattico. A maggior ragione, è d’obbligo farsi vedere dallo specialista qualora compaiano varicosità anche modeste o in caso di prurito alla caviglia o di una colorazione brunastra della zona con la pelle che tende a fessurarsi; in presenza dei tipici sintomi di una flebite (dolore, rossore, gonfiore, prurito) o se il dolore alla gamba con varici si fa persistente e fastidioso la consulenza ovviamente si impone.
6. Qual è la tecnica tradizionale per l’asportazione delle vene varicose?
Oggi sono diverse le tecniche di intervento sulle vene varicose. Quando queste sono la conseguenza di una malattia della safena, la safenectomia resta il tipo di intervento utilizzato con maggior frequenza e consiste nell’asportazione chirurgica della vena safena stessa mediante un intervento di stripping. Si pratica cioè un’incisione a livello inguinale per isolare, legare e sezionare la safena, che verrà poi fatta fuoriuscire sotto il ginocchio o alla caviglia attraverso un’altra piccola incisione. È un intervento che comporta un certo grado di traumatismo dei tessuti e la frequente comparsa di ematomi, prevalentemente sulla coscia con un postoperatorio caratterizzato da dolore, peraltro di modesta entità. La flebectomia secondo Muller viene invece utilizzata per eliminare le varici non di derivazione safenica o dopo la safenectomia per eliminare le rimanenti varici. La terapia sclerosante viene invece riservata dai più ai casi in cui si è già intervenuti chirurgicamente ed occorre eliminare le varici residue, oppure quando non vi siano problemi a monte della vena da trattare. E' comunque importante che, qualunque sia la tecnica utilizzata, sia rispettata quanto più possibile l'estetica poiché a soffrire di vene varicose sono soprattutto le donne.
7. Una donna che ha problemi di cicatrizzazione e formazione di cheloidi, deve rinunciare all’asportazione delle varici?
Assolutamente no. Da qualche tempo esiste una tecnica chiamata fotocoagulazione laser endovasale (Evlt o, nella versione più recente, ELVeS Painless), una rivoluzionaria procedura mini-invasiva, eseguibile in regime ambulatoriale ed in anestesia locale, che non lascia cicatrici e consente l’immediato rientro a casa senza dolore e senza ematomi. Studi recentissimi pubblicati su riviste scientifiche internazionali hanno addirittura dimostrato la superiorità della tecnica laser sulla safenectomia anche per quel che riguarda i risultati a distanza. Negli USA, l’80% dei pazienti portatori di varici safeniche viene oggi trattato così. Personalmente, io eseguo ormai da anni quasi esclusivamente il trattamento laser. Al momento, purtroppo, sono ancora pochi i centri italiani presso i quali sia possibile avvalersi di questa tecnologia.
8. Ci sono controindicazioni a questa tecnica?
Se l’operatore è dotato della necessaria esperienza e dei mezzi tecnici idonei, tutti i pazienti candidabili alla safenectomia possono oggi venir trattati con la fotocoagulazione laser.
9. In che cosa consiste questo intervento al laser?
Il cosiddetto “mappaggio” ecocolordoppler della safena (ovvero la definizione ecografica dello stato e del decorso della safena così come del flusso in essa presente) rappresenta la prima fase dell’intervento. Individuato il punto di ingresso ottimale (generalmente a livello della piega del ginocchio), si introduce in safena un catetere che ha al suo interno la fibra laser. Questa viene portata sotto guida ecografica a 15mm circa dalla confluenza safeno-femorale (o poplitea nel caso della piccola safena). Praticata l’anestesia locale a bassissima concentrazione lungo la safena, si attiva il laser e si retrae lentamente la fibra, causando così la chiusura della safena stessa. Tale vena non viene quindi asportata, ma ostruita dall’interno, rendendo così impossibile il reflusso del sangue dall’alto verso il basso. Il sangue a questo punto raggiungerà il circolo profondo attraverso le vie collaterali già esistenti, ma contrariamente a prima non refluirà più in basso lungo la safena in quanto…questa porta è chiusa!
10. Questo tipo di intervento è ben tollerato?
Superati i tempi “eroici” (dieci anni fa), non sono state più riportate complicanze gravi conseguenti al trattamento laser della safena. Come ogni intervento, anche questo può occasionalmente determinare effetti collaterali minori ed in genere transitori. Ricordiamo tra questi la comparsa sulla pelle di una stria più scura lungo il decorso della vena trattata (quando questa è particolarmente superficiale), oppure il manifestarsi di disturbi della sensibilità alla parte bassa della gamba quando si interviene sulla piccola safena (per la presenza di un nervetto ad essa contiguo). In mani esperte la percentuale di complicanze minori, che di solito si autoestinguono nell’arco di pochi mesi, è comunque inferiore al 2-3% (percentuale molto più bassa di quella propria della safenactomia).
7. Dopo quanto tempo si cominciano a vedere i risultati ‘estetici’?
Dopo una settimana si potrebbe notare ancora un’area arrossata nel punto di introduzione della fibra ottica, ma al massimo entro due mesi qualsiasi segno lasciato dall’intervento sarà completamente sparito.
Francesca Morelli



