Interviste
La prevenzione oncologica
28/06/2010
Andrea Martoni
1. Dottor Martoni, cosa si intende per prevenzione primaria, secondaria e terziaria?
Molte delle neoplasie maligne sembrano essere correlate all’esposizione a fattori ambientali o comportamentali personali. È da questo dato di fatto che è nato l’impegno di sviluppare strategie di intervento per la prevenzione in oncologia, sia nella popolazione generale che in gruppi ad alto rischio. Gli interventi preventivi possono essere distinti in prevenzione primaria, secondaria e terziaria. La primaria è rivolta a soggetti sani e consiste nel ridurre l’esposizione a fattori eziologici specifici che possono causare danni genetici che conducono allo sviluppo di cellule tumorali. È senz’altro la prevenzione più difficile da attuare poiché richiede un impegno dell’individuo a modificare alcune delle abitudini personali e degli atteggiamenti culturali quali eliminare il tabacco, diminuire il consumo di alcool, modificare il regime dietetico, usare protezioni nell’attività sessuale, limitare l’esposizione al sole utilizzando schermi protettivi adeguati ed evitare l’esposizione professionale ad agenti notoriamente cancerogeni (asbesto e amine). La prevenzione secondaria invece mira a diagnosticare la malattia in una fase precoce, aumentando così le possibilità di guarigione e può essere attuata attraverso due strategie: la diagnosi tempestiva che comporta una vigile attenzione sui sintomi iniziali della malattia o lo screening di massa indirizzato alla scoperta di malattia in pazienti asintomatici. La prevenzione terziaria in oncologia, infine, si basa su interventi che mirano a ridurre l’incidenza delle cosiddette recidive (o ricadute) dopo che la malattia è stata curata con la chirurgia, la radioterapia o la chemioterapia (o tutte e tre insieme). Essa abbraccia anche il campo della terapia adiuvante (chemioterapia, radioterapia e trattamenti ormonali), che prolunga gli intervalli di tempo senza malattia e aumenta la sopravvivenza in molti tipi di tumore come quello del seno e del del colon. Sempre alla prevenzione terziaria vanno ascritti anche quegli interventi atti a ridurre la gravità e le complicazioni indotte dalle stesse malattie o dal loro trattamento, come possono essere i trattamenti di riabilitazione.
2. Ha parlato di possibilità di sottoporsi a screening. In quali tipi di tumore è possibile e come accedervi?
Ad oggi solo il tumore del seno, del collo dell’utero e del colon-retto si prestano a campagne si screening attuate rispettivamente con mammografia, Pap test e ricerca del sangue occulto nelle feci. Queste campagne sono attive nelle principali città del territorio e ad esse di accede di diritto. È la stessa ASL territoriale che invita il paziente, inviando una lettera, ad entrare a fare parte del programma. Per la mammella viene già indicato un appuntamento presso una struttura accreditata, con possibilità per la paziente di modificarlo. Per il colon retto è sufficiente recarsi in farmacia con la lettera della ASL dove si riceverà un contenitore nel quale va raccolto un piccolo campione di feci da riconsegnare alla stessa farmacia. In entrambi i casi l’esito degli esami arriverà al domicilio, tramite lettera se è negativo e via telefono se invece sono richiesti ulteriori approfondimenti.
3. Come comportarsi per fare buona prevenzione?
Oltre ad attenersi ad elementari norme igieniche e ad uno stile di vita sano, è indispensabile non trascurare segni e sintomi che possono correlarsi alla presenza di tumori ancora in fase iniziale, riassunti in dodici capisaldi messi a punto dalla comunità scientifica europea.
4. Ce li può elencare brevemente?
Molti di essi si correlano allo stile di vita. Ad esempio non fumare o smettere di farlo. Se non si arrivasse a tanto, è bene non fumare in presenza di non fumatori; poi si consiglia di evitare l’obesità; di fare ogni giorno attività fisica; di mangiare quotidianamente frutta fresca e verdura di stagione; di limitare il consumo di alimenti contenenti grassi di origine animale; di moderare il consumo di alcolici qualunque essi siano a non più di due bicchieri se si è uomo e non più di uno se si è donna. Vi sono indicazioni anche a un buon comportamento verso agenti di rischio esterni, quali prestare attenzione all’eccesiva esposizione al sole, avendo cura di proteggere bambini e adolescenti e le pelli che hanno particolare tendenza a scottarsi; osservare scrupolosamente le raccomandazioni per prevenire l’esposizione ad agenti cancerogeni noti, incluse le radiazioni ionizzanti, nei posti di lavoro e nell’ambiente. Infine qualche raccomandazione di carattere sanitario: è bene rivolgersi a un medico se si nota la presenza di una tumefazione, una ferita che non guarisce, anche nella bocca; un neo che cambia forma, dimensioni o colore; sanguinamenti anormali; la persistenza di sintomi quali tosse, raucedine, bruciori di stomaco, difficoltà a deglutire, cambiamenti come perdita di peso, modifica delle abitudini intestinali o urinarie. Le donne, a partire dai venticinque anni dovrebbero poi partecipare a screening per il tumore del collo dell’utero con la possibilità di sottoporsi periodicamente a strisci cervicali e dai cinquant’anni a screening mammografici per il tumore del seno con la possibilità di sottoporsi a mammografia. Questo deve essere fatto all’interno di programmi organizzati, sottoposti a controllo di qualità. Infine donne e uomini a partire dai cinquant’anni dovrebbero partecipare a screening per il cancro colon rettale sempre in programmi organizzati, sottoposti a controllo di qualità e aderire a programmi di vaccinazione contro l’epatite B.
5. Ha citato l’importanza di sottoporsi a vaccinazioni. Il vaccino del papilloma virus può considerarsi uno strumento di prevenzione del tumore dell’utero?
È sicuramente uno strumento di grande utilità ma non sufficiente in un ambito di prevenzione efficace delle malattie sessualmente trasmesse, settore che richiede ben più complesse procedure di educazione sanitaria.
6. Quali sono i principali controlli da eseguire per una donna e con quale periodicità ?
Dipende naturalmente dall’età di appartenenza. Tra 30 e i 40 anni è consigliabile una visita ginecologica annuale comprensiva di pap-test, una ecografia ginecologica, l’ecografia mammaria e la mammografia biennale. Il check-up andrebbe completato con una visita biennale per la mappatura dei nei e per le fumatrici ogni tre anni una TC polmonare a basso dosaggio. Se si hanno invece tra i 50 e i 60 anni e oltre è bene eseguire annualmente una visita ginecologica con pap-test, unitamente ad una mammografia e una visita dermatologica per il controllo dei nevi; ogni due anni per le donne fumatrici una TC polmonare a basso dosaggio e ogni 5 anni una pancolonscopia e una ecografia addominale completa.
7. Quanto è efficace l’autopalpazione nella prevenzione del tumore del seno?
L’autopalpazione rappresenta un primo strumento di prevenzione del tumore del seno, ma da sola non può bastare e deve essere abbinata, a partire dai 45-50 anni o anche prima in caso di familiarità o alterazioni, a visite senologiche ed esami strumentali più precisi come ecografia o mammografia. L’esame periodico del proprio seno resta tuttavia un elemento importante poiché consente di imparare a conoscerne l’aspetto normale della mammella e di notare qualsiasi cambiamento rispetto a una condizione precedente. Dunque eseguita correttamente e regolarmente, l’autopalpazione può diminuire l’eventualità di diagnosi di un tumore del seno in fase avanzata.
8. Quando è bene eseguirla?
In età fertile va effettuata una decina di giorni dopo l’inizio del ciclo mestruale poiché questa è la fase in cui il seno è meno dolente e turgido rispetto al periodo ovulatorio o premestruale. È buona norma cominciare ad eseguirla a partire dai 25-30 anni fino alla post-menopausa, età quest’ultima, in cui l’incidenza di tumori è maggiore. Rilevata la presenza di una situazione differente da ciò che normalmente si riscontra, è opportuno sottoporsi ad una visita senologica per l’impostazione degli accertamenti che il caso richiede.
9. Quando comincia la prevenzione?
La prevenzione comincia dall’infanzia, addirittura nella pancia della mamma poiché la chiave per evitare di ammalarsi di tumore sta nelle abitudini di vita che è l’unico aspetto sul quale è possibile intervenire fattivamente, dal momento che la componente genetica di predisposizione non può essere intaccata. E gli stili di vita si acquisiscono da piccoli. Quindi ‘educhiamoci’ alla salute fin da bambini e ne beneficeremo da grandi.
Francesca Morelli




