Interviste

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Epatite B: il suo sviluppo e le sue manifestazioni


06/09/2010

​Gaetano Ideo

Quali sono le cause di sviluppo e la sua diffusione? È possibile prevenirla? In caso venga contratta, quali le terapie? Ne abbiamo parlato con il Professor Gaetano Ideo del Dipartimento di Epatologia dell’Ospedale San Giuseppe di Milano.

1.        Professor Ideo, quali sono i virus che possono colpire il fegato?

I virus che durante il loro processo infettivo possono raggiungere il fegato, infettarlo e provocare una epatite con caratteristiche diverse a seconda della tipologia e della gravità dell’infezione, sono molteplici. Vengono tuttavia chiamati virus delle epatiti esclusivamente quelli che hanno come bersaglio principale il fegato e ne causano l’infiammazione e la necrosi. Oggi abbiamo identificato e caratterizzato 5 virus delle epatiti: il virus dell’epatite A, B, C, D (Delta) ed E ma di questi, nel 10-20% dei casi, la causa di sviluppo non è ancora del tutto nota.

 

2.        Qual è il virus più comune?

Il virus più diffuso è certamente quello dell’epatite B, appartenente alla famiglia delle ‘Hepadnaviridae’, che ha una percentuale di contagio 100 volte superiore al virus dell’AIDS e 10 volte a quello dell’epatite C. La ragione sta da un lato nel fatto che nell’epatite B la carica virale in grado di determinare l’infezione è molto inferiore rispetto a quella necessaria agli altri due virus per svilupparsi e dall’altro ad una maggiore resistenza nell’ambiente esterno.

 

3.        Qual è la causa di sviluppo?

La maggiore sorgente di infezione è rappresentata da malati o portatori d’infezione cronica che hanno il virus nel sangue e nei diversi liquidi organici: saliva, bile, secreto nasale, latte materno, sperma e muco vaginale. La trasmissione attraverso il sangue può avvenire sia per mezzo di trasfusioni ematiche e/o emoderivati contaminati (ciò soprattutto nel passato) o di tagli e punture con aghi o strumenti infetti. Tuttavia ci sono possibilità che il virus venga trasmesso anche attraverso lesioni minori della cute o delle mucose, causate ad esempio dalle setole degli spazzolini da denti, lamette, rasoi, forbici, pettine e spazzole. Le altre fonti di trasmissione, da non dimenticare, sono la via sessuale o in linea verticale da madre a figlio.

 

4.        Chi sono i soggetti più a rischio?

I più a rischio sono i tossicodipendenti per lo scambio di siringhe, gli omosessuali maschi, i detenuti a causa dell’elevata prevalenza all’interno degli istituti penitenziari di omosessualità e di uso di droghe iniettabili, ma anche coloro che hanno contatto familiare e sessuale con persone infette e chi si sottopone a tatuaggi, piercing, manicure, pedicure che possono essere eseguiti con strumenti non sterili. Non va dimenticata infine la categoria degli operatori sanitari, più esposti a questo genere di infezione, nell’ambiente di lavoro.

 

5.        Come si manifesta l’epatite B?

L’epatite B ha un periodo di incubazione che si aggira all’incirca fra i 60 e 90 giorni e per la maggior parte è asintomatica. In coloro in cui invece la malattia si manifesta, l’esordio è piuttosto insidioso con astenia (stanchezza), vaghi disturbi addominali, nausea, vomito fino nei casi più seri (25-40%) all’ittero con lieve febbre.

 

6.        Quali evoluzioni può avere l’epatite B?

La più grave complicanza è certamente l’epatite fulminante, ossia la necrosi massiva del fegato che ha, purtroppo, un alto tasso di mortalità (circa l’80%), se non si interviene con un trapianto urgente. In questa forma si manifesta con ittero e encefalopatia che tendono ad aggravarsi fino al coma profondo. È tuttavia un evento molto raro (meno dell’1%). A parte questa rara drammatica evoluzione esiste la possibilità che la malattia non guarisca e si cronicizzi con possibilità di andare incontro negli anni verso la cirrosi epatica e il tumore del fegato.

 

7.        Qual è la sua diffusione?

Un terzo degli abitanti del pianeta è stato infettato dal virus dell’epatite B e circa il 7% è cronicamente infetto; pertanto i portatori del virus dell’epatite B nel mondo sono circa 350-400 milioni. E' la seconda causa, dopo il fumo, di mortalità per cancro (circa 320.000 nuovi casi l’anno). La prevalenza varia secondo le regioni geografiche. Esistono aree ad elevata endemia (i portatori sono 8-20%), come il Sud-est asiatico, il bacino dell'Amazzonia, l'Africa subsaariana, la Cina, ed aree ad endemia intermedia (portatori da 2 a 7%), come il Medio-Oriente, il Giappone, il Nord Africa, l'America Centrale e Latina, la Russia e il bacino del Mediterraneo. Infine ci sono aree a bassa endemia (percentuali di portatori tra lo 0.5 e il 2%), come l’America settentrionale, l'Europa del Nord e l'Australia. In Italia sono portatori del virus circa 1.200.000 persone. Il nostro paese si collocava tra le nazioni ad endemia intermedia con differenze regionali (Campania 4,3%, Puglia 3,6%, Lombardia 2,2%); ora è considerato a bassa endemia.

Molti si sono infettati, con un decorso della malattia asintomatica. Lo dimostra il fatto che nell'età tra i 40 e i 60 anni in circa il 40% degli italiani è evidenziabile uno o più marcatori dell'HBV (HBsAg, HBsAb o HBcAb).

 

 

8.    Esistono esami specifici per la ricerca dell’epatite B?

Già un semplice esame del sangue può dare indicazione della possibile presenza di epatite: infatti sono spesso presenti un rialzo degli enzimi epatici, spesso accompagnato anche da alterazioni della bilirubina. Si tratta tuttavia di valori riscontrabili anche in caso di altre malattie di fegato (epatite C, alcolica, autoimmune,

steatosi, ecc); pertanto per avere la certezza di una diagnosi di epatite B occorre andare alla ricerca di alcuni marcatori virali specifici quali l’HBsAg, un antigene positivo al contatto col virus anche nel periodo antecedente alla manifestazione dei segni e sintomi della malattia, l’HBsAb, positivo dopo la guarigione della malattia o nei soggetti vaccinati; l’HBcAb, ossia gli anticorpi contro l’antigene del core virale; l’HBeAg che indica l’attività della malattia e della replicazione virale, presente in fase acuta e in alcuni tipi di portatore cronico attivo e l’HBeAb, un anticorpo contro l’antigene interno del core virale, che compare nell’epatite acuta quando comincia a risolversi ed è presente anche nel portatore cronico sia attivo che inattivo; ciò soprattutto nel bacino del Mediterraneo. L’esame più importante è l’HBVDNA che in pratica è la più diretta dimostrazione della reale presenza del virus del sangue: bisogna anche valutarne la quantità che se supera determinati valori spinge alla necessità di intraprendere una terapia.

 

9.      Che tipo di terapia si attua per l’epatite B?

 

Nessuna terapia per l'epatite acuta. Per l’epatite cronica invece abbiamo a disposizione i diversi farmaci: Interferone, Nucleosidi e Nucleotidi

 

10.   È possibile prevenire l’epatite B?

Due sono le possibili azioni per prevenirla: mettere in pratica tutte le misure precauzionali affinché il virus non entri in circolo o contatto con le mucose o, certamente più efficace e sicura, la vaccinazione disponibile da oltre vent’anni e che dà una protezione all’incirca del 95%. Dal 1991 comunque in Italia (prima nazione del mondo) la vaccinazione contro l’epatite B è stata resa obbligatoria per tutti i neonati e per i dodicenni. Sarebbe tuttavia utile che si vaccinassero anche i soggetti adulti più a rischio – operatori sanitari e personale di assistenza presso ospedali o case di cura, operatori di pubblica sicurezza, politrasfusi, emodializzati, conviventi con portatori cronici di HBV - per i quali il vaccino è gratuito e che, verosimilmente, copre dall’infezione per tutta la vita.

 

 

 

Francesca Morelli

Quali sono le cause di sviluppo e la sua diffusione? È possibile prevenirla? In caso venga contratta, quali le terapie? Ne abbiamo parlato con il Professor Gaetano Ideo del Dipartimento di Epatologia dell’Ospedale San Giuseppe di Milano.Quali sono le cause di sviluppo e la sua diffusione? È possibile prevenirla? In caso venga contratta, quali le terapie? Ne abbiamo parlato con il Professor Gaetano Ideo del Dipartimento di Epatologia dell’Ospedale San Giuseppe di Milano.

1.        Professor Ideo, quali sono i virus che possono colpire il fegato?

I virus che durante il loro processo infettivo possono raggiungere il fegato, infettarlo e provocare una epatite con caratteristiche diverse a seconda della tipologia e della gravità dell’infezione, sono molteplici. Vengono tuttavia chiamati virus delle epatiti esclusivamente quelli che hanno come bersaglio principale il fegato e ne causano l’infiammazione e la necrosi. Oggi abbiamo identificato e caratterizzato 5 virus delle epatiti: il virus dell’epatite A, B, C, D (Delta) ed E ma di questi, nel 10-20% dei casi, la causa di sviluppo non è ancora del tutto nota.

 

2.        Qual è il virus più comune?

Il virus più diffuso è certamente quello dell’epatite B, appartenente alla famiglia delle ‘Hepadnaviridae’, che ha una percentuale di contagio 100 volte superiore al virus dell’AIDS e 10 volte a quello dell’epatite C. La ragione sta da un lato nel fatto che nell’epatite B la carica virale in grado di determinare l’infezione è molto inferiore rispetto a quella necessaria agli altri due virus per svilupparsi e dall’altro ad una maggiore resistenza nell’ambiente esterno.

 

3.        Qual è la causa di sviluppo?

La maggiore sorgente di infezione è rappresentata da malati o portatori d’infezione cronica che hanno il virus nel sangue e nei diversi liquidi organici: saliva, bile, secreto nasale, latte materno, sperma e muco vaginale. La trasmissione attraverso il sangue può avvenire sia per mezzo di trasfusioni ematiche e/o emoderivati contaminati (ciò soprattutto nel passato) o di tagli e punture con aghi o strumenti infetti. Tuttavia ci sono possibilità che il virus venga trasmesso anche attraverso lesioni minori della cute o delle mucose, causate ad esempio dalle setole degli spazzolini da denti, lamette, rasoi, forbici, pettine e spazzole. Le altre fonti di trasmissione, da non dimenticare, sono la via sessuale o in linea verticale da madre a figlio.

 

4.        Chi sono i soggetti più a rischio?

I più a rischio sono i tossicodipendenti per lo scambio di siringhe, gli omosessuali maschi, i detenuti a causa dell’elevata prevalenza all’interno degli istituti penitenziari di omosessualità e di uso di droghe iniettabili, ma anche coloro che hanno contatto familiare e sessuale con persone infette e chi si sottopone a tatuaggi, piercing, manicure, pedicure che possono essere eseguiti con strumenti non sterili. Non va dimenticata infine la categoria degli operatori sanitari, più esposti a questo genere di infezione, nell’ambiente di lavoro.

 

5.        Come si manifesta l’epatite B?

L’epatite B ha un periodo di incubazione che si aggira all’incirca fra i 60 e 90 giorni e per la maggior parte è asintomatica. In coloro in cui invece la malattia si manifesta, l’esordio è piuttosto insidioso con astenia (stanchezza), vaghi disturbi addominali, nausea, vomito fino nei casi più seri (25-40%) all’ittero con lieve febbre.

 

6.        Quali evoluzioni può avere l’epatite B?

La più grave complicanza è certamente l’epatite fulminante, ossia la necrosi massiva del fegato che ha, purtroppo, un alto tasso di mortalità (circa l’80%), se non si interviene con un trapianto urgente. In questa forma si manifesta con ittero e encefalopatia che tendono ad aggravarsi fino al coma profondo. È tuttavia un evento molto raro (meno dell’1%). A parte questa rara drammatica evoluzione esiste la possibilità che la malattia non guarisca e si cronicizzi con possibilità di andare incontro negli anni verso la cirrosi epatica e il tumore del fegato.

 

7.        Qual è la sua diffusione?

Un terzo degli abitanti del pianeta è stato infettato dal virus dell’epatite B e circa il 7% è cronicamente infetto; pertanto i portatori del virus dell’epatite B nel mondo sono circa 350-400 milioni. E' la seconda causa, dopo il fumo, di mortalità per cancro (circa 320.000 nuovi casi l’anno). La prevalenza varia secondo le regioni geografiche. Esistono aree ad elevata endemia (i portatori sono 8-20%), come il Sud-est asiatico, il bacino dell'Amazzonia, l'Africa subsaariana, la Cina, ed aree ad endemia intermedia (portatori da 2 a 7%), come il Medio-Oriente, il Giappone, il Nord Africa, l'America Centrale e Latina, la Russia e il bacino del Mediterraneo. Infine ci sono aree a bassa endemia (percentuali di portatori tra lo 0.5 e il 2%), come l’America settentrionale, l'Europa del Nord e l'Australia. In Italia sono portatori del virus circa 1.200.000 persone. Il nostro paese si collocava tra le nazioni ad endemia intermedia con differenze regionali (Campania 4,3%, Puglia 3,6%, Lombardia 2,2%); ora è considerato a bassa endemia.

Molti si sono infettati, con un decorso della malattia asintomatica. Lo dimostra il fatto che nell'età tra i 40 e i 60 anni in circa il 40% degli italiani è evidenziabile uno o più marcatori dell'HBV (HBsAg, HBsAb o HBcAb).

 

 

8.    Esistono esami specifici per la ricerca dell’epatite B?

Già un semplice esame del sangue può dare indicazione della possibile presenza di epatite: infatti sono spesso presenti un rialzo degli enzimi epatici, spesso accompagnato anche da alterazioni della bilirubina. Si tratta tuttavia di valori riscontrabili anche in caso di altre malattie di fegato (epatite C, alcolica, autoimmune,

steatosi, ecc); pertanto per avere la certezza di una diagnosi di epatite B occorre andare alla ricerca di alcuni marcatori virali specifici quali l’HBsAg, un antigene positivo al contatto col virus anche nel periodo antecedente alla manifestazione dei segni e sintomi della malattia, l’HBsAb, positivo dopo la guarigione della malattia o nei soggetti vaccinati; l’HBcAb, ossia gli anticorpi contro l’antigene del core virale; l’HBeAg che indica l’attività della malattia e della replicazione virale, presente in fase acuta e in alcuni tipi di portatore cronico attivo e l’HBeAb, un anticorpo contro l’antigene interno del core virale, che compare nell’epatite acuta quando comincia a risolversi ed è presente anche nel portatore cronico sia attivo che inattivo; ciò soprattutto nel bacino del Mediterraneo. L’esame più importante è l’HBVDNA che in pratica è la più diretta dimostrazione della reale presenza del virus del sangue: bisogna anche valutarne la quantità che se supera determinati valori spinge alla necessità di intraprendere una terapia.

 

9.      Che tipo di terapia si attua per l’epatite B?

 

Nessuna terapia per l'epatite acuta. Per l’epatite cronica invece abbiamo a disposizione i diversi farmaci: Interferone, Nucleosidi e Nucleotidi

 

10.   È possibile prevenire l’epatite B?

Due sono le possibili azioni per prevenirla: mettere in pratica tutte le misure precauzionali affinché il virus non entri in circolo o contatto con le mucose o, certamente più efficace e sicura, la vaccinazione disponibile da oltre vent’anni e che dà una protezione all’incirca del 95%. Dal 1991 comunque in Italia (prima nazione del mondo) la vaccinazione contro l’epatite B è stata resa obbligatoria per tutti i neonati e per i dodicenni. Sarebbe tuttavia utile che si vaccinassero anche i soggetti adulti più a rischio – operatori sanitari e personale di assistenza presso ospedali o case di cura, operatori di pubblica sicurezza, politrasfusi, emodializzati, conviventi con portatori cronici di HBV - per i quali il vaccino è gratuito e che, verosimilmente, copre dall’infezione per tutta la vita.

 

 

 

Francesca Morelli