Interviste
Bilancia nemica mia...
22/11/2010
Maria Gabriella Gentile
L’ossessione della bilancia può condurre all’anoressia. Quali sono le origini, i disturbi e le sue implicazioni? Ne abbiamo parlato con
1. Professoressa Gentile, qual è il meccanismo alla base dell’anoressia?
L’anoressia nervosa, come in modo similare gli altri Disturbi del Comportamento Alimentare, è caratterizzata da un forte e preminente disagio psicologico che usa il corpo per esprimerlo. Alla base vi è una insoddisfazione profonda del proprio essere, una bassa autostima che il soggetto cerca di alleviare tentando di raggiungere un obiettivo che è attualmente considerato dominante e vincente: il corpo magro.
2. Qual è il motivo che sta alla base di questo disturbo?
I fattori determinanti alla base dell’anoressia nervosa sono molteplici. Secondo l’interpretazione attualmente considerata più appropriata possiamo mettere:
a) fattori socioculturali: il mito della magrezza, apparire è più realizzante che essere;
b) fattori individuali psicologici: bassa autostima, insoddisfazione di sé, sensazione di non essere adeguatamente considerati ed accettati;
c) biologici – genetici come l’alterazione dei sistemi di neurotrasmissione e di fattori trofici cerebrali;
d) familiari presenza di relazioni familiari e interpersonali disturbate, in cui spesso la relazione genitori-figli è caratterizzata da una certa confusione dei ruoli.
3. Quali sono i segnali di allarme dell’anoressia?
I Disturbi del Comportamento Alimentare, e l’anoressia tra questi, iniziano con un cambiamento di tipo psicologico comportamentale. Il soggetto socializza di meno, è più triste e chiuso in sé stesso e nel contempo diviene sempre più attento a valutare la sua immagine corporea, a selezionare il tipo e la quantità di cibo introdotti, fino a manifestare dei veri e propri comportamenti ossessivi nei confronti del corpo visto sempre troppo grasso. Accanto alla riduzione/selezione dei cibi introdotti, molto spesso compare una intensa attività fisica, e frequentemente si associano comportamenti di tipo eliminatori (vomito autoindotto, abuso di lassativi e di diuretici). Uno dei segni visibili precoci è costituito nelle ragazze dalla scomparsa del ciclo mestruale, o da un suo non comparire pur essendo in età di menarca.
4. Come inizia il comportamento anoressico?
Le storie sono diverse da persona a persona, e possono spaziare da una dieta iniziata perché si presupponeva che un corpo più magro potesse facilitare anche le relazioni con gli altri, al rifugiarsi nel controllo del proprio peso per alleviare disagi legati a perdita di persone care, tensioni nella coppia genitoriale.
Riuscire a realizzare l’obiettivo del corpo magro le fa considerare vincenti, forti, aumentandone l’autostima.
5. Le figure rappresentative, i genitori ad esempio, possono influire in qualche modo sullo sviluppo dell’anoressia?
I genitori di chi soffre di disturbi alimentari possono presentare difficoltà personali tali da richiedere un sostegno della propria bambina che si trova così ad essere da un lato sovraccaricata di responsabilità e ruoli impropri, dall’altro a dover cercare di gratificarli divenendo perfetta, la prima della classe. Tutto ciò la carica però di troppe responsabilità e le fa interiorizzare il messaggio che “gli adulti” non siano in grado di aiutarla in caso di necessità.
6. Quanto può influire l’immagine corporea che, ad esempio, oggi la moda propone?
Il mito della magrezza che da 4-5 decenni permea tutte le società a cultura occidentale ha posto, anzi imposto, alle donne come obiettivo di auto realizzazione “l’essere magre”. Magre ad ogni costo anche della propria salute. La moda ne è una delle sue evidenti testimonianze. Il manifesto dell’autoregolazione della moda italiana che si pone come obiettivo quello di non fare sfilare la magrezza patologica, e alla cui realizzazione ho in parte contribuito, non ha dato fino ad ora i risultati sperati. Quest’anno a Milano non hanno potuto sfilare le taglie 46.
7. Qual è oggi la percentuale di disturbi anoressici e chi colpisce?
Dati epidemiologici italiani relativi alla prevalenza di Disturbi del Comportamento Alimentare non esistono. Vi sono stime che fanno ipotizzare che nella fascia di età di rischio maggiore 14-25 anni circa 10 donne su 100 sia affetta da una forma di DCA, anoressia nervosa, bulimia nervosa o disturbo non altrimenti specificato.
8. In quale età si sviluppa?
Attualmente anche in Italia la fascia di età colpita da anoressia nervosa si è allargata sia verso il basso, con forme preadolescenziali, che con forme tardive dopo i 30 anni.
Le forme preadolescenziali sono particolarmente pericolose e andrebbero individuate e trattate il più precocemente possibile, per far sì che non incidano negativamente sulla crescita staturale.
9. Quali sono gli organi e i danni causati dalla prolungata assenza di cibo?
Tutto l’organismo viene ad essere colpito, ma i danni più temibili sono a livello cardiaco, tanto che è una delle principali cause di morte nell’anoressia è proprio quella cardiaca; cerebrale con alterazioni non solo funzionali, colpendo i neurotrasmettitori, ma anche con delle vere e proprie forme di atrofia. Anche il quadro ormonale, in primo luogo quello sessuale, è alterato con conseguente amenorrea e perdita della libido. Ed infine in modo abbastanza precoce, dopo qualche mese dall’esordio può comparire l’osteopenia che può determinare un danno osseo permanente di tipo osteoporotico.
10. Quali le terapie? Esistono terapie farmacologiche?
I trattamenti più accreditati ed efficaci sono quelli multidisciplinari in grado di curare contestualmente il disagio psichico e il corpo malato. Le équipe formate da psicoterapeuti, medici internisti specialisti in nutrizione clinica, psichiatri, dietisti, infermieri devono essere in grado di lavorare in team condividendo il progetto terapeutico. Non esistono farmaci specifici per la terapia dell’anoressia nervosa, gli psicofarmaci non vanno mai utilizzati da soli, ma eventualmente all’interno di un programma terapeutico multidisciplinare a seconda della gravità del quadro clinico complessivo presentato dal malato. I trattamenti vanno personalizzati sia per quanto riguarda la sede – ambulatorio, day hospital, ricovero – che per la durata.
11. Quali gli esiti delle cure?
E’ bene sottolineare che i risultati sono tanto più facilmente ottenibili quanto più precocemente le cure idonee vengono intraprese. Attualmente anche in realtà come quella lombarda 1 malato su 3 arriva al Centro per
Concludo affermando che dall’anoressia si può guarire nella maggior parte dei casi, ma solo se si accetta di essere aiutati e curati in modo adeguato.
12. Per concludere che cos’è invece la ortoressia?
L’ortoressia è un disturbo alimentare molto meno conosciuto che consiste in una attenzione maniacale alle norme igienico-sanitarie che riguardano i cibi. Gli ortoressici sono persone ossessionate dall’idea di non nutrirsi in modo corretto e dunque tendono a privilegiare solo alcuni tipi di cibi escludendo tassativamente tutti gli altri ed impoverendo sempre più l’alimentazione. Chi soffre di questo disturbo tende a isolarsi perché ben difficilmente norme così ferree vengono rispettate da amici e familiari. All’isolamento si affianca anche uno stato di ansia continua che l’ortoressico supera con la convinzione che le sue scelte siano le uniche giuste. Non ci sono metodi di cura universalmente riconosciuti e anche in questo caso, quando il disturbo si presenta, occorre rivolgersi a centri specializzati e ad uno psichiatra.
Per maggiori approfondimenti si consiglia la lettura del libro:
Gentile MG - “I Disturbi del Comportamento Alimentare” Curate la mente curare il corpo. Mattioli 1885 Editore, Fidenza 2010.
Francesca Morelli




