Interviste

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Artrosi: i come e i perché del suo sviluppo


14/12/2010

​Marco Matucci Cerinic

Gli acciacchi osteoarticolari cominciano intorno agli ‘anta’. Ne soffrono più italiani di quanto si pensi. Prevenirli è possibile?. Ne abbiamo parlato con Marco Matucci Cerinic, Reumatologo, Università degli Studi di Firenze

 

1.   Professor Matucci Cerinic, che cos’è l’artrosi?

L'artrosi é la più diffusa e comune tra le malattie reumatiche. Si tratta di una patologia degenerativa della cartilagine articolare; questo significa che a lungo andare essa porta alla progressiva perdita della cartilagine che ricopre le ossa che compongono le articolazioni. La cartilagine articolare persa non viene  sostituita e lascia un “vuoto” con esposizione dell’osso sottostante che soffre e si altera. Questa è una delle  ragioni per cui chi ne è affetto percepisce dolore e avverte una limitazione nei movimenti.

 

2.   Quante sono le persone a soffrirne in Italia?

Ne soffrono più di 4 milioni di individui, in particolare di età avanzata. Infatti la prevalenza dell'artrosi è direttamente correlata proprio a questo fattore: può iniziare a svilupparsi attorno ai quarant’anni di età ed essere presente nella quasi totalità dei settantenni, con un picco di massima incidenza fra i 75 ed i 79 anni. Prima dei 45 anni di norma è più colpito il sesso maschile e dopo questa fascia il sesso femminile. Nonostante solo una minoranza delle persone che ne sono affette lamenti disturbi, l'artrosi è di gran lunga la causa più importante di dolore e di invalidità per malattie articolari, interessando principalmente le articolazioni  interfalangee distali (tra le ultime due falangi) e, meno frequentemente, quelle prossimali (tra la prima e la seconda falange) delle mani, le  ginocchia (particolarmente nel sesso femminile), l’articolazione dell'anca, e la colonna vertebrale con il settore cervicale e lombare (specie nel sesso maschile).

 

3.    Qual è la causa di sviluppo dell’artrosi?

La causa dell'artrosi è in realtà sconosciuta tanto che si pensa che la malattia sia multifattoriale, provocata cioè da più cause compresenti. I principali fattori di rischio sono comunque l’Età in cui le modificazioni della cartilagine senile comportano una perdita di elasticità e resistenza alle sollecitazioni, Fattori meccanici, rappresentati da eccessiva usura dovuta a malformazioni o malposizioni articolari, da microtraumi ripetuti e lussazioni, i quali hanno rilevanza soprattutto nell'artrosi del ginocchio piuttosto frequente nella popolazione femminile. Inoltre, alcune malattie come la emocromatosi, la sindrome di Ehlers-Danlos e la sindrome di Marfan, possono compromettere il metabolismo e/o la funzione articolare generando una artrosi secondaria. È noto altresì che l’Obesità e le malattie del sistema endocrino rappresentano il più rilevante fattore di rischio per lo sviluppo dell'artrosi del ginocchio in entrambi i sessi. Invece, qualche dubbio resta sul loro ruolo nel determinare quella dell'anca, di cui aggrava però il processo evolutivo. Anche alcune alterazioni del sistema endocrino, come il diabete mellito e del metabolismo come   la gotta, indipendentemente dall'obesità, sono state chiamate in causa, come possibili fattori di sviluppo. Infine vanno annoverati tutti i processi ’Infiammatori articolari  che hanno la capacità di  aggravare ed accellerare l’ artrosi specie in quelle forme  derivate dalle artriti, soprattutto all'artrite reumatoide.

 

4.    Ci sono professioni più a rischio di artrosi rispetto ad altre?

Sì, alcune attività professionali e sportive. L'artrosi delle spalle, dei gomiti e delle mani spesso colpisce gli addetti ai martelli pneumatici, l'artrosi dell'anca le danzatrici professionali, quella del ginocchio i minatori e quella lombare gli autisti di autocarri o di autobus. Per gli sportivi il giudizio è più difficile, in quanto possono essere numerose le cause in gioco: nei calciatori, per esempio, la frequente rottura dei menischi, un cedimento di alcuni tendini può invece spiegare l'artrosi delle spalle dei tennisti.

 

5.    Esistono segni e disturbi indicatori di artrosi?

Sì. L'artrosi è caratterizzata da segni e sintomi articolari che insorgono subdolamente, di norma dopo i 40 anni nell’uomo e dopo i 55 anni nella donna. Il sintomo principale è prima la rigidità seguita poi nel tempo dal dolore; dapprima esso insorge solo durante il movimento articolare, specialmente dopo una immobilità di parecchie ore, al risveglio mattutino o per movimenti nel sonno, con carattere lancinante, poi in fasi più tardive anche a riposo, manifestandosi in questo caso con dolore più profondo e male localizzato, favorito da un precedente abuso articolare o da cambiamenti meteorologici. Negli stadi tardivi il dolore può essere aggravato da deformità e le lussazioni senza giungere alla perdita totale della funzione dell'articolazione, fatto salvo in alcuni casi per l'anca, ginocchio e  polso.

 

6.    Quali esami sono necessari per effettuare una diagnosi di artrosi?

Di solito l'artrosi non si accompagna ad alterazioni significative degli esami di laboratorio, fatta eccezione per la forma erosiva dove può osservarsi un modesto incremento della VES. Una accurata visita medica e alcune indagini radiografiche – una semplice lastra – sono necessarie per una diagnosi di certezza e, soprattutto, per escludere altre malattie reumatiche od altre patologie come i dismetabolismi e le malattie endocrine. Va detto tuttavia che la diagnosi precoce nelle forme artrosiche è piuttosto difficile poiché generalmente i sintomi compaiono quando le lesioni degenerative sono instaurate ed evolute, dunque solo ad uno stadio avanzato.

 

7.    Qual è il decorso e l’evoluzione dell’artrosi?

L'artrosi è una malattia cronica, e per questo ha un decorso lentamente progressivo ed invalidante. Le lesioni ossee sono difficilmente reversibili, ma il dolore può essere intermittente, con fasi di riacutizzazione e fasi di benessere. Il dolore diminuisce con il progredire della malattia, ma lascia spazio alle deformità, queste ultime permanenti. Il decorso e la prognosi dipendono molto dall'articolazione colpita, dall'abuso funzionale di essa e dalla possibilità di correggere la causa predisponente.

 

8.    Quali sono le terapie più efficaci contro l’artrosi?

Un'efficace cura dell'artrosi presuppone innanzitutto la correzione delle cause che in qualche modo possono contribuire o avere contribuito al suo sviluppo: perdita di peso nell'obeso, correzione ortopedica di varismo o valgismo, scoliosi e lussazione dell'anca, modificazione di attività lavorative potenzialmente lesive. Sarà naturalmente lo specialista – il reumatologo, l’ortopedico o il fisiatra – a consigliare la necessità di uno o più interventi. Questi possono variare dall’uso di farmaci (in genere analgesici e antinfiammatori), a trattamenti prettamente ortopedici come ad esempio l’applicazione di tutori per proteggere le articolazioni e ridurre il dolore o la sostituzione protesica per ripristinare la funzione articolare. Accanto a questo esistono terapie fisiche con ultrasuoni, laser, tecarterapia, e magnetoterapia.  Nel trattamento dell’artrosi sono utili anche il calore e l’esercizio muscolare che svolgono un effetto analgesico e un’azione benefica sulle ossa. Possono quindi essere indicati cicli di cure termali della durata di circa 12 giorni che una volta l’anno e dietro prescrizione medica, vengono passate dal Servizio Sanitario Nazionale. Fondamentale rimane comunque la riabilitazione con  l’esercizio fisico che dovrà  essere mantenuto nel tempo, più volte al giorno e soprattutto alla mattina appena alzati.  

 

9.    Gli integratori alimentari e la dieta possono aiutare a prevenire l’artrosi?

La dieta può certamente aiutare a combattere l’artrosi soprattutto perché riduce il peso e l’incidenza dei dismetabolismi: un'alimentazione ricca di antiossidanti, equilibrata, povera di alcol e non troppo ricca di alimenti di origine animale contribuisce a mantenere in salute le articolazioni. La dieta deve quindi essere orientata verso la limitazione di agenti ossidanti ed acidificanti fornendo tutte le sostanze nutritive di cui l'organismo necessita - in particolare vitamine, omega-3, minerali ed acqua-. È consigliabile il consumo di pesce, associato alla moderazione delle porzioni giornaliere di frutta secca ed oli di semi. Per ciò che concerne gli integratori, invece, negli ultimi anni vengono usati i condroprotettori orali come la glucosamina solfato, la condroitina solfato e per via iniettiva nelle articolazioni l'acido ialuronico, che è un componente del liquido sinoviale utile alla lubrificazione articolare. La terapia a base di acido ialuronico si è dimostrata efficace soprattutto nelle lesioni di media e modesta entità.

 

10.   Artrosi e artrite reumatoide sono sinonimi?

No, sono due patologie che non vanno confuse. L'artrosi è una malattia articolare degenerativa mentre l’artrite reumatoide è una malattia articolare su base  infiammatoria, purtroppo di ambedue è ancora oggi sconosciuta la causa .

 

 

Francesca Morelli