Interviste

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La cistite è donna, senza distinzione di età


27/04/2011

​Mauro Garaventa

La cistite è, per importanza, la terza malattia infettiva tipicamente femminile tanto che ne sono colpite tre donne su dieci all'anno. Ma qual è la causa? Come si manifesta? Chi è a maggior rischio? Ne abbiamo parlato con Mauro Garaventa, Centro Uroginecologico, Ospedale Galliera, Genova

 

1.      Dottor Garaventa, che cos’è la cistite e quali sono i sintomi che la caratterizzano?

La cistite è una infiammazione della parete vescicale il più delle volte provocata da una infezione che colpisce le vie urinarie, ossia l’apparato che conduce l’urina, attraverso gli ureteri, dal rene alla vescica da cui viene espulsa all’esterno con l’atto della minzione attraverso l’uretra. Le manifestazioni più tipiche sono lo stimolo ad urinare spesso, accompagnato tuttavia dalla difficoltà nell’emissione di urina che viene rilasciata goccia a goccia, anche con eventuali perdite di sangue, e da un dolore o bruciore che persiste dopo la fine della minzione. Ciò che permette di non confondere la cistite con la vaginite è la presenza di dolore sovrapubico e la sensazione di non aver svuotato completamente la vescica. I sintomi, che possono essere presenti tutti insieme o in parte, si uniscono a volte anche ad un aspetto torbido dell’urina e dall’odore sgradevole.

 

2.      La cistite è una patologia ad appannaggio quasi totalmente femminile. Come mai?

La ragione è dovuta alla conformazione anatomica dell’ultimo tratto escretore, dunque l’uretra, che nella donna, è molto più breve rispetto all’uomo - misura infatti all’incirca 3-4 centimetri - e la vicinanza alla vagina e al retto costituiscono fattori di rischio maggiori per lo sviluppo delle infezioni delle vie urinarie. Quindi i batteri provenienti dall’intestino, nella donna, possono raggiungere con più facilità il condotto uretrale e da qui risalire in vescica dove attecchiscono.

 

3.      Quanto è importante l’ambiente vaginale in patologie come la cistite?

È fondamentale; un ambiente vaginale sano rappresenta la prima linea di difesa contro la risalita dei batteri. Questo perché in condizioni normali in vagina sono presenti microrganismi, chiamati lattobacilli, che ostacolano la crescita di altri batteri nocivi. Una ulteriore condizione al mantenimento dell’equilibrio vaginale è rappresentata dagli estrogeni che, per una serie di eventi, arrivano a stabilire un ambiente vaginale acido che contribuisce a impedire la crescita di batteri che possono danneggiare l’ecosistema.

 

4.      Esistono altri fattori che possono modificare o alterare l’ecosistema vaginale?

Sì. Alcuni comportamenti correlati allo stile di vita, ad esempio, possono essere ritenuti responsabili dell’insorgenza della cistite e/o causa dell’aumento delle probabilità di recidive (ossia di una successiva infezione provocata dagli stessi batteri della precedente) e di reinfezioni, determinate invece da specie batterica differente. Mi riferisco in particolare alla cattiva igiene e a rapporti sessuali non protetti; all’uso di tamponi vaginali durante il ciclo mestruale; all’utilizzo di detergenti intimi non specifici o di spermicidi. Inoltre lo sviluppo della cistite potrebbe essere influenzato anche da una irregolarità alimentare o da antibioticoterapia non specifica.

 

5.      Quali sono i microrganismi che possono causare più frequentemente la cistite?

Per la maggior parte dei casi si tratta di batteri di origine intestinale. Fra questi il più comune è l’Escherichia coli, responsabile di circa l’85% di tutte le infezioni urinarie, ma nello sviluppo della cistite possono essere implicati anche microrganismi dell’area genitale esterna. Per definire la natura del batterio che ne ha determinato l’insorgenza di norma si ricorre all’urinocultura, utile non soltanto alla diagnosi e alla valutazione delle terapie in caso di forme ricorrente, ma anche per escludere altre condizioni patologiche dell’apparato urogenitale di natura non infettiva che possono avere sintomatologia simile a quella di una infezione urinaria.

 

6.      La vescica ha dei propri meccanismi di difesa?

Sì e sono molteplici. I principali sono da rapportare a tre fattori: il primo rappresentato da sostanze sintetizzate dalla vescica stessa che formano uno strato protettivo capace di impedire l’adesione dei batteri patogeni alla parete della vescica; il secondo dato dalla presenza nelle urine di una proteina prodotta dal rene, chiamata uromucoide, che intrappola i batteri che vengono poi allontanati con l’emissione delle urine e l’ultimo costituito proprio dalla minzione attraverso cui si opera un lavaggio continuo della vescica e della parete uretrale che impedisce la colonizzazione dei batteri patogeni. Anche la presenza di anticorpi urinari e le proprietà antimicrobiche dell’urina, come l’acidità, vanno considerati fattori protettivi, infatti la loro alterazione, anche parziale, determinata sia da cause interne (come una maggiore predisposizione genetica) che esterne possono aumentare la sensibilità a contrarre infezioni urinarie.

 

7.      Qual è la cura per questa patologia?

La terapia è farmacologica ed ha lo scopo di fermare o frenare la crescita batterica nelle urine senza causare effetti collaterali importanti. Se i batteri vengono ridotti ma non eliminati, con molta probabilità, si avrà una recidiva. Per questo è opportuno preferire terapie differenziate e ottimizzate per l’uomo e la donna. Il diritto di tutti alla salute, infatti, passa necessariamente attraverso il rispetto delle diversità che esistono fra il mondo femminile e quello maschile. In questo caso è fondamentale, quindi, scegliere un antibiotico che associ all’efficacia terapeutica il rispetto della flora batterica vaginale che è la difesa naturale contro l’acquisizione di una infezione urinaria.

 

8.      Quali sono i comportamenti da seguire per evitare lo sviluppo della cistite?

Alcune buone norme sono legate proprio allo stile di vita, quali un adeguato apporto idrico, vale a dire l’assunzione di almeno un litro e mezzo di acqua che favorisca la diuresi, e l’eliminazione di cibi e bevande che possano irritare l’intestino e alternarne la funzionalità. È bene altresì non trattenere la minzione per molte ore poiché questo alla lunga potrebbe predisporre all’infiammazione della vescica. Infine occorre avere molta cura anche dell’igiene intima e privilegiare indumenti di fibre naturali rispetto a quelle sintetiche che possono alimentare infezioni dei genitali esterni.

 

9.      A che età può colpire la cistite ?

A tutte le età, perfino da bambine nelle quali la causa della risalita dei batteri patogeni dall’uretra è spesso facilitata da una non corretta igiene. Per questo è bene fin dalla più tenera età insegnare e educare a lavare correttamente i genitali dall’avanti all’indietro con un detergente lievemente acido, azione questa che va ripetuta ogni volta che si usa il bagno, e a non trattenere la minzione per lunghe ore. È altresì importante seguire una alimentazione corretta che aiuti il mantenimento dell’equilibrio della flora batterica, infatti sia la stipsi che la diarrea possono facilitare episodi di infezione vescicale, supportata da un adeguato apporto idrico, evitando o riducendo le bevande che possono in qualche modo irritare la vescica.

 

10. Quali sono invece le cause della cistite nelle giovani donne?

Uno dei maggiori fattori di rischio è rappresentato dal rapporto sessuale con lo sviluppo dei sintomi all’incirca nelle 24-48 ore successive. Anche l’uso di creme spermicide può facilitare l’infezione poiché altera l’ecosistema vaginale e permette la colonizzazione dei patogeni. Ma la cistite nelle giovani donne potrebbe essere anche abatterica, ossia legata al microtrauma prodotto sull’uretra dal rapporto sessuale, specialmente quando coesiste scarsa lubrificazione. Alle raccomandazioni date in precedenza di alimentazione sana, si unisce in questa fascia di età in cui si è attive sessualmente, la necessità di regolari controlli ginecologici e qualche piccola precauzione come ad esempio urinare subito dopo il rapporto per allontanare i batteri eventualmente introdotti. Un atto che può ridurre in maniera significativa il verificarsi o il ripresentarsi del disturbo. Tuttavia se, nonostante le precauzioni messe in atto, le infezioni dovessero presentarsi con una certa frequenza sarebbe bene effettuare un ciclo di terapia preventiva a lungo termine dopo una iniziale sterilizzazione delle urine, naturalmente sotto stretto consiglio medico ed evitando qualsiasi cura ‘fai da te’.

 

11. La cistiti può presentarsi anche in gravidanza?

Sì e in questo caso lo sviluppo è dovuto alle modificazioni ormonali tipiche del periodo. Infatti l’aumento del progesterone diminuisce il tono dell’uretere e dell’uretra alterandone la normale peristalsi, ossia l’insieme delle contrazioni fisiologiche. Si aggiunge a ciò la ricchezza nelle urine di substrati nutritivi per i germi; infatti se una batteriuria asintomatica, che può essere presente nel 2-8% di donne gravide, non viene monitorata può complicarsi con una pielonefrite acuta nel 15-45% dei casi. È dunque fondamentale che, in gravidanza, le infezioni delle vie urinarie vengano adeguatamente trattate poiché potrebbero dare corso a gravi complicanze tanto per la mamma quanto per il feto, quali aborto, riduzione del peso del nascituro, rottura prematura delle membrane, parto pretermine. In caso di necessità di terapia farmacologica, essa naturalmente deve essere prescritta da un medico per non incorrere in medicinali dannosi per il feto.

 

12. I cambiamenti ormonali che si verificano in menopausa posso avere una componente nello sviluppo della cistite?

Certamente poiché la carenza di estrogeni, che ancora una volta altera l’ecosistema vaginale e aumenta localmente la capacità di colonizzazione da parte dei batteri, unita a una riduzione della lubrificazione vaginale, creano le condizioni per l’attecchimento dei batteri. È possibile inoltre che a questa età siano presenti piccoli prolassi vescicali che non consentono lo svuotamento totale delle urine il cui residuo post-minzionale può essere fonte e causa di ripetuti episodi di cistite. In tali condizioni, la terapia locale sostitutiva, con ovuli e creme a base di estrogeni, può favorire il trofismo (nutrizione) delle mucose e un programma riabilitativo perineale aiutare lo svuotamento vescicale.

 

13. Un’ultima considerazione sulla cistite nella terza età.

In questa fase della vita della donna, la cistite il più delle volte è alimentata dall’Escherichia coli (75% dei casi), favorita dalla diminuzione delle difese vescicali e immunitarie, dall’atrofia delle mucose e dall’aumento delle disfunzioni intestinali, quali ad esempio la stipsi. A ciò si aggiunga che la maggior parte delle donne anziane presenta una batteriuria asintomatica che, oltre a necessitare un miglioramento delle condizioni delle mucose, della funzionalità intestinale e delle difese immunitarie, richiede una terapia antimicrobica.

 

 

Francesca Morelli