Interviste
Il tumore polmonare e la diagnosi precoce
02/08/2007
Giulia Veronesi
Il tumore del polmone è l’unica forma di cancro ad avere aumentato il tasso di mortalità ma oggi qualcosa può cambiare. Ne abbiamo parlato con la Dottoressa Giulia Veronesi, Vice Direttore della Divisione di Chirurgia Toracica dell’Istituto Europeo di Oncologia. D: Dottoressa Veronesi, dati recenti registrano in Europa negli ultimi 20 anni una crescita delle vittime di cancro, in particolare tra le donne. Secondo lei, qual è la ragione di questo fenomeno? R: Le stime epidemiologiche avevano prospettato un generale fenomeno di riduzione globale della mortalità per tumore in questo ventennio in Europa. Una previsione che non si è completamente realizzata a causa del crescente aumento dei tumori, spesso correlati al fumo. Un fenomeno rilevabile in particolarmente nelle donne; infatti se negli uomini c’è stata e c’è una costante riduzione del consumo di sigarette, non si può dire lo stesso per le donne, dove il fumo continua ad essere una abitudine difficile da sradicare. La conseguenza è un aumento dell’incidenza del tumore polmonare. Questo preoccupante incremento della malattia tra la popolazione femminile richiede una particolare attenzione da parte del mondo scientifico e della collettività. D: Il 70% dei pazienti che giungono alla vostra osservazione presenta un tumore del polmone in fase avanzata. La ragione sta nelle tecniche diagnostiche finora utilizzate che sono poco sensibili e inadatte per uno screening di massa. Come è cambiato l’approccio al tumore? R: Il tumore del polmone è classicamente un tumore che non dà sintomi fino ad una fase avanzata di malattia. Le diagnosi iniziali sono infatti molto rare e spesso avvengono occasionalmente attraverso una radiografia del torace o una TAC eseguite per altri motivi. Per molti anni la comunità scientifica dei paesi occidentali ha rifiutato una politica di prevenzione del tumore polmonare sulla scorta dei risultati negativi di studi clinici sviluppati negli Stati Uniti negli anni ‘70-80. Il più importante di questi utilizzava come mezzo di prevenzione la radiografia del torace ogni 6 mesi verso nessun esame radiologico nel gruppo di controllo. Lo studio presentava molti limiti di tipo metodologico e statistico e non ha evidenziato alcuna riduzione della mortalità per tumore nel gruppo sottoposto a screening. L’ insuccesso è stato sufficiente per inibire qualsiasi studio di screening del tumore polmonare per 20 anni. Solo alla fine degli anni ‘90 la pubblicazione di un studio pilota, lo studio ELCAP, ha riaperto un interesse per gli screening polmonari, evidenziando la netta superiorità della TAC del torace rispetto alla radiografia per l’identificazione di tumori polmonari in soggetti ad alto rischio. La TAC spirale a basso dosaggio, infatti, è in grado di analizzare in pochi secondi tutto il polmone, riscontrandone i noduli polmonari, anche di pochi millimetri, senza mezzo di contrasto e con un rilascio limitato di radiazioni. Nell’ultimo decennio questa tecnologia è stata validata come metodica efficace e non invasiva di diagnosi precoce del tumore polmonare ed rappresenta oggi uno strumento promettente per ridurre in futuro la mortalità di questo tumore. D: Quali sono i sintomi che possono o devono spingere a sottoporsi a analisi mirate? R: Il tumore polmonare quando è molto piccolo non dà alcun sintomo. Nel caso in cui comprima i bronchi si può presentare con tosse e febbre persistenti, affanno, espettorazione ematica. Il dolore toracico compare quando prende contatto con la pleura o le coste. Sono sintomi che richiedono un accertamento al torace con una TAC, in particolare se sono persistenti e in soggetti fumatori. Ci sono poi sintomi che originano invece dal coinvolgimento di organi a distanza quali dolori alle ossa, dimagramento importante, sintomi neurologici. D: La prevenzione è fondamentale: con diagnosi precoce le probabilità di cura con la sola chirurgia si alzano al 70-80%. Quali esami consiglia e a quale età? R: I soggetti ad alto rischio, dunque i forti fumatori o fumatrici sopra i 50 anni, dovrebbero fare una TAC del torace a basso dosaggio una volta all’anno in un centro specializzato nella diagnosi precoce del tumore polmonare. Mentre tutte le donne fumatrici e non, con una età compresa tra i 40 e i 50 anni, potrebbero eseguire l’esame ogni due anni. D: È notizia di questi giorni che le farmacie della USSL 12 veneziana, in collaborazione con i medici di famiglia, utilizzeranno la spirometria per la diagnosi precoce del polmone nei pazienti a rischio per condizioni al fumo e abitudini di vita, o esposizione a polvere di amianto o carbone. Lo ritiene un progetto utile, di “prevenzione”? R: Credo che sia un progetto molto utile per la prevenzione delle patologie respiratorie benigne come la bronchite cronica ostruttiva, l’enfisema e le interstiziopatie polmonari. Non è una iniziativa sufficiente per la diagnosi precoce del tumore polmonare che richiede invece esami più approfonditi di imaging. D: Il fumo, una abitudine notevolmente aumentata tra le donne, è dunque tra i maggiori fattori di rischio per lo sviluppo di un tumore polmonare. Smettere di fumare è una priorità per la prevenzione a questo tipo di tumore? R: Non fumare è chiaramente il consiglio migliore che possiamo dare alla popolazione. Bisogna pensare che il fumo è responsabile del tumore polmonare nel 90% degli uomini e nell’80% delle donne. Le campagne antifumo hanno avuto dei grossi effetti nel ridurre la mortalità di questo tumore negli Stati Uniti e in alcuni paesi dell’Europa. Purtroppo il messaggio non ha raggiunto alcuni gruppi di popolazione come le donne e i giovani che sono più restii ad abbandonare la sigaretta. Ci sono poi molti Paesi in via di sviluppo dove il consumo di sigarette ha un incremento esponenziale e nei quali si prevede un importante aumento dell’incidenza di tumori polmonari nel prossimo futuro. D: Comunicare i danni dovuti al fumo di tabacco è un dovere e la Fondazione Umberto Veronesi ha istituito un movimento di opinione Donne contro il Fumo. Volti femminili famosi hanno portato la loro testimonianza diretta tramite interviste ed articoli apparsi sui principali mezzi di comunicazione. Quali sono stati i risultati della campagna, secondo lei? R: Sicuramente c’è stata una forte sensibilizzazione di alcune porzioni della popolazione italiana. Le donne iscritte al movimento sono notevolmente aumentate in soli due anni. Abbiamo trovato un grande interesse da parte della stampa che si è impegnata a collaborare nella divulgazione di notizie scientifiche sulla prevenzione che riguardano da vicino la collettività. Tuttavia siamo solo agli inizi e il nostro sforzo in questo campo continuerà nei prossimi anni sperando che possa concretizzarsi anche in un calo del consumo di sigarette e, con il tempo, nella incidenza del tumore polmonare. E’ fondamentale che tutti i fumatori, ma soprattutto le donne e i giovani, siano informati e consapevoli delle loro scelte, dei rischi che corrono continuando a fumare, delle possibilità di essere aiutati nella fase di disassuefazione al fumo grazie a centri specializzati e dell’esistenza di strumenti moderni poco invasivi, come la TAC spirale, che premettono una diagnosi precoce del tumore polmonare. D: Donne contro il Fumo sostiene un altro importante progetto, lo studio Cosmos. Di che cosa si tratta? R: Lo studio Cosmos è stato istituito nel 2004 presso l’Istituto Europeo di Oncologia grazie alla collaborazione tra la Divisione di Radiologia diretta dal Prof. Bellomi e la Divisione di Chirurgia Toracica diretta dal Prof. Spaggiari. Lo studio ha reclutato in un anno 5000 fumatori asintomatici volontari che hanno acconsentito a partecipare ad un programma di diagnosi precoce del tumore polmonare mediante una TAC spirale a basso dosaggio senza contrasto da eseguire annualmente per 5 anni. Lo studio è attualmente al terzo anno di valutazione. I noduli riscontrati vengono registrati in una scheda e seguiti nel tempo per valutarne l’evoluzione e la pericolosità. In caso di noduli sospetti vengono prescritti esami più approfonditi: la PET scan o, se necessario, una biopsia. I pazienti con diagnosi accertata di tumore polmonare vengono operati e monitorati nel tempo. D: I primi dati dello studio sono soddisfacenti? R: Si, abbiamo trovato un tumore polmonare completamente asintomatico nell’1.7 % della popolazione iscritta la progetto nel corso dei primi due anni di studio. La maggior parte di questi tumori era in fase iniziale di malattia e operabile con buone prospettive di guarigione. In pochissimi casi è stata necessaria una biopsia per escludere una patologia benigna e comunque senza nessuna complicanza maggiore. Possiamo dire, con soddisfazione, che a molte persone che hanno partecipato a questo studio la TAC spirale ha probabilmente salvato la vita. D: Tutte le donne possono aderire allo studio? R: Lo studio ha reclutato sia donne che uomini sopra i 50 anni con una esposizione al fumo superiore a 20 sigarette al giorno per 20 anni. Attualmente lo studio non arruola più soggetti nuovi ma ci stiamo attrezzando per istituire un programma ancora più ampio nel corso del prossimo anno. L’Istituto accoglie comunque donne o uomini che vogliono fare una TAC spirale di prevenzione che rispondono ai criteri minimi di rischio (età > 45-50 anni e forte esposizione al fumo). D: In quali altre iniziative il Movimento Donne contro il Fumo è coinvolto? R: Il Movimento, attivo da più di due anni, si occupa di iniziative per diffondere una cultura anti-tabacco e per informare sui rischi cui va incontro la popolazione femminile a causa del vizio del fumo. Tra queste, una campagna stampa a cui hanno preso parte diciannove testimonial, portatrici di un messaggio personale di dissuasione al fumo; la realizzazione di spot pubblicitari; l’organizzazione di diversi convegni sul tema e di manifestazioni sportive. Al Movimento aderiscono diverse personalità del mondo dello sport, del giornalismo e dello spettacolo. D: Cessare l’abitudine al fumo è un impegno che dovrebbe cominciare fin da giovani. Quale messaggio da medico vuole rivolgere alle ragazze? R: Come medico racconterei loro tutti i danni provocati dal fumo che giornalmente constato sui pazienti che incontro in Istituto. Vedo il loro dolore e quello di coloro che li accompagnano, eppure questo argomento è di difficile presa sui ragazzi, convinti che il rischio e’ sfida, e’ certezza che a loro non potra’ capitare nulla. Quindi il messaggio va rivolto soprattutto agli adulti, a coloro che hanno con i giovani un rapporto educativo: le loro mamme, i loro insegnanti, le persone che i giovani prendono come punto di riferimento. Dobbiamo tenere conto che con i nostri gesti trasmettiamo un modello e, dunque, nei confronti dei ragazzi abbiamo una grande responsabilita’. Quando fumate di fronte a loro, pensate che siete un modello da prendere ad esempio. D: E da donna? R: Io penso che le donne oggi attraversino un periodo di grande crisi ma anche di grande responsabilità. Il futuro delle nuove generazioni e del Paese stesso, è per buona parte nelle mani delle donne. Sprecare delle vite umane per colpa del fumo è veramente delittuoso. Un gesto come il fumo che mette a rischio la propria vita non va preso con leggerezza ma deve essere una scelta consapevole, frutto di una profonda elaborazione personale che ogni donna fumatrice deve fare, sul significato e il valore che dà alla vita e quindi alla salute. Il mio messaggio è un invito alla riflessione affinché il fumare non rimanga un inutile o superficiale atteggiamento meccanico, una dipendenza che si subisce. Vorrei che la forza di volontà delle ragazze e delle donne fumatrici, così evidente in tanti campi, possa esplicarsi anche nel riconquistare la propria libertà dal fumo.
Intervista di Francesca Morelli




