Interviste

Share |

Le malattie reumatiche: conosciamole meglio


15/03/2010

Intervista a Roberto Gorla ​

Reumatismi, artrite reumatoide, malattie reumatiche degenerative: cosa sono, quali le cure? Ne abbiamo parlato con Roberto Gorla della Divisione di Reumatologia degli Spedali Civili di Brescia

1. Dottor Gorla, parlando di malattie reumatiche è corretto dire che sono sinonimo di dolore articolare?
Il dolore articolare e muscolare è il sintomo prevalente nelle malattie reumatiche, ma la definizione è limitativa, poiché queste malattie possono diffondersi a tutto l’organismo interessando, oltre alle articolazioni e ai muscoli, anche altri organi e tessuti con manifestazioni assai variabili.

2. Le malattie reumatiche sono piuttosto comuni?
Molto di più di quanto si pensi anche in considerazione dell’elevato numero di malattie reumatiche. Sono infatti più di 150 ed affliggono quasi 12 milioni di italiani.

3. Ci può enumerare le principali malattie reumatiche?
Le malattie reumatiche si suddividono in diverse tipologie. Le malattie reumatiche degenerative, più frequenti negli anziani, comprendono le varie forme di artrosi, caratterizzate da un dolore all’inizio del movimento che tende a ridursi con il riposo. Colpiscono con maggior frequenza la colonna vertebrale, l’anca, il ginocchio e le mani. Annoveriamo poi i reumatismi extra-articolari che comprendono le tendinopatie, le borsiti e la fibromialgia, un dolore muscolo-scheletrico persistente e diffuso. Le malattie dell’osso, come l’osteoporosi, malattia dovuta alla riduzione della massa ossea che rende lo scheletro fragile, specialmente le vertebre e il femore con rischio di fratture spontanee. È questa una condizione che affligge in particolare le donne dopo la menopausa, quando cioè viene meno l’azione protettiva assicurata dagli ormoni estrogeni per la perdita della funzione ovarica. Le malattie infiammatorie delle articolazioni comprendono l’artrite reumatoide che interessa prevalentemente le piccole articolazioni delle mani e dei piedi e in misura minore anche i polsi, i gomiti, le ginocchia e le caviglie. Oltre alle articolazioni possono esserne colpiti anche altri organi o apparati, come il sistema cardiocircolatorio e polmonare. Sempre a questa classe appartengono la spondilite anchilosante, che impegna maggiormente la colonna vertebrale fino a poter alterare la postura e l’artrite psoriasica, una malattia principalmente della pelle ma che in alcuni soggetti può avere anche una manifestazione articolare. Alcune artriti sono determinate da infezioni batteriche, virali o fungine. Oggi meno temibile del passato è il reumatismo articolare acuto che può comparire a seguito di una infezione delle tonsille e, oltre al coinvolgimento della articolazioni, può causare lesioni alle valvole del cuore. Le connettiviti autoimmuni comprendono invece il lupus erimatoso sistemico che colpisce spesso le giovani donne, genera artrite ma coinvolge anche altri apparati: cutaneo, muscolare, renale, cardiaco, polmonare e cerebrale, la sclerodermia, che determina un progressivo indurimento della cute, ma che può determinare disfunzione dei polmoni, dell’esofago e del cuore. Rientrano in questo gruppo anche le vasculiti, caratterizzate da infiammazioni dei vasi sanguigni in diverse parti dell’organismo. Le artriti da microcristalli, come la gotta, che è dovuta alla deposizione di microcristalli di acido urico nel liquido e nelle membrane che tappezzano le cavità delle articolazioni, le quali si caratterizzano con dolore acutissimo localizzato in particolare nel primo dito del piede. Infine vi sono le sindromi neurologiche da compressione che comprendono la sindrome del tunnel carpale, una patologia scatenata dalla compressione del nervo mediano nel punto in cui questo tronco nervoso attraversa il tunnel carpale e la sciatica, scatenata dalla compressione della radice nervosa a livello della quarta e quinta vertebra lombare che provoca un dolore lungo l’intera gamba fino al piede.

4. Parliamo dei reumatismi: esiste una correlazione tra mal tempo e dolori reumatici?
Assolutamente no, non è stata dimostrata alcuna correlazione tra umidità, freddo e reumatismi. Tuttavia molti malati di artrosi sostengono che il dolore sia maggiore nella stagione fredda e umida. È l’abbassamento della pressione atmosferica in realtà che può in qualche modo accentuare la percezione del dolore perché aumenta la distensione della capsula articolare, ossia del tessuto connettivo che abbraccia la giuntura, e stira le fibre nervose provocando una sensazione di fastidio e dolore.

5. Per curare i reumatismi è meglio ricorrere al caldo a al freddo?
I disturbi reumatici sono estremamente soggettivi. Da un punto di vista teorico, le infiammazioni articolari, le artriti ad esempio, andrebbero trattate con il freddo mentre quelle degenerative dovute all’artrosi con il caldo e con terapie fisiche che possono variare dagli ultrasuoni alla radarterapia, al laser agli infrarossi. Ma non è la regola.

6. Cosa occorre dunque fare in presenza di una malattia reumatica?
In questo tipo di malattie, è fondamentale la diagnosi precoce perché se non vengono curate in tempi e con le modalità adeguate, è possibile andare incontro a invalidità permanenti. Dunque la prima cosa è sottoporsi ad una visita reumatologica, utile a stimare il tipo di malattia e la gravità, a modificarne il decorso e a rallentare la distruzione articolare progressiva.

7. Quali sono oggi le terapie più accreditate?
Le terapie classiche si basano sulla somministrazione di analgesici o Fans, cioè degli antinfiammatori non steroidei o, in casi selezionati, ai cortisonici che riducono il dolore ed il gonfiore. Per curare le poliartriti croniche si impiegano farmaci anti-reumatici che, oltre ad essere in grado di contrastare il dolore, possono aiutare a rallentare o arrestare la progressione del danno anatomico articolare e ai farmaci biologici. Questi ultimi sono delle molecole ottenute grazie alle tecniche dell’ingegneria genetica, che vanno a bersagliare alcune sostanze (le citochine) o cellule specifiche (i linfociti B), implicate nello sviluppo della malattia. Per le connettiviti autoimmuni si impiegano farmaci immunodepressori.
8. Una condizione che spesso affligge la donna è la fibromialgia. Di che cosa si tratta esattamente?
È una forma di dolore muscolo-scheletrico diffuso, accompagnato da affaticamento e ridotta resistenza alla fatica. Il malato di fibromialgia presenta inoltre svariati altri sintomi: parestesie (bruciore o formicolio diffuso), rigidità dei muscoli del collo e delle spalle, disturbo del sonno (stanchezza maggiore al risveglio), mutamenti dell’umore, cefalea, vertigine, stitichezza o diarrea (colon irritabile), difficoltà a concentrasi, ansia e depressione.

9. Quali sono le cause della malattia?
Non sono ancora note. Si instaura tuttavia una iperalgesia a livello cerebrale che si traduce in una amplificazione esagerata della recezione del dolore e di molti altri stimoli neurovegetativi. La cura comprende farmaci contro il dolore e l’insonnia, miorilassanti e anti-depressivi (ricaptatori della serotonina). Necessario l’allenamento graduale dei muscoli dolenti. Utili, tra gli altri, a sostegno sono la terapia cognitivo-comportamentale per aiutare il paziente a convivere con questa condizione, l’agopuntura e lo yoga.

Francesca Morelli