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Hiv e Hcv, due virus "paralleli"


26/11/2010


Rilanciamo un articolo tratto da “Corriere Salute” online. Parallelismi tra HIV ed epatite C.

MILANO - Due virus dalle storie parallele. Quelli dell’Aids (Hiv) e dell’epatite C (Hcv). Due storie nate più o meno negli stessi anni, con la scoperta molto ravvicinata dei due microbi. Andate avanti con evidenze simili, per esempio la presenza abbinata dei due virus nelle persone sieropositive. E unite infine dallo stesso percorso scientifico. La ricerca per i farmaci anti Aids è servita come modello per gli altri. «Si è capito che per ottenere efficacia bisognava colpire le proteine dei virus e inibirle. Una strategia che per l’Hiv è stata vincente e che sta dimostrando gli stessi risultati per l’altra infezione» dice Antonio Craxì, professore di gastroeneterologia all’università di Palermo. Se ne è parlato in un convegno di virologia organizzato all’Istituto Superiore di Sanità (Iss), dove è stato fatto il punto sulle due patologie. Il prossimo anno l’Aids compie 30 anni. Le terapie sono ormai capaci di governare l’infezione e renderla cronica, con una buona qualità di vita. «Continua a costituire un’emergenza ma con l’epatite C il rischio è maggiore. In Italia i sieropositivi sono 170-180 mila, circa 1 milione e 700 malati», ricorda Stefano Vella, direttore del dipartimento di farmacologia all’Iss.

NUOVI FARMACI - L’esperienza con l’Aids ha evitato ai ricercatori e ai clinici di ripetere gli errori, per esempio quello iniziale di insistere con la monoterapia piuttosto che attaccare con più molecole. Contro l’Hcv sono in arrivo nuove medicine che imprimeranno, a sentire gli infettivologi, una svolta nelle cure. Si tratta di due inibitori della proteasi, la proteina che permette al virus di replicarsi e dunque di aggredire l’organismo. Si attendono le registrazioni presso l’agenzia americana dei farmaci Fda entro 9 mesi e quella successiva da parte dell’agenzia europea Emea. Le terapie risultano efficaci nel 75% dei pazienti che non hanno mai ricevuto trattamenti, rispetto al 50% dell’efficacia ottenuta dalle terapie tradizionali a base di interferone. Craxì concorda. Sarà una nuova svolta, «ma non bisogna sottovalutare gli svantaggi legati alle rinunce dei pazienti. Il 10-15% non completano i cicli perché tossici. La tossicità è infatti notevole perché gli inibitori vengono aggiunti alla terapia tradizionale e dunque si devono prendere almeno 3 pillole per volta». Seconda controindicazione, i costi. Non è stato ancora calcolato quanto, ma secondo Craxì raddoppieranno rispetto a quelli odierni. Le prospettive sono migliori che per l’Aids. Craxì ritiene che si possa arrivare alla completa eliminazione del virus C dall’organismo, alla guarigione, obiettivo che al momento è fuori portata per l’Hiv.

 

Margherita De Bac