Articoli divulgativi
I traumi aumentano la possibilità di sviluppare la Sla
21/01/2011
Rilanciamo un articolo tratto da “La Stampa Benessere” online. Una relazione tra Sla e traumi fisici?
La cosiddetta Sla, ossia la Sclerosi laterale amiotrofica, è una malattia neurovegetativa che attualmente interessa più di 4mila persone in Italia. Colpisce con una media di circa tre persone ogni centomila. Tra le persone colpite si annoverano numerosi sportivi.
Oggi, una nuova ricerca a opera dell'Istituto Mario Negri di Milano suggerisce che dietro alla Sla ci possano anche essere i traumi fisici.
Per arrivare alle loro conclusioni, i ricercatori del Mario Negri hanno intervistato 377 pazienti e 754 persone sane (con un rapporto di 1:2), a partire dal settembre 2007 fino all’aprile 2010.
I dati acquisti e le analisi di questi «hanno dimostrato un'associazione tra l'evento trauma e la patologia della Sla, documentando un rischio relativo di 1,51. I dati raccolti consentono, così, di attribuire inequivocabilmente all'evento trauma un ruolo di fattore di rischio per la Sla», spiegano i ricercatori.
Non solo il trauma in sé potrebbe essere fattore di rischio, ma anche il numero degli stessi. Gli sportivi, e in particolar modo i calciatori professionisti, sono più soggetti a questo tipo di traumi. Ecco forse perché proprio i calciatori sono la categoria più colpita.
«I risultati ottenuti mostrano un andamento lineare: all’aumentare del numero di traumi aumenta anche il rischio di malattia. Il medesimo risultato è stato ottenuto limitando l'analisi ai traumi avvenuti 5 anni prima l'esordio della patologia, escludendo così eventi forse occorsi in epoche successive all'inizio dei sintomi», sottolineano al Mario Negri.
Una successiva analisi dei sottogruppi ha permesso ai ricercatori di scoprire che questo rischio si presentava con maggior frequenza nei maschi e nei soggetti in cui la malattia presentava un esordio spinale, ossia agli arti.
«Si può dunque concludere che l'evento trauma sia un fattore di rischio per la Sla, soprattutto se ripetuto e inducente disabilità, e l'associazione è statisticamente significativa. Non sembra invece esserci alcuna correlazione tra il sito di insorgenza della malattia e la sede dei traumi. Effettuando analisi per sottogruppi, alcune variabili da noi considerate solo come confonditori hanno assunto un ruolo interessante. Il caffè, per esempio, è risultato quale fattore protettivo in tutte le analisi», conclude il dottor Ettore Beghi, Laboratorio malattie neurologiche del Dipartimento Neuroscienze del Mario Negri.
[lm&sdp]




