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Mamme, la felicità tocca il massimo quando il bimbo ha 6 mesi


03/02/2011

Rilanciamo un articolo tratto da “La Stampa Benessere” online. Il paradosso della vita dei genitori.

Quando la famiglia si allarga e nasce un bambino la felicità è grande. Tuttavia, con il passare del tempo spesso insorgono problemi e difficoltà che non permettono sempre di vivere serenamente la propria vita familiare. In particolare, i momenti più tristi li avverte la mamma che, generalmente, è la persona che accudisce il proprio piccolo per più tempo durante l’arco della giornata.
Secondo quanto riportato su Scienze Daily, il periodo migliore per una mamma si presenta intorno ai sei mesi di vita, mentre il peggiore intorno ai tre anni di età.

È da tenere tuttavia presente che i tre anni sono un periodo critico, soprattutto per le donne che non hanno vissuto la gravidanza in maniera serena.

Questo è quanto emerge da uno studio condotto dai ricercatori del Norwegian Institute of Public Health che ha preso in esame 60mila mamme. La ricerca in questione si è basata su un gran numero di donne che partecipavano allo studio norvegese denominato MoBa (Norwegian Mother and Child Cohort Study). Si tratta di uno studio longitudinale che è stato in grado di reclutare oltre 100.000 mamme che hanno avuto figli dal 1998 al 2008.

«In questo studio abbiamo analizzato due tipi di soddisfazione - soddisfazione con il partner e la soddisfazione generale con la vita - sia durante la gravidanza che più tardi della prima infanzia», spiega l’autore dello studio, dottor Ragnhild Bang Nes.

A giudicare dai dati acquisiti durante la ricerca, sembrerebbe che dopo i sei mesi la soddisfazione della vita diminuisca per arrivare al livello più basso intorno ai tre anni. In questo incide anche la soddisfazione della propria vita sentimentale che, se buona durante la gravidanza, è possibile lo sia anche nei tre anni successivi. Sembra infatti che il rapporto con il proprio marito o compagno influenzi quello con il proprio figlio.

«La maggior parte degli adulti vogliono avere figli. I bambini sono visti come una benedizione, un arricchimento e una fonte centrale di significato, di amore e di appartenenza. Ci si aspetta quindi che avere un figlio soddisfi il desiderio di un bisogno fondamentale e che a sua volta crei felicità e soddisfazione. Tuttavia, gli studi dimostrano che questo non è sempre così. Questo è spesso chiamato il 'paradosso della vita dei genitori’», spiega Bang Nes.

Se ci pensiamo bene la spiegazione del “paradosso della vita dei genitori” non è così tanto strana. È vero che molte coppie desiderano un figlio, ed è vero che il piccolo riempie la loro vita nei modi più impensabili, ma è anche vero che con la vita frenetica che conduciamo, stare dietro a un bambino non è così semplice. Stiamo parlando di una creatura che richiede il massimo dell’attenzione in un momento in cui siamo pieni di impegni e non abbiamo neppure un attimo per pensare e dedicarci realmente a loro.

Non per il fargli il bagnetto, per metterli a nanna o per dargli da mangiare. Non stiamo parlando di bisogni primari ma semplicemente di avere il tempo di guardarli negli occhi e sorridere al loro incredibile e spensierato modo di vivere. Di sorridere quanto combinano pasticci e magari, convinti di fare una cosa giusta, portano in casa acqua o fango poco dopo che abbiamo pulito il pavimento. O quando, poco prima di uscire sporcano il vestito che avevano appena indossato. Forse il paradosso non esisterebbe se non fossimo così presi dalla vita, se non ritenessimo importanti cose che, quando eravamo bambini anche noi, non consideravamo neppure. Forse potremmo stare meglio se imparassimo a fermarci e a essere un po’ più spensierati… come i nostri figli.

 

[lm&sdp]