Articoli divulgativi
Pet therapy con le asinelle di Genzano
25/02/2011
Rilanciamo un articolo tratto da “Corriere Salute” online. L’asino protagonista della Pet therapy.
MILANO - La tenuta dell’Ospedale psichiatrico Fatebenefratelli di Genzano, in provincia di Roma, ospita cinque asinelle. C’è Stella, la prima a giungere qui nel 2004, ormai anziana e cieca, ma amatissima da tutti. E poi ci sono Bruschetta e Giuditta, madre - quest’ultima - di Mirella, nata nel 2005. Infine c’è Rosita, arrivata nel centro di cura dei Castelli romani dopo una vita di maltrattamenti. Intuendo la sua sofferenza, Carlo, un ospite dell’istituto, ha detto agli altri che «bisognava farsi carico della sua paura», e per molto tempo, insistentemente, ha cercato di avvicinarla. A gennaio finalmente è riuscito ad accarezzarle le orecchie. Carlo è un uomo sulla sessantina, ricoverato qui da circa quattro anni perché a casa sua proprio non può vivere. Ha la mania compulsiva a raccattare tutto ciò che trova, per strada o nella spazzatura: dalle scarpe vecchie ai cestelli della lavatrice, porta con sé ogni cosa e non butta via mai nulla.
GLI ANIMALI - Nelle sue tasche i medici dell’ospedale trovano di tutto, ma il suo disturbo cessa quando sta con le asinelle. Per Carlo toccare le orecchie di Rosita è stata una vittoria, e dopo aver raggiunto l’obiettivo ha subito iniziato a spiegare a tutti come fare per avvicinarla. Gli altri pazienti, però, non osano ancora imitarlo, e preferiscono piuttosto accarezzare e accudire le altre somarelle, nello spazio riservato al "percorso terapeutico con gli asini" ricavato fra i pini e gli ulivi del parco della Torretta, come i genzanesi ancora chiamano l’ospedale, che un tempo era un manicomio. Le cinque asinelle non sono le uniche ospiti non umane del Fatebenefratelli. C’è anche un pony, e non lontano dalle stalle c’è un laghetto con papere e conigli, cui i pazienti danno da mangiare. Su Stella e le altre però si concentra il progetto di pet therapy fortemente voluto da Patrizia Reinger Cantiello, che ne è la responsabile. «Avevo seguito un corso sull’impiego degli asini nella terapia, e quando ho incontrato questi animali ho subito capito che potevano essere uno strumento prezioso per la mia attività con i pazienti, e che è centrata sulla relazione e la comunicazione - spiega -. Incontrare l’asino equivale a confrontarsi con lo sconosciuto, e relazionarsi con lui aiuta a guadagnare fiducia».
BAMBINI E ANZIANI - Naturalmente socievoli, questi animali inducono con la loro stessa presenza una disponibilità che rende più facile anche l’interazione fra gli operatori e i malati. «Persone che sembrano incapaci di capire ciò che gli si dice dimostrano di poter instaurare una relazione costruttiva con noi in presenza di questi animali - spiega Cantiello, che da qualche tempo ha iniziato a usare le sue asinelle anche con bambini con deficit cognitivi -. Stiamo ottenendo buoni risultati e vorremmo ampliare questa attività». «La pet therapy è particolarmente efficace con i bambini, perché favorisce lo sviluppo della socialità e dell’emotività - spiega Francesca Cirulli, ricercatrice dell’Istituto superiore di sanità -. Ed è utile anche con gli anziani, per i quali l’incontro con gli animali è l’occasione per uscire da un isolamento che, se non interrotto, può favorire il declino cognitivo. Su queste categorie di persone stiamo lavorando per stilare delle linee guida rivolte agli operatori; in Italia, infatti, ci sono molte iniziative ma usano metodi disomogenei». Le linee guida specificheranno come impostare i percorsi terapeutici ma anche quali criteri seguire per scegliere e addestrare gli animali.
ADDESTRAMENTO - «La scelta deve essere tarata sui singoli casi, e un documento del Comitato nazionale di bioetica stabilisce che vanno preferite le specie domestiche, perché già selezionate per la loro docilità e facilità al rapporto con l’uomo. L’addestramento non può prescindere dal benessere dell’animale, che deve però abituarsi a rispondere ai comandi e anche a "sopportare" le avances a volte un po' impulsive, che possono verificarsi specie se si lavora con i bambini. Per gli animali può essere faticoso e per questo le sedute terapeutiche di solito non durano più di 30-45 minuti». A Genzano, gli incontri fra i pazienti e le asinelle si svolgono al mattino. «Coinvolgono una ventina di malati, anche se non sempre ci sono tutti - racconta Reinger Cantiello -. Nell’ospedale però sono ricoverate anche persone che, per problemi di mobilità, non possono venire fisicamente fino alle stalle. Allora andiamo noi da loro: portiamo gli asini nel portico dell’ospedale e capita ogni tanto che anche pazienti che ci sembravano inadatti alle attività con gli animali siano incuriositi e inizino spontaneamente a interagire con loro».
Margherita Fronte




