Articoli divulgativi
Gol da infarto, cuori a rischio
11/03/2011
Rilanciamo un articolo tratto da Corriere Salute: durante una partita importante, il tifoso può essere provato dalle emozioni qualche volta letali
MILANO - Bisogna prepararsi non solo per praticare uno sport, ma anche per sostenere la propria squadra. Per ridurre il rischio cardiaco nei tifosi, i ricercatori del Good Samaritan Hospital e dell’università di Los Angeles, sull’American Journal of Medicine, dopo aver fatto il punto di come e perché spettatori particolarmente stressati, ansiosi e aggressivi rischiano l’infarto per un rigore mancato, arrivano a proporre l’uso di farmaci come l’aspirina o i betabloccanti o almeno la frequenza di corsi che aiutino i più scalmanati a controllare le loro emozioni.
I MECCANISMI - Secondo gli esperti americani la scarica di adrenalina che si verifica nell’organismo dei più fanatici può rivelarsi pericolosa, specie se la posta in gioco è percepita come alta, la tipica partita "in casa" o se, è persino banale dirlo, si profila una sconfitta. Chi misurasse alcuni parametri vitali in questi casi troverebbe un aumento della frequenza cardiaca, una carenza di ossigeno ai tessuti e una circolazione complessivamente compromessa. Tutto ciò può determinare il peggio, soprattutto in chi è malato di cuore o ha le coronarie ostruite, che lo sappia o no, ma non risparmia persone teoricamente sane, specie se fumano o eccedono con l’alcol, il cibo o droghe di vario tipo.
ESEMPI STORICI - Nello studio sono stati presi in considerazione tre fra gli sport più popolari e, di questi, gli eventi di ampia risonanza, con risultati tragicamente curiosi. Per esempio, durante i mondiali di calcio del 2006 in Germania, nei giorni in cui la nazionale tedesca scendeva in campo si registrava nei pronti soccorsi un aumento di due volte e mezza dei casi di infarto e di tre volte di quelli di aritmie cardiache. A dimostrare che non fosse una coincidenza, il picco dei ricoveri si collocava a circa due ore dall’inizio di ogni partita e si è verificato in modo eclatante dopo la sconfitta che ha impedito alla Germania di raggiungere la finale. Anche il Super Bowl, la finalissima di football americano miete vittime oltreoceano, e pure qui la colpa è soprattutto delle partitissime. In Canada, invece, un destino crudele ha fulminato due fratelli entrambi portatori di un aneurisma dell’aorta, in due occasioni differenti ma sempre mentre guardavano una competizione sportiva. Più fortuna ha avuto un paziente già ricoverato che, per la stessa malattia, è collassato in ospedale mentre assisteva a una partita di hockey, letteralmente della vita. È stato prontamente soccorso e operato; risvegliatosi, ha chiesto al chirurgo: «Chi ha vinto?».
E IN ITALIA? - «Anche nel nostro Paese purtroppo capitano eventi di questo tipo - commenta Franco Giada, cardiologo e medico dello sport del Centro specializzato per la tutela sanitaria delle attività sportive della Regione Veneto, presso l’ospedale di Noale-Venezia -. Eppure in Italia e nel resto d’Europa, come recentemente dimostrato da uno studio multicentrico della Società Europea di Cardiologia, le relative misure di sicurezza non sono ancora pienamente sviluppate, nemmeno negli stadi di calcio di serie A». Ciò non significa che non se ne senta il bisogno. «Le linee guida nazionali e internazionali raccomandano la predisposizione di piani di emergenza cardiologica nei luoghi pubblici frequentati da molte persone, primi fra tutti gli stadi - prosegue l’esperto -. Essi devono comprendere anche la disponibilità e l’utilizzo dei defibrillatori automatici, strumenti in grado di ripristinare il ritmo cardiaco normale in caso di aritmie pericolose per la vita. A tal proposito, la Federazione Medico Sportiva Italiana, la Società Italiana di Cardiologia dello Sport e il Gruppo Italiano di Emergenze Cardiologiche stanno lavorando proprio in questi giorni a un documento congiunto sulla gestione dell’emergenza cardiologica in ambito sportivo».
COME DIFENDERSI - Prevenire questi tragici eventi sarebbe anche meglio, sostengono gli autori dello studio statunitense. «Per evitare sconfitte più gravi di quelle sul campo, i più appassionati potrebbero pensare anche di prepararsi a seguire la propria squadra partecipando a corsi di meditazione trascendentale o per gestire lo stress» consiglia Robert Kloner, uno degli autori dell’articolo, secondo cui per ridurre il rischio, prima di un incontro cruciale, sarebbe giustificata anche la prescrizione da parte del medico di aspirina o betabloccanti. «Ma in molti casi basterebbe prestare maggiore attenzione ai comportamenti a rischio: fumo, eccessi alimentari e di bevande alcoliche, così come l’uso di sostanze stupefacenti, insieme al freddo degli spalti, sono tutti fattori che possono rappresentare la goccia che fa traboccare il vaso, e scatenare l’attacco cardiaco».




