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Acido folico in gravidanza riduce il rischio di ritardo del linguaggio nei bambini


17/10/2011

Rilanciamo un articolo di La Stampa Benessere: un’integrazione di acido folico fin dalla programmazione della gravidanza è stata associata a un rischio ridotto che il bambino subisca gravi ritardi nella parola.

Uno studio a opera degli scienziati dell’Istituto di Sanità pubblica di Oslo, in Norvegia, ha messo in luce come un’assunzione adeguata di acido folico da parte della madre fin dalla programmazione della gravidanza possa ridurre significativamente il rischio di gravi ritardi nel linguaggio del bambino.

Pubblicati su JAMA, i risultati di questa nuova ricerca mostrano che, nel totale, sono stati coinvolti 38.954 bambini, le cui madri sono state seguite dai ricercatori a partire dal 1999.
«Studi randomizzati controllati e altri studi hanno dimostrato che l’integrazione periconcezionale [il periodo che va dal concepimento fino alla prima gravidanza] di acido folico riduce il rischio di difetti del tubo neurale. Per quanto ne sappiamo, nessuno degli studi clinici ha seguito il campione [dei soggetti] per verificare se questi integratori hanno effetti sullo sviluppo che si manifestano solo dopo la nascita», scrivono gli autori dello studio.

Questo si pone dunque come uno dei primi studi a indagare gli effetti dell’acido folico dopo la nascita del bambino e, in particolare, riguardo lo sviluppo del linguaggio all’età di 3 anni.
La dottoressa Christine Roth e colleghi hanno reclutato le donne nel 1999. La raccolta di dati ha poi incluso i bambini nati prima del 2008, le cui madri hanno compilato un questionario durante i tre anni di follow-up. L’attenzione era stata incentrata sull’assunzione di integratori di acido folico 4 settimane prima e 8 settimane dopo il concepimento.

Dei quasi 39mila bambini studiati, 19.956 erano maschi e 18.998 femmine. Dei bambini nati da madri che assumevano l’acido folico, 204 (ossia lo 0,5 per cento) sono stati classificati come aventi grave ritardo nel linguaggio. Nello specifico erano 159 maschi e 45 femmine.
I bambini le cui madri hanno assunto integratori alimentari non nell’intervallo di esposizione, e che facevano parte del gruppo di riferimento, erano 9.052 (ossia il 24 per cento]. Di questi, 81 bambini (lo 0,9 per cento) hanno mostrato un grave ritardo del linguaggio.

«Non abbiamo trovato alcuna associazione, tuttavia, tra l’uso materno di integratori di acido folico e un significativo ritardo nelle abilità motorie all’età di 3 anni. La specificità fornisce qualche rassicurazione che non ci sia stato alcun fattore di confondimento non misurato. Da tale fattore ci si potrebbe aspettare di mettere in relazione il linguaggio e il ritardo motorio », concludono i ricercatori.
In sostanza, anche se le percentuali possono sembrare differire di poco, in realtà la differenza è significativa, suggerisce lo studio. Assumere integratori è comunque un’azione che non va intrapresa di spontanea volontà, me è sempre bene parlarne prima con il proprio medico.

(Fonte: La Stampa Benessere)