Articoli divulgativi
Influenza e vaccino: il monitoraggio
02/11/2011
Rilanciamo un articolo di Salute 24 sull’utilizzo di Twitter in relazione al monitoraggio di influenza e vaccini.
Le nuove tecnologie a servizio della sanità: il monitoraggio della vaccinazione influenzale adesso si può fare tramite Twitter, l'ormai noto social network tramite cui gli utenti rimangono in contatto tra loro con i «tweets», i «cinguettii», brevi messaggi di testo da 140 caratteri. Lo studio, pubblicato su Plos Computational Biology dai ricercatori statunitensi della Penn State University, mette in evidenza che, monitorando il contenuto dei messaggini, è possibile capire cosa le persone pensino dell'influenza e del vaccino, e arrivare anche a fare delle previsioni sui tassi di vaccinazione dei singoli Paesi.
Marcel Salathé, che ha guidatolo studio, spiega di aver scelto appositamente Twitter perché, a differenza di quello che accade in altri social network come Facebook, su Twitter i messaggi sono considerati dati pubblici. E poi perché «i tweets sono molto brevi, al massimo 140 caratteri - spiega Salathé - così gli utenti sono costretti a esprimere le proprie opinioni su un particolare argomento in modo molto conciso», il che aiuta l'analisi dei testi.
Salathé e colleghi hanno monitorato 477.768 tweets inviati tra l'agosto 2009 e il gennaio 2010 che avessero come parola chiave «vaccinazione»: dopo aver depurato tutti i messaggi non pertinenti - come quelli che riguardavano vaccinazioni per altre patologie - il computer ha esaminato 318.379 tweets. I primi risultati dimostrano che questo monitoraggio può funzionare: i dati ottenuti da Salathé hanno infatti messo in evidenza che la percentuale più alta di tweets positivi nei confronti del vaccino era stata registrata tra i cittadini residenti negli Stati Usa del New England, che stando al Centers for Disease Control and Prevention (CDC) sono gli stessi che hanno poi fatto effettivamente registrare i più alti tassi di vaccinazione contro l'influenza. «Questi risultati potrebbero essere usati per sviluppare iniziative di salute pubblica - spiega Salathé -. Campagne mirate potrebbero essere progettate, ad esempio, nelle regioni individuate come più carenti dal punto di vista della sensibilità alla prevenzione. E i dati raccolti potrebbero inoltre essere utilizzati per prevedere il numero di dosi di vaccino necessarie per soddisfare le esigenze di una particolare area».




