Articoli divulgativi
Vacanza, relax e amici non sono tabù
11/08/2010
Rilanciamo un articolo tratto da “Corriere Salute” online. Malati di cancro: consigli per chi va in vacanza e per chi resta in città.
MILANO - L'estate può diventare un momento particolarmente critico per i malati di cancro e per i loro familiari. L'impatto psicologico è stridente: da un lato il contesto esterno richiama alle vacanze e alla spensieratezza, dall’altro una situazione di estremo disagio. A questo si aggiunge il fatto che tutti i servizi che le città normalmente offrono subiscono una significativa diminuzione, proprio legata al periodo delle ferie collettive. Allora, che fare? «Che le persone colpite da un tumore, con tutte le precauzioni del caso, facciano una vita la più normale possibile e non si sentano soltanto dei malati» suggeriscono nei forum di Sportello Cancro medici e psiconcologi. È importante che - nei limiti del possibile - il malato si prenda cura di se stesso ancora più intensamente che nei periodi di salute, continuando appunto ad andare in vacanza, a coltivare i suoi interessi culturali, le sue passioni e i suoi hobby, i suoi rapporti sociali. Soprattutto stringendo intorno a sé l’affetto di parenti e amici, per evitare uno degli aspetti più difficili della malattia: la solitudine che nasce dall’istinto di isolarsi da un mondo «dei sani» che sembra non capirci più.
LA VACANZA NON È VIETATA, ANZI - Insomma, se è impossibile chiedere a chi vive la malattia di dimenticare, anche solo per qualche giorno, il proprio dolore, che è insieme fisico e psicologico, «partire per l’estate e dedicarsi ai propri cari può aiutare a ritrovare un punto di equilibro fra mente e corpo» suggeriva Umberto Veronesi ai nostri lettori a luglio di qualche anno fa. Allontanarsi dalle città ha un effetto positivo, anche per chi si sottopone a chemio o radioterapia. Basta seguire alcune precauzioni e pensare a un luogo dove potersi davvero rilassare. Indipendentemente dalla destinazione scelta, è bene tenere in considerazione alcune regole generali: è preferibile optare per una località nelle vicinanze di una struttura ospedaliera attrezzata, a cui poter ricorrere in caso di necessità. Meglio quindi escludere luoghi lontani, certamente quelli esotici, e rimanere nei confini nazionali. Sarebbe anche prudente portare con sé una breve relazione, una sorta di certificato clinico, del proprio oncologo, in cui siano indicati la patologia, il tipo di trattamento eseguito, l’eventuale terapia in corso e i farmaci consigliati. A questo "pacchetto", se possibile, bisogna aggiungere il numero di telefono dell’oncologo curante o di un altro oncologo del proprio centro ospedaliero. È poi consigliabile mettere in valigia gli eventuali medicinali da utilizzare, in quantità sufficiente per la durata del soggiorno (senza doverli andare a comprare, magari con qualche difficoltà, nelle località di vacanza). Infine andrebbe identificata una unità di oncologia di riferimento nel luogo di villeggiatura, per proseguire le terapie o per sottoporsi a controlli (previsti o imprevisti).
IL VOLONTARIATO NON VA IN FERIE - Soprattutto chi resta in città, però, potrebbe sentirsi solo. E per i pazienti che non sono in condizione di partire l’estate è certamente un periodo difficile. In molti ospedali, però, sono attive varie associazioni di volontariato che "non vanno in vacanza": sono, insieme a medici e infermieri, un buon punto di riferimento a cui chiedere aiuto. «Anche la nostra help line telefonica è sempre disponibile – ricordano dall’Aimac (Associazione italiana malati di cancro) -, il nostro numero verde 840.503579 è attivo dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 19 e mette a disposizione un’equipe qualificata composta da oncologi, psicologi, avvocati, in grado di rispondere a quesiti riguardanti la malattia, ma anche di venire incontro a bisogni di sostegno psicologico per i malati di cancro e i loro familiari».
Vera Martinella
(Fondazione Veronesi)




