Articoli scientifici
Malattie reumatiche, buone cure solo nei Paesi ricchi
02/07/2010
Rilanciamo un articolo tratto da “Corriere Salute” online.
Dai dati presentati durante l’ultimo Congresso dell'European League Against Rheumatism (Eular), tenutosi a Roma, è emersa l’esistenza di una forte relazione tra opportunità e velocità nelle cure per le malattie reumatiche e stato socio economico di un Paese. La probabilità di terapie tempestive e appropriate è tre volte più alta nei Paesi ricchi rispetto a quelli più poveri, indipendentemente dalla severità dei sintomi.
MILANO - Dimmi in che Paese vivi e ti dirò come ti curerai. Perché i farmaci biologici per la terapia dell'artrite reumatoide e altre patologie reumatiche arrivano al momento giusto soprattutto nei Paesi con il Prodotto Interno Lordo più alto: qui la probabilità di terapie tempestive e appropriate è tre volte più alta rispetto a quella dei pazienti dei Paesi più poveri, indipendentemente dalla severità dei sintomi. Lo ha dimostrato uno studio europeo presentato a Roma durante l'ultimo congresso dell'European League Against Rheumatism (Eular).
STUDIO EUROPEO – I dati arrivano da due indagini coordinate da Tuulikki Sokka, dell'ospedale di Jyvaskyla in Finlandia, e condotte assieme ai colleghi di altri Paesi europei sul database QUEST-RA (Quantitative Standard Monitoring of Patients with Rhaumatoid Arthritis), che raccoglie i dati di migliaia di pazienti con artrite reumatoide. In un caso si sono valutati i dati di circa 3.400 pazienti da 18 Paesi, di cui 11 ricchi (con un Pil superiore a 24mila euro pro capite) e 7 poveri (Pil inferiore a 11mila euro a testa), nell'altro le informazioni relative ad altre 8 mila persone. I ricercatori hanno indagato in entrambi i casi la tempestività delle cure e anche la gravità delle manifestazioni della malattia, scoprendo che c'è un abisso fra le cure per i più ricchi e quelle dei poveri, che però riferiscono gli stessi disagi. Anzi, i sintomi della malattia sono spesso più gravi nei Paesi poveri, probabilmente proprio perché le terapie adeguate sono meno diffuse. Fatto sta che chi vive in Francia, in Italia o in Inghilterra ha una probabilità tre volte maggiore di vedersi prescrivere i biologici rispetto a chi vive in Grecia. «La macroeconomia del Paese dove si vive influenza molto i trattamenti disponibili per i pazienti – ha commentato Paul Emery, presidente EULAR –. Riteniamo perciò che sia importante lavorare perché ovunque tutti possano avere lo stesso accesso alle cure migliori, quando sono necessarie».
ITALIA – Il nostro Paese non dovrebbe cavarsela troppo male, visto che (per ora) fa parte del versante «ricco» dell'Europa. Chiediamo conferma a Maurizio Cutolo, presidente del congresso romano e responsabile dell’Unità di Reumatologia del Dipartimento di Medicina Interna dell’università di Genova: «Sì, in Italia non ci possiamo lamentare. Esistono ancora disparità regionali, ma un buon 60 per cento delle Regioni si è data regole e limiti nell'uso dei biologici e controlla bene la spesa. Che non è irrisoria, parliamo di 12mila euro per paziente ogni anno: anche per questo a volte si verificano difficoltà. Basti pensare che fino a pochi anni fa in una città come Londra si riuscivano a mettere in terapia pochissimi pazienti». Da noi la spesa per i biologici ammonta a circa il 6 per cento dei costi complessivi, diretti e indiretti, legati all'artrite reumatoide; la media europea è il 9 per cento, segno che da noi ancora c'è un po' da fare: quel 40 per cento di Regioni che non ha ancora attivato procedure di controllo «frena» l'accesso corretto ai farmaci di una parte della popolazione, per quanto in generale la situazione sia da considerarsi buona rispetto a Paesi meno ricchi del nostro. «Bisogna anche sottolineare che occorre essere severi nel rispettare i criteri d'uso dei biologici – riprende Cutolo –. Le linee guida europee per il loro utilizzo sono state pubblicate da pochissimo, le regole sono chiare e ormai si può dire che ogni paziente può avere una terapia “à la carte”, grazie all'ampliamento del nostro armamentario terapeutico. I biologici danno un colpo di mannaia alla malattia, ma vanno usati in scienza e coscienza: pensare che siano sempre la soluzione migliore è un'offesa al malato e al contribuente. In alcuni casi possono bastare il cortisone e il metotressato: prescrivere i biologici significherebbe solo esporre il malato a effetti collaterali in più e la comunità a spese immotivate», conclude il reumatologo.
Elena Meli




