Articoli scientifici
I depressi vedono (davvero) tutto grigio
22/07/2010
Rilanciamo un articolo tratto da “Corriere Salute” online.
Secondo i risultati di uno studio pubblicato sulla rivista “Biological Psychiatry”, quello per cui chi è depresso vede tutto grigio non sarebbe solo un detto. La ricerca, condotta attraverso un test di misurazione delle risposte elettriche retiniche di 80 pazienti, ha infatti dimostrato come nei pazienti depressi il contrasto retinico sia più basso e l’assunzione di antidepressivi non sortisca alcun miglioramento significativo. Il livello di contrasto e la gravità dei sintomi sarebbero inoltre correlati.
MILANO - Quando una persona è depressa, vede tutto grigio. Letteralmente. Nel senso che i suoi occhi faticano a rilevare il contrasto fra i colori e l’effetto è simile a quello che si ha sul televisore, quando si elimina l’apposita funzione. A dirlo, un team di scienziati dell’Università di Friburgo che ha condotto un test misurando le risposte elettriche sulla retina di 80 pazienti, equamente divisi in depressi e non depressi, di fronte alla visione di immagini di scacchi neri e bianchi che perdevano progressivamente il contrasto cromatico e i risultati ottenuti sono stati talmente positivi e interessanti da far ritenere possibile l’individuazione oggettiva di un modo per misurare i livelli di depressione, basandosi sulla semplice osservazione dei risultati.
CONTRASTO RETINICO - Stando, infatti, allo studio, realizzato dal dottor Ludger Tebartz van Elst e pubblicato sulla rivista Biological Psychiatry, i pazienti depressi presentavano un contrasto retinico più basso rispetto agli altri e l’assunzione di antidepressivi non sortiva alcun miglioramento significativo, mentre esisteva una forte correlazione fra l’aumento del livello di contrasto e la gravità dei sintomi, con i segnali elettrici del nervo ottico che diminuivano sensibilmente nei soggetti malati. «Questo metodo di analisi - ha commentato il dottor van Elst - potrebbe rivelarsi un valido strumento per misurare in maniera oggettiva il livello soggettivo di depressione in un paziente e fornire così implicazioni di vasta portata per la diagnosi e la cura di questa malattia». Ecco, dunque, spiegato il motivo per cui, nei secoli dei secoli, gli artisti abbiano sempre utilizzato le tinte cupe e fosche per rappresentare la depressione o lo stato di profonda prostrazione emotiva in cui si ritrovavano. «La ricerca sottolinea come la depressione alteri profondamente la visione che uno ha del mondo - ha spiegato a Daily Mail e The Independent il dottor John Krystal, direttore della rivista scientifica - e se è vero che il poeta William Cowper una volta disse che "la varietà è il vero aroma della vita", è altrettanto vero che quando una persona è depressa, è meno in grado di percepire i contrasti visivi e questa mancanza sembrerebbe rendere il suo mondo meno piacevole».
Simona Marchetti




