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Frattura alla mano, un segnale da non sottovalutare


28/01/2009

​Rilanciamo un articolo tratto da “Corriere Salute” online.
 
L’articolo riporta i risultati di uno studio pubblicato sugli “Archives of Internal Medicine”, che deriva i suoi dati dal Manitoba Bone Density Program, ampio progetto che ha visto il controllo della densità ossea su oltre 21 mila donne in età > 45 anni. Le fratture della mano, frequenti nelle donne in post-menopausa, sarebbero le più innocue, non indicando un grosso rischio di rotture più problematiche a breve termine. Ma attenzione: una frattura della mano intorno a 50-60 anni è sempre indice di una fragilità ossea e rappresenta pertanto un campanello d’allarme.

​La notizia rassicura ma non troppo. Le fratture alla mano sono frequenti nelle donne in post-menopausa: ora uno studio ci dice che sarebbero le più innocue, quelle che più spesso non danno l'avvio a una sfilza di rotture ben più problematiche. Poi però a leggere fra le righe si scopre che sono un campanello d'allarme non irrilevante e che comunque dovrebbero segnalarci l'opportunità di fare controlli e prevenzione.

RISCHIO – I risultati arrivano da una ricerca pubblicata sugli Archives of Internal Medicine che deriva i suoi dati dal Manitoba Bone Density Program, un ampio progetto che ha coinvolto oltre 21 mila donne con più di 45 anni per test di controllo della densità ossea. Prima del test il 12.4 per cento delle donne aveva già subito una frattura: nel 46 per cento dei casi si trattava appunto della rottura della mano. Negli anni successivi però queste donne non avevano un rischio maggiore di andare incontro a nuove fratture: la probabilità a dieci anni è risultata pari al 14 per cento, mentre se la prima frattura si era subita al femore, all'anca o all'omero il rischio di ulteriori rotture era molto più elevato, in tutti e tre i casi attorno al 25 per cento. C'è di che tranquillizzarsi, allora, se intorno ai cinquant'anni capita di doversi ingessare una mano? Non proprio.

PRIMO SEGNALE – «È vero che le fratture del polso sono frequenti e anche che sono spesso le prime ad accadere alle donne in menopausa», commenta Maria Luisa Brandi, direttore dell’Unità Operativa di Malattie del Metabolismo Minerale e Osseo dell’ospedale di Careggi di Firenze. «Sono perciò precoci, e per questo motivo accade che passi molto tempo prima di un nuovo episodio: se la prima frattura avviene attorno ai 55-60 anni, è verosimile che la seconda arrivi dopo più di dieci anni. In più, la frattura di una vertebra altera la statica della colonna vertebrale, rendendo più probabile un'ulteriore rottura per motivi squisitamente meccanici; lo stesso dicasi se il primo evento è la rottura del femore». Se si rompe la mano, invece, le conseguenze sono di certo diverse e meno drammatiche, o comunque meno generalizzate sullo scheletro. Questo, unito alla giovane età in cui si manifestano spesso le fratture alla mano, spiega perché sia meno probabile che a distanza di dieci anni si sia già verificata un'altra rottura. «Una frattura però è sempre indice di una fragilità ossea: occorre stare con le antenne dritte se ci si rompe una mano intorno a 50, 60 anni», consiglia Brandi. «Non a caso si tratta della frattura più trascurata, mentre invece dovrebbe essere vista come il primo campanello d'allarme. Non è motivo per precipitarsi a fare un test per la densità ossea: ma è opportuno parlarne approfonditamente col medico e farsi consigliare per mettere in atto un'adeguata prevenzione. Tanto più indispensabile proprio perché stiamo parlando di donne ancora giovani», conclude l'esperta.

Elena Meli

Fonti:
Hodsman AB et al. 10-year probability of recurrent fractures following wrist and other osteoporotic fractures in a large clinical cohort: an analysis from the Manitoba Bone Density Program. Arch Intern Med. 2008 Nov 10;168(20):2261-7.