Articoli scientifici
Tè e latte? Un matrimonio che non s'ha da fare
04/03/2010
Rilanciamo un articolo tratto da “La Stampa Benessere” online.
Secondo quanto emerso dai risultati di uno studio pubblicato sulla rivista scientifica “Nutrition Research”, l’aggiunta di latte al tè ridurrebbe il potenziale antiossidante della bevanda e, di conseguenza, i benefici derivanti dalla sua assunzione. In particolare tale riduzione varierebbe dal 7% al 25%, a seconda dell’utilizzo di latte intero, parzialmente o totalmente scremato. Restano da investigare le eventuali implicazioni per la salute dei britannici, popolo che, notoriamente più di tutti, “macchia” il tè con il latte.
L’abitudine di aggiungere un po’ di latte al tè è stata messa sotto accusa proprio dai ricercatori inglesi, che appartengono al popolo che, notoriamente più di tutti, “macchia” il tè con il latte. Il sospetto è che questa consuetudine nuocia al tè e, di conseguenza, ai benefici per la salute che deriverebbero dal bere questa bevanda nota per le sue proprietà antiossidanti. Ma tutto il latte vien per nuocere allo stesso modo? No. A quanto pare c’è differenza tra quello intero, quello parzialmente scremato e quello scremato. A dispetto dei maniaci della dieta, quello scremato è risultato il peggiore nel ridurre il potenziale antiossidante del tè. In proporzione variabile sono state rilevate modifiche dal 7% al 25% a seguito dell’uso dei tre tipi di latte. «Noi accogliamo l'ipotesi che diversi volumi di latte vaccino e latte con vario tenore di materia grassa pregiudica la capacità totale antiossidante del tè», hanno scritto la dr.ssa Lisa Ryan e il dr. Sébastien Petit del Functional Food Center presso l’Oxford Brookes University. I ricercatori hanno testato l’effetto dei vari tipi di latte aggiunti al tè nero in proporzioni variabili: 10 ml, 15 ml, 20 ml e fanno poi notare che «la misura in cui l'aggiunta di latte riduce la capacità antiossidante del tè nero dipende dalla quantità aggiunta e il tenore di materia grassa del latte». La riduzione dell’attività antiossidante è stata misurata per mezzo di un test denominato FRAP e risultati ottenuti hanno mostrato che l’azione antiossidante era inibita soprattutto nei livelli di alcune sostanze come le teaflavine e le tearubigine, note per donare il caratteristico colore scuro del tè nero. La domanda ora è: l’azione su queste due sostanze è indicativa di un deterioramento delle proprietà antiossidanti del tè? Ecco cosa dice in proposito la dr.ssa Ryan: «Anche se l'aggiunta di latte non può inibire le concentrazione di catechina o di quercetina, può tuttavia influenzare gli altri componenti antiossidanti come e teaflavine e le tearubigine andando a incidere sulla capacità totale antiossidante del tè nero». Quindi, modificandone la struttura complessiva, se ne modifica la capacità salutare. Uno dei dubbi espressi dai ricercatori è quello che riguarda le implicazione per la salute dei britannici che, come accennato, sono il popolo che più usa mettere il latte nel tè. E anche perché la media nazionale è di circa 4 tazze al giorno pro-capite. «Dal punto di vista della salute pubblica, il tè è ricco di antiossidanti e può essere un fattore importante per lo status globale di antiossidanti individuali», hanno aggiunto i ricercatori. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica “Nutrition Research”.
(lm&sdp)
Fonti:
Ryan L, Petit S. Addition of whole, semiskimmed, and skimmed bovine milk reduces the total




