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Ridurre il sale nella dieta salva la vita e fa risparmiare enormi costi sanitari
17/09/2009
Rilanciamo un articolo tratto da “La Stampa Benessere” online.
Secondo uno studio condotto dalla RAND Corporation, il bilancio costi/benefici di una riduzione di sodio nella dieta potrebbe essere riassunto in un risparmio nella spesa sanitaria pari a diversi milioni di dollari e in milioni di vite salvate ogni anno. I ricercatori hanno esaminato i dati provenienti dal National Health and Nutrition Examination Survey, uno studio federale, che valuta regolarmente lo stato di salute e nutrizionale della popolazione negli Stati Uniti, secondo cui il 30% della popolazione è affetto da ipertensione e il consumo di sodio è molto elevato. I dati rappresentano un chiaro invito ad una maggiore attenzione verso il proprio regime dietetico.
Troppo sale avvelena la vita, così come svuota le casse della sanità. Un doppio legame che, se solo si facesse più attenzione alla propria dieta potrebbe salvare milioni di vite ogni anno e far risparmiare molti milioni in denaro. Secondo un nuovo studio della RAND Corporation, solo negli Stati Uniti si risparmierebbe qualcosa come 18 milioni di dollari all'anno in spese sanitarie. Ma la cifra globale è molto più alta; difatti il bilancio costi/benefici di una riduzione di sodio nella dieta si potrebbe mostrare in 11 milioni di casi di ipertensione all'anno in meno, riducendo i problemi connessi alle malattie cardiovascolari che sono una delle maggiori cause di mortalità. In questo modo, la cifra totale che si potrebbe risparmiare si aggira intorno ai 32 miliardi di dollari l'anno. Tenuto conto che i casi ipertensione in Italia sono circa 15 milioni all'anno, anche per il nostro Paese il conto è presto fatto. Se poi si tiene conto che le vittime sono circa 240mila, l'impatto sociale ne sarebbe notevolmente ridotto. Questo studio americano è il primo a prendere in considerazione l'impatto economico delle malattie causate da una dieta ricca di sodio. I ricercatori, guidati dal dr. Kartika Palar, ricordano che la dose giornaliera raccomandata di sodio è di 2,3 mg per gli adulti. Dose che varia in difetto per gli anziani e tutte le persone che siano a rischio. Se si considera che la maggior parte del sodio viene assunto per mezzo di cibi industriali confezionati, cibi pronti e snack vari, una più attenta valutazione della propria dieta e stile di vita si manifesterebbe in un aumento della qualità generale della vita. Per arrivare a queste conclusioni, i ricercatori della RAND hanno esaminato i dati provenienti dal National Health and Nutrition Examination Survey, uno studio federale che valuta regolarmente la salute e lo status nutrizionale di adulti e bambini negli Stati Uniti. Le informazioni riguardavano i livelli di pressione arteriosa, l'uso di farmaci antipertensivi e l'assunzione di sodio. I risultati mettono in evidenza come il 30% della popolazione sia affetto da ipertensione «e uno dei motivi per cui l'ipertensione è così diffusa è che il consumo di sodio è così alto» ha sottolineato il dr. Palar. Più riguardi verso la propria dieta si può quindi tradurre in migliore salute personale e sociale. Lo studio è stato pubblicato sul numero di settembre/ottobre del "Journal of Health Promotion".
(lm&sdp)
Fonti:
Bentley TG, Effros RM, Palar K, Keeler EB. Waste in the U.S. Health care system: a conceptual framework. Milbank Q. 2008 Dec;86(4):629-59.




