Articoli scientifici
Asma, allenatori nel pallone
30/04/2011
Rilanciamo un articolo tratto da “Corriere Salute” online.
Uno studio statunitense ha preso in esame le crisi d’asma nei piccoli atleti durante l’attività sportiva e la capacità degli allenatori di riconoscerle ed intervenire in modo corretto. Dallo studio emerge che solo il 35% dei coach crede di avere la capacità di gestire delle crisi improvvise e oltre la metà non riconosce più di un campanello d'allarme.
MILANO - Troppi allenatori rischiano di finire nel pallone davanti a un bambino colpito da un attacco d'asma durante l'attività sportiva: solo uno su tre pensa di saper gestire una crisi improvvisa, mentre uno su due non sarebbe in grado di riconoscerne per tempo i campanelli d'allarme. È la preoccupante conclusione di un'indagine condotta negli Stati Uniti e presentata al recente meeting dell'American College of Chest Physicians di Vancouver, in Canada.
LO STUDIO - Per allenare dei piccoli sportivi serve un occhio particolarmente attento, soprattutto se tra loro ci sono bambini col respiro corto a causa dell'asma. Proprio per capire quanto la questione sia conosciuta negli spogliatoi, i ricercatori del Winthrop University Hospital di Mineola, vicino a New York, hanno sottoposto un questionario a 122 istruttori di varie discipline sportive (come calcio, nuoto e baseball) che allenano ragazzini dai 6 ai 18 anni. Dalle risposte date è però emerso un quadro preoccupante: solo il 35% degli allenatori crede di essere capace di poter aiutare il piccolo atleta colpito da un attacco di asma. Alla prova dei fatti poi, la bocciatura risulta ancora più pesante: addirittura la metà degli istruttori non conosce più di un sintomo della malattia, e solo uno su quattro ricorda almeno un'azione che potrebbe fare per assistere il bambino con difficoltà respiratorie. Un dato, quest'ultimo, che lascia sconcertati se si considera che solo il 50% degli allenatori intervistati aveva seguito di recente corsi di pronto soccorso e il 70% dichiara di non essere in condizioni di ricorrere in breve tempo all'assistenza di un medico durante l'attività sportiva. «Quasi tutti i coach - aggiunge poi la coordinatrice dello studio Mary E. Cataletto - pensano che tocchi ai ragazzi e ai loro genitori la responsabilità di portare sempre con sé i farmaci necessari, e spesso non vogliono neppure essere coinvolti nella loro somministrazione».
MANCA LA PREPARAZIONE - «I dati di questa indagine sono sconfortanti ma non sorprendenti - commenta Alessandro Fiocchi, direttore dell'unità operativa di pediatria dell’Ospedale Macedonio Melloni di Milano -. L'approccio al bambino malato è un capitolo spesso trascurato nella formazione degli istruttori di educazione fisica pure in Italia, e la cosa si fa particolarmente seria se parliamo di una malattia come l'asma, che colpisce un bambino su dieci e si manifesta anche con attacchi acuti». La mancanza di consapevolezza può far sì che durante l'allenamento non ci si accorga dei primi segnali di una crisi, e che non si intervenga per tempo su una malattia per cui la tempestività è tutto. «A scuola - ricorda l'esperto - può capitare addirittura che nell'ora di ginnastica l'insegnante stesso sconsigli allo studente asmatico di ricorrere ai farmaci per non assumersene la responsabilità, come viene del resto suggerito dalla legge stessa».
SPORT UTILE MA CRITICO - Oggi sappiamo che lo sport è un alleato prezioso nella lotta contro l'asma e, diversamente dal passato, i bambini sono incoraggiati dagli stessi medici a praticare un'attività compatibile con le loro condizioni. «Bisogna però ricordare - sottolinea Fiocchi - che l'attività fisica rappresenta comunque un momento delicato in cui si possono manifestare attacchi d'asma. Le cause scatenanti sono lo sforzo, soprattutto durante gli sport isotonici come la corsa o il calcio in cui si respira velocemente, l'aria fredda che si inala praticando all'aperto nella stagione invernale, e l'esposizione agli allergeni come i pollini». Se qualcosa va storto, probabilmente anche per colpa di una terapia inadeguata che non tiene sotto controllo l'infiammazione dei bronchi, l'allenatore dovrebbe saper riconoscere i primi campanelli d'allarme che segnalano l'avvicinarsi di una crisi d'asma, come la tosse, il respiro sibilante e la fame d'aria. «In questo caso - raccomanda Fiocchi - bisogna bloccare subito lo sforzo fermando il bambino e intervenire con un farmaco broncodilatatore».
MEGLIO PARLARNE - La responsabilità di queste situazioni difficili non va comunque addossata solamente agli istruttori sportivi: spesso anche i genitori sbagliano non mettendoli al corrente delle condizioni di salute del figlio asmatico. Nell'indagine coordinata da Mary E. Cataletto, infatti, si legge che solo il 42% degli allenatori dichiara di essere stato informato quando uno dei piccoli atleti assumeva farmaci per l'asma. «I genitori hanno il dovere di informare l'insegnante o l'istruttore delle condizioni del bambino - continua Alessandro Fiocchi - e devono spiegargli le istruzioni e i consigli dati dal medico. Reso così consapevole della situazione, l'allenatore non dovrà fare altro che tenere d'occhio il bimbo durante l'attività sportiva e, in caso di attacco d'asma, lasciarlo libero di assumere i farmaci necessari secondo quanto raccomandato dal medico».
Elisa Buson
Mary E. Cataletto, MD*; Christopher Shackles, MPH and Hongdao Meng, PhD, Asthma and Athletes: How Prepared Is Your Child's Coach? doi:10.1378/chest.10393 (Chest. 2010; 138:754A) © 2010 American College of Chest Physicians




