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Scoperta «dipendenza» dal cibo-spazzatura


01/04/2010

Rilanciamo un articolo tratto da “Corriere Salute” online.

 

Uno studio condotto in Florida e basato su comportamenti osservati nei ratti fornisce un'ottima base per comprendere, nell'uomo, meccanismi legati all'obesità. La ricerca, i cui risultati sono stati  pubblicati sulla rivista “Nature Neuroscience”, ha mostrato come il cibo cosiddetto “spazzatura”, ricco di calorie e zuccheri, produca gli stessi meccanismi di dipendenza di droga, fumo e alcol, favorendo così  un’immediata esperienza piacevole – anche se non salutare – inducendo all’assunzione di molte calorie e al conseguente incremento ponderale.

 

ROMA - Il cibo-spazzatura ricco di calorie e zuccheri può creare dipendenza. Per i ricercatori che descrivono il fenomeno per la prima volta sulla rivista Nature Neuroscience è una forma di dipendenza del tutto confrontabile a quella da fumo e droga. I comportamenti e i meccanismi cerebrali che si attivano sono stati osservati nei ratti, ma sono un'ottima base per comprendere, nell'uomo, meccanismi legati all'obesità. La ricerca è americana e dimostra come il consumo eccessivo di cibi supercalorici può scatenare nel cervello meccanismi analoghi a quelli attivati da altre forme di dipendenza.

LA RICERCA - Gli autori della ricerca, Paul Johnson e Paul Kenny, dell'Istituto Scripps a Jupiter (Florida), lo hanno dimostrato trasformando ratti di laboratorio in consumatori compulsivi di cibi-spazzatura. Hanno osservato così che, come nella dipendenza da fumo e droga, anche in quella dal cibo-spazzatura si indebolisce l'attivazione dei circuiti cerebrali della ricompensa, che in condizioni normali scattano immediatamente quando si vive un'esperienza piacevole. Oltre alla loro dieta usuale, a base di cibi leggeri e sani, ai ratti sono stati offerti stuzzichini appetitosi a base di bacon, salsicce, dolci e cioccolato. Gli animali hanno più che gradito l'integrazione, cominciando ad assumere molte calorie e a prendere peso. In poco tempo è precipitata la loro sensibilità alla ricompensa, proprio come avviene in chi è dipendente da droghe. E come in questi casi, il ritorno alla normalità non è stato semplice nè rapido: solo dopo due settimane dalla scomparsa degli stuzzichini dalla loro dieta nel cervello dei ratti si è ripristinato il meccanismo della ricompensa. I ricercatori hanno poi voluto capire che cosa accade quando, nei ratti come nell'uomo, la dipendenza impedisce di interrompere l'assunzione di una sostanza anche quando è chiaro che questa è pericolosa per la salute. Hanno così associato il consumo dei cibi ipercalorici alla comparsa di un segnale luminoso e a un dolore ad una zampa: non appena si accendeva la luce i ratti normali rinunciavano volentieri allo stuzzichino pur di non provare dolore, mentre i ratti obesi e dipendenti continuavano a mangiare.

 

(Fonte Agenzia Ansa).

 

 

Paul M Johnson, Paul J Kenny, Inizio moduloDopamine D2 receptors in addiction-like reward dysfunction and compulsive eating in obese rats, Nature Neuroscience (28 March 2010) doi:10.1038/nn.2519 Article