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«Onco-Giano», il gene bifronte


30/09/2011

Rilanciamo un articolo tratto da “Corriere Salute” online.

Secondo quanto riportato da uno studio italiano condotto da un gruppo di ricercatori dell’Università di Bologna, il gene MTND1, un gene tumorale  mutante, può avere un effetto bivalente:  fino ad una certa quantità, nelle celluletumorali, ne favorisce la diffusione, al di sopra la inibisce. Il gene è ilprimo mutante bifronte è stato denominato, per questa sua caratteristica,«onco-Giano».

BOLOGNA - Giano bifronte. Antico dio latinodalle due facce contrapposte, dalle personalità diverse. Il bene e il male.Cosi è apparso ai ricercatori dell'università di Bologna un gene tumorale daloro scoperto. L'hanno battezzato «onco-Giano» ed è il primo gene mutantebifronte. Fino ad una certa quantità, nelle cellule tumorali, ne favorisce ladiffusione. Al di sopra la inibisce. L'effetto bivalente della mutazionegenetica, positiva per l'uomo, è stato scoperto da un gruppo di giovaniricercatori di Bologna. «Siamo anche riusciti a spiegare il meccanismobiochimico con cui il gene mutato, se abbondante, può arrestare la crescita deitumori», aprendo così la strada a nuove terapie in procinto di sperimentazione,come riferisce la rivista scientifica Cancer Research. «L'onco-Giano (nomescientifico MTND1) è mutato in diversi tipi di cellule tumorali in percentualidiverse» spiega Giuseppe Gasparre, 32enne genetista cresciuto in casa Unibo.«Per analizzarne gli effetti abbiamo ingegnerizzato delle cellule di cancro inmodo che contenessero cinque diversi livelli della mutazione. Le abbiamo quindiiniettate nei topi. Le cavie con i livelli più bassi del gene mutato hannosviluppato il tumore. In quelli con i livelli più alti il tumore, invece, non ècresciuto. La soglia critica che abbiamo individuato è intorno all'82 percento».

PERCHÈ FERMA IL CANCRO - Ma perchél'oncogene Giano mutato, presente in quantità massicce, blocca lo sviluppo delcancro? Risponde Anna Maria Porcelli, neo-ricercatrice: «Per capirlo abbiamoricostruito il meccanismo biochimico con cui il gene interferisce nellacapacità delle cellule tumorali di creare nuovi vasi sanguigni, vitali perl'apporto di ossigeno o glucosio, senza i quali non possono crescere ediffondersi. Se riusciamo a simulare per via farmacologica, o genetica, lostesso effetto dell’onco-Giano mutato possiamo quindi soffocare lo sviluppo deitumori, bloccandone l’approvvigionamento dei 'carburanti' con cui crescono». Ilprossimo passo sarà quindi rivolto allo sviluppo di possibili trattamenti terapeutici.«Proveremo la via genetica - spiega Gasparre -, intervenendo su alcuni geni piùfacili da manipolare del nostro onco-Giano ma che hanno effetti identici.Vogliamo vedere se riusciamo a bloccare la capacità dei tumori di svilupparevasi sanguigni». «Prima ingegnerizzeremo il gene mutato, poi lo metteremo nellecellule tumorali e vedremo se smetteranno di crescere», conclude Porcelli. Ilrisultato è stato reso possibile dal lavoro triennale di un gruppo affiatato diuna decina di giovani studiosi tra i 25 e i 39 anni, sostenuto in gran parte daun finanziamento di 420 mila euro assegnato dall'Airc (Associazione italianaper la ricerca sul cancro) a Giovanni Romeo, da anni impegnato su questa lineadi ricerca.

 

Mario Pappagallo

Gasparre G et al. A mutation threshold distinguishes the anti-  tumorigenic effects of the mitochondrial geneMTND1, an oncojanus function. Cancer Res. 2011 Aug 18. [Epub ahead of print]PubMed PMID: 21852384.