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Sla, ricerca italiana all’avanguardia


30/09/2011

Rilanciamo un articolo tratto da “Corriere Salute” online.

Un gruppo di ricercatori italiani e americani ha identificato un gene, denominato c9orf72, implicato nell’insorgenza della SLA, una malattia neurodegenerativa complessa e fatale. Lo studio ha considerato 268 casi familiari di SLA (americani, tedeschi ed italiani) e 402 casi familiari e sporadici di SLA finlandesi. Nel 38% dei casi familiari e nel 20% circa dei casi sporadici è stata riscontrata un’alterazione di questo gene.

MILANO – Tenere viva la speranza, ma ucciderel’illusione. È il difficile equilibrio con cui chi si occupa di ricerca ècostretto a confrontarsi tutti i giorni. In particolare se si tratta di unapatologia neurodegenerativa, complessa, misteriosa e purtroppo fatale come laSla. La battaglia contro questa malattia è ancora molto lunga, ma i ricercatorinon si danno per vinti. Anzi, negli ultimi anni sono stati raggiunti importantitraguardi. L’Italia, in particolare, è un fiore all’occhiello: è il secondoPaese per lavori scientifici prodotti sull’argomento. E parla italiano anchel’ultimo importante studio sulla Sclerosi laterale amiotrofica, pubblicato suNeuron , la più importante rivista scientifica internazionale nel campo delle neuroscienze.

MALATTIA ANCORA «SCONOSCIUTA» – La Sclerosilaterale amiotrofica è una malattia neurodegenrativa progressiva, tipicadell’età adulta. Colpisce circa tre persone su 100mila e tendenzialmente di piùi maschi rispetto alla femmine (il rapporto è 4 a 3). In Italia si stima cisiano circa 5 mila persone affette da questa patologia, che colpisce imotoneuroni – i responsabili del controllo delle contrazioni volontarie deimuscoli – causando una progressiva paralisi, ma risparmiando le funzioni cognitive,sensoriali, sessuali e sfinteriali (vescicali e intestinali). La malattia èanche nota con il nome di morbo di Lou Gehrig, dal nome del campione delbaseball americano morto per questa patologia. Il suo caso rappresentò il puntodi partenza di uno dei filoni di ricerca sulle cause, che mette in relazione lamalattia e l'attività agonistica. Ma questa ipotesi non ha, al momento,ricevuto conferme. La Sla è in genere fatale entro 3-5 anni dall’esordio e nonsi dispone purtroppo di alcuna terapia farmacologica efficace, ad eccezione diun farmaco che ha dimostrato di avere qualche effetto nel rallentare laprogressione della malattia.

IL RUOLO DEI GENI – Le cause della Sla nonsono ancora del tutto chiare, ma di certo si sa che concorrono fattori siagenetici che ambientali. Ancora però non si sa in che modo questi fattoriconcorrano nello sviluppare la Sclerosi laterale amiotrofica. Inoltre lapatologia non sempre è eriditaria (Sla famigliare), dato che nella maggioranzadei casi può insorgere senza che vi siano precedenti in famiglia (Slasporadica). Sul fronte degli studi genetici, un team di ricercatori italiani eamericani ha identificato un gene (c9orf72), coinvolto nella malattia: lostudio collaborativo ha analizzato 268 casi familiari di Sla (americani,tedeschi ed italiani) e 402 casi familiari e sporadici di Sla finlandesi ed hapermesso di scoprire che il 38% dei casi familiari e circa il 20% dei casisporadici erano portatori di un’alterazione di questo gene. «Questo nonsignifica che abbiamo trovato l’unica causa della Sla, mancano ancora diversitasselli al nostro puzzle – ricorda il profESSOR Adriano Chiò, responsabile delcentro Sla delle Molinette di Torino e tra gli autori dello studio – però unmalfunzionamento del c9orf72 spiegherebbe almeno il 60% dei casi». Inparticolare, la frequenza di pazienti Sla portatori di questa mutazione èdoppia rispetto a quella del SOD1, il primo gene identificato nella Sclerosilaterale amiotrofica nel 1993. L’identificazione del gene è però solo un primopasso: «La fase successiva consisterà nell’analizzare la proteina e capire chefunzione ha e in che modo interagisce con la malattia». Da qui poi si potrannosviluppare tecniche più mirate per la terapia: «Ma dobbiamo restare con i piediper terra, ci vorrà ancora molto tempo». Allo studio hanno collaborato illaboratorio di Neurogenetica del National Institutes of Health (Bethesda, USA,diretto dal dottor Bryan J. Traynor); il Centro Sla del dipartimento diNeuroscienze dell'ospedale Molinette di Torino (diretto dal professor AdrianoChiò); il laboratorio di Genetica molecolare dell’ospedale OIRM Sant’Anna diTorino (diretto dalla dottoressa Gabriella Restagno); il centro Sladell’università Cattolica del Sacro Cuore (diretto dal professor MarioSabatelli); ed il centro Sla dell’università di Cagliari (diretto dal dottorGiuseppe Borghero).

RICERCA ITALIANA ALL’AVANGUARDIA – Unsuccesso importante sul fronte degli studi genetici della malattia, che vedel’Italia all’avanguardia non solo per numero di lavori prodotti (siamo ilsecondo Paese dopo gli Stati Uniti), ma anche per modalità di far ricerca: lostudio pubblicato su Neuron è stato realizzato da Italsgen, il consorzioitaliano per lo studio della genetica della Sla, che riunisce 14 centriitaliani (universitari e ospedalieri). «La Sla è una malattia su cui c’è ancoratanto da fare e di cui si sa ancora troppo poco – spiegano Adriano Chiò eGabriele Mora di Italsgen – per dare delle concrete speranze alle persone chesoffrono, bisogna fare ricerca unendo le forze. Noi abbiamo messo da parte lacompetizione e abbiamo creato un gruppo che, prima di tutto, è composto daamici. E abbiamo ottenuto un eccezionale risultato». Ma la capacità diconvogliare le risorse, senza disperdere i contributi che enti e privati fornisconoper la ricerca sulla Sla, è anche il principale obbiettivo di AriSLA,un’agenzia creata ad hoc tre anni fa. Ogni anno i soci fondatori (fondazioneCariplo, fondazione Telethon, Fondazione Vialli e Mauro per la ricerca e losport e Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica) mettono adisposizione un milione di euro, ai quali si sommano le donazioni dei privati.L’agenzia pubblica un bando per progetti di ricerca (esclusivamente italiani)che vengono selezionati da un board di esperti internazionali: «I risultatidella ricerca italiana in questo ambito – commenta il professor MarioMelazzini, presidente di AriSLA – sono straordinari se si pensa che l’Italianon gode certamente degli stessi investimenti degli Stati Uniti. Questodimostra come la nostra comunità scientifica sia tra le più fertili». Alsecondo convegno di AriSLA, che si è tenuto a Milano lo scorso 27 settembre,sono stati presentati otto nuovi progetti di ricerca, che spaziano dallamappatura genetica della Sla, alla realizzazione di strumenti di diagnosiveloce.

LA GIORNATA NAZIONALE – Negli ultimi anni lasensibilità verso questa malattia è cresciuta. A cominciare dal 18 settembre2006, quando davanti alla sede del ministero della Salute, si riunì un primosit in di malati di Sla, che chiedevano all’allora ministro Livia Turco piùattenzione. Da allora ogni anno, nello stesso periodo, l’Associazione italianaSclerosi Laterale Amiotrofica, ente di riferimento per le persone colpite daSla, istituisce una giornata nazionale contro la malattia. Quest’annol’appuntamento è il 2 ottobre in oltre 90 piazze italiane con l’iniziativa«Quello buono sostiene la ricerca»: con un contributo di 10 euro sarà possibilericevere una bottiglia di pregiato Barbera d’Asti DOCG, creata in edizione limitataapposta per l’occasione. I fondi raccolti saranno devoluti per finanziare unprogetto di ricerca.

 

Maddalena Montecucco

 

Alan E.Renton et al. A HexanucleotideRepeat Expansion in C9ORF72 Is the Cause of Chromosome 9p21-Linked ALS-FTD,Neuron, 21 September 201110.1016/j.neuron.2011.09.010.