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Si fanno troppi aborti inutili?


23/11/2011

Rilanciamo un articolo tratto da “Corriere Salute” online.

Secondo alcuni dati riportati sulla rivista “Ultrasound in Obstetrics and Gynecology”, gli standard indicati dalle linee guida internazionali in merito alla diagnosi di aborto precoce sarebbero stati dedotti da studi di scarsa qualità, con una limitata numerosità campionaria. Inoltre, le misurazioni ecografiche su cui si basa la diagnosi di aborto spontaneo sarebbero soggette a un certo margine di imprecisione. Per essere dunque certi che una gravidanza si sia davvero interrotta spontaneamente, meglio ripetere l’ecografia dopo 7 giorni.

MILANO -  La cautela in medicina non è mai troppa, soprattutto quando si tratta di diagnosticare un’interruzione spontanea di gravidanza. È quanto sostengono ben quattro studi apparsi di recente sulla rivista Ultrasound in Obstetrics and Gynecology, secondo i quali non si deve gettare la spugna troppo presto, giungendo a conclusioni affrettate, di fronte al sospetto di un aborto spontaneo nelle prime settimane di gestazione.

GLI STUDI - I ricercatori dell’Imperial College e della Queen University di Londra, in collaborazione con la Katholieke Universiteit di Leuven, in Belgio, hanno analizzato i criteri attualmente suggeriti dalle linee guida statunitensi, anglosassoni e canadesi in merito alla diagnosi di aborto precoce: si tratta in pratica di valutare mediante un’ecografia il buon andamento della gravidanza in base alla rilevazione del battito cardiaco e alla misurazione dell’embrione e della struttura che lo contiene, la camera ovulare. Le conclusioni alle quali i ricercatori sono giunti non sono però così rassicuranti: secondo loro, gli standard indicati dalle linee guida internazionali per riconoscere una gravidanza “interrotta” sarebbero stati dedotti da studi di scarsa qualità, condotti su un campione ristretto di donne. Inoltre, nonostante le moderne tecniche ecografiche oggi a disposizione degli specialisti, le misurazioni su cui si basa la diagnosi di aborto spontaneo sarebbero soggette a un certo margine di imprecisione. L’asso nella manica di ginecologi ed ecografisti per scongiurare il pericolo di errore sarebbe però quello di non limitarsi a un unico esame, ma di ripetere l’ecografia a distanza di almeno sette giorni, per essere certi di distinguere un aborto precoce da una gravidanza che invece ha ancora delle probabilità di proseguire.  

NIENTE ALLARMISMI – E nel nostro Paese, il timore di una diagnosi errata è legittimo? A rassicurare le italiane in dolce attesa è Dario Paladini, Presidente della Società Italiana di Ecografia Ostetrico-Ginecologica (SIEOG), che precisa: «Le linee guida della nostra società scientifica hanno sempre raccomandato una seconda ecografia a distanza di una settimana» dice l’esperto. «La SIEOG ha sempre posto grande attenzione a definire i criteri diagnostici per affermare che una gravidanza si è spontaneamente interrotta: ripetere il controllo dopo sette giorni dall’esame che ha fatto sospettare l’aborto spontaneo garantisce quell’atteggiamento di attenzione e prudenza che riteniamo indispensabile e rimuove qualsiasi possibilità di errore».

Lisa Trisciuoglio

 

Jeve Y, Rana R, Bhide A, Thangaratinam S. Accuracy of first-trimester ultrasound in the diagnosis of early embryonic demise: a systematic review. Ultrasound Obstet Gynecol. 2011 Nov;38(5):489-96. doi: 10.1002/uog.10108. Epub 2011 Oct 13. PubMed PMID: 21997875.