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Botulino per placare il dolore dell'artrite reumatoide


13/01/2009

Rilanciamo un articolo tratto da “Corriere Salute” online.
 
Secondo un case report pubblicato sulla rivista scientifica “Joint Bone Spine”, il botulino potrebbe rivelarsi utile nel trattamento del dolore da artrite reumatoide e nel miglioramento della funzionalità articolare. Già in corso una sperimentazione per verificare tale ipotesi. ​

​Per ora l'hanno provato solo in due pazienti, e quindi ci sarà molto da studiare prima che possa essere proposto a tutti gli altri malati. Però i dati pubblicati da reumatologi dell'ospedale universitario di Minneapolis, negli Stati Uniti, ci ricordano che il botulino non serve solo a spianar rughe e anzi, potrebbe pure divenire una speranza in più per i malati di artrite reumatoide.

DUE CASI – Il racconto dettagliato di che cosa è accaduto ai due pazienti in questione è uscito sulla rivista Joint Bone Spine: entrambi avevano dolori persistenti a una caviglia e a un piede, che non si erano risolti né con la cura sistemica (per tutti e due a base di farmaci anti-TNF), né con infiltrazioni locali di cortisonici. Nessuno dei due ha voluto operarsi, così i reumatologi hanno pensato di provare con il botulino: una singola iniezione nella caviglia e nell'articolazione del piede dolorante. Il dolore si è ridotto ed è migliorata la funzionalità, in entrambi i casi di circa il 40 per cento; gli effetti, per di più, sono durati circa un anno e mezzo. A Minneapolis sono pronti a scommettere sul metodo, ed è già in corso una sperimentazione più ampia per verificare su larga scala le doti del botulino.

NEUROPEPTIDI – Ma perché è venuto in mente di usare proprio il botulino, un potente neurotossico? «Una parte dell'infiammazione e del dolore articolare non nasce da disfunzioni immunologiche, bensì dipende dall'azione di alcuni neuropeptidi: piccole proteine che possono avere un'azione proinfiammatoria e che soprattutto esaltano le sensazioni dolorose», spiega Roberto Perricone, direttore dell'unità di Reumatologia del Policlinico Tor Vergata di Roma. «Con il botulino si cerca di “spegnere” l'azione di questi neuropeptidi, in pazienti che non rispondono completamente all'anti-TNF: capita, e tra l'altro sono proprio le articolazioni dei piedi quelle che restano spesso senza sollievo. Per di più la valutazione del paziente per capire se è in remissione o meno si esegue oggi con una scala, la DAS-28, che giudica le condizioni di 28 articolazioni fra cui non ci sono quelle dei piedi. Può perciò accadere di ritenere il paziente migliorato o in remissione quando invece c'è un residuo importante di infiammazione proprio nel piede». L'approccio col botulino è senza dubbio innovativo, ma prima che tutto ciò abbia un seguito pratico c'è da aspettare: «Due soli casi sono un invito a studiare l'argomento. Per di più va detto che i medici statunitensi non hanno tentato tutte, proprio tutte le strade: in questi casi resistenti si può provare con l'iniezione locale di anti-TNF o anche tentare con biologici diversi, diretti contro altri bersagli, per vedere se il paziente risponde meglio alla cura. Le alternative insomma esistono anche senza usare il botulino, nell'attesa di confermare questi dati», conclude Perricone.

Elena Meli
 
Fonti:
Singh JA, Mahowald ML. Intra-articular botulinum toxin A as an adjunctive therapy for refractory joint pain in patients with rheumatoid arthritis receiving biologics: A report of two cases. Joint Bone Spine. 2008 Oct 24. [Epub ahead of print]