Articoli scientifici
Per combattere la bulimia, basta... parlare
12/10/2009
Rilanciamo un articolo apparso su “La Stampa Benessere” online.
Uno studio di revisione, condotto dai ricercatori dell'University of West Sydney in Australia, ha mostrato come una terapia cognitivo-comportamentale (CBT) sia il trattamento ideale per curare i disturbi alimentari compulsivi. La terapia in genere si articola in 15-20 sedute che prevedono un incontro ambulatoriale con il terapeuta per un periodo complessivo di 5 mesi.
Si chiamano terapia cogntivo-comportamentale e terapia del colloquio e possono essere un valido aiuto nei disturbi alimentari come la bulimia e le abbuffate ricorrenti o saltuarie. La bulimia, in particolare è quella sindrome caratterizzata da un circolo vizioso, che si ripete all'infinito, con dieta ferrea, abbuffate, vomito autoindotto o svuotamento dell'intestino per mezzo di lassativi. Il tutto accompagnato da una preoccupazione per il peso e la forma. I ricercatori dell'University of West Sydney in Australia hanno condotto uno studio revisionale in cui si suggerisce che la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) è il trattamento ideale per curare i disturbi alimentari compulsivi. Secondo i dati ottenuti dalla revisione di 48 studi che hanno coinvolto oltre 3.000 partecipanti si sono ottenute significative prove che la CBT è una parte fondamentale nella cura della bulimia. Le prove non sono mai state così significative, ha commentato la dr.ssa Phillipa Hay che ha coordinato lo studio. Difatti, il 37% delle persone che sono state seguite con la terapia cognitivo-comportamentale ha smesso di mettere in atto comportamenti alimentari compulsivi. Al contrario, le persone appartenenti a un gruppo di controllo che non ha ricevuto la CBT si è liberata del problema soltanto nel 3% dei casi. La terapia in genere si sviluppa in 15-20 sedute che prevedono un incontro ambulatoriale con il terapeuta per un periodo complessivo di 5 mesi. La CBT agisce sul modo di pensare del paziente riguardo al problema e al proprio comportamento, poiché si ritiene che alla base del disordine alimentare ci siano dei pensieri malsani. L'obiettivo primario della terapia è quello di far in modo che il paziente riconosca da sé i segnali lanciati dai pensieri e possa agire prevenendo il comportamento alimentare scorretto. In questo modo s'incrementa il potere di autocontrollo e di autostima affinché i risultati non tardano a mostrarsi
Fonti:
P. Hay, J. Bacaltchuk A Systematic Review of Psychotherapies in Bulimia Nervosa, Binge Eating Disorder and Related EDNOS Syndromes. [PB22], Cochrane Colloquium Abstracts




