Articoli scientifici
Il vaccino delle ragazze
02/01/2008
Rilanciamo un articolo di Corriere Salute online: un vaccino che protegge dal cancro del collo dell'utero.
Partirà in Italia, nel mese di gennaio, la vaccinazione contro l’Human Papilloma Virus, causa del cancro del collo dell’utero. Mentre Basilicata e Valle d’Aosta hanno già dato il via alla vaccinazione utilizzando fondi propri, nelle altre Regioni si attendono i finanziamenti del Ministero della Salute. La durata della protezione garantita dal vaccino, l’importanza dello screening ed argomenti di ordine morale rappresentano alcuni fra i temi più dibattuti negli ultimi mesi.
Una domanda: «Qual è la causa del cancro del collo dell’utero?» Risposta: «Diversamente da altri tipi di tumore, per il cancro del collo la causa non è una predisposizione genetica individuale. La causa necessaria è, infatti, un virus chiamato papillomavirus umano». Così si legge nell’opuscolo informativo che adolescenti e giovani donne in Basilicata hanno ricevuto negli ultimi mesi. «Oggi è disponibile un vaccino in grado di proteggere da alcuni tipi di papilloma e quindi dal cancro del collo dell'utero» si continua più avanti. «Ora dipende da te», è il messaggio finale. La Basilicata è stata la prima Regione italiana, con la Valle d’Aosta, a dare il via alla vaccinazione contro il papilloma. Con soldi propri. Le altre Regioni stanno aspettando i finanziamenti del ministero della Salute. «Rispetto alle indicazioni del ministero, che ha deciso di offrire gratuitamente la vaccinazione soltanto alle dodicenni — commenta Espedito Moliterni, capo del Dipartimento di prevenzione dell’AslMT4 di Matera—noi abbiamo pensato di coinvolgere nel progetto di prevenzione anche le adolescenti di 14 e 17 anni e le giovani di 25. Per la chiamata inviamo una lettera accompagnata da un opuscolo informativo.
Ai genitori spetta il compito di informare le figlie più piccole, con l’aiuto dei medici di famiglia. Per le diciassettenni abbiamo pensato anche a programmi di educazione sanitaria nelle scuole ». La Basilicata si allinea, dunque, con molti altri Paesi europei che hanno deciso di offrire gratuitamente o di rimborsare la vaccinazione per diverse classi d’età. Il resto dell’Italia, dove le campagne cominceranno a partire dal gennaio 2008, vaccinerà le 280.000 (circa) adolescenti che compiranno 12 anni nel corso dell'anno. «A quell’età—commenta Donato Greco del ministero della Salute — il 99,5 per cento delle adolescenti non ha ancora cominciato un’attività sessuale e l’effetto del vaccino è massimo». Il ministero ha stanziato, nel 2007, 40 milioni di euro che andranno distribuiti entro dicembre alle Regioni. A questi se ne aggiungono altri 30 previsti dall’ultima Finanziaria per il 2008. Vaccinando soltanto una classe d’età (le dodicenni), si dovranno, però, aspettare 30 o 40 anni per proteggere tutta la popolazione dal cancro; dove invece si vaccinano quattro classi di età, bastano 6 o 7 anni per ottenere una protezione efficace. «Una volta partiti—continua Greco — potremmo prendere in considerazione un'estensione della vaccinazione». Il primo vaccino registrato in Italia nel marzo 2007, già approvato in 85 Paesi del mondo, è un vaccino tetravalente. «Contiene cioè — spiega Gaetano Fara, igienista di Roma — quattro ceppi di papilloma, il 16 e il 18 che sono i responsabili del 70 per cento di tutti i tumori del collo dell'utero, contro i quali ha un’efficacia del 100 per cento, e i ceppi 6 e 11 che invece provocano condilomi».
Da poco è in commercio un altro vaccino bivalente che contiene soltanto i tipi 16 e 18: non protegge quindi dai condilomi genitali. E c’è qualcuno che già ipotizza una guerra tra aziende per conquistare il mercato italiano e sospetta che la partenza in ritardo del programma di vaccinazione sia proprio legato a questa. Altri Paesi però hanno scelto: l’Australia, per esempio, rimborsa soltanto il vaccino tetravalente perché più utile. Ma quanto dura la protezione del vaccino? «I dati che abbiamo, dal momento che si tratta di un vaccino "giovane" — spiega Antonio Perino, ginecologo di Palermo —parlano di 5-6 anni, ma è probabile che la protezione duri di più. Eventualmente si potrà pensare a un richiamo». Il vaccino, comunque, non deve far dimenticare il Pap test. Una certa percentuale di tumori al collo dell’utero è, infatti, provocata da papilloma virus non presenti nel vaccino, che andranno quindi intercettati con l’esame di screening. Intanto qualcuno si chiede, e non solo in Italia, se il vaccino non possa in qualche modo favorire la promiscuità sessuale.
Uno studio apparso su Medicina e morale, la rivista pubblicata dal Centro di Bioetica della Cattolica di Roma sostiene che la vaccinazione non andrebbe valutata solo da un punto di vista clinico, ma anche tenendo conto del «bene globale della persona ». E dice che il vaccino rischia di comportare «ulteriori cadute di valori, il rafforzamento di una comune accettazione da parte dell’opinione pubblica dei comportamenti sessuali promiscui». Non è d’accordo Giorgio Lambertenghi, presidente dell’Associazione dei medici cattolici di Milano che replica: «I valori morali non sono compromessi dalla vaccinazione. C’è un bene della persona che non deve essere sottovalutato. Anche la penicillina ha sconfitto la sifilide, ma non per questo ha favorito i rapporti sessuali». Aggiunge Olga De Giorgi, ginecologa alla Mangiagalli di Milano e membro del consiglio dei medici cattolici di Milano: «Due ricerche sottolineano come il vaccino non abbia conseguenze sull’aumento della promiscuità. Solo il 10 per cento degli adolescenti maschi e il 7 per cento delle femmine sono trattenuti dal fare sesso per paura di contrarre malattie. Tutti gli altri lo fanno a prescindere da qualsiasi protezione da vaccino».
Fonti:
Strategie per l'offerta attiva del vaccino contro l'infezione da HPV in Italia - parere del Consiglio Superiore di Sanità 2007.




