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Spettacolo teatrale - L'ho uscito io!


02/04/2011 - Teatro del Romito, Firenze - 21:00

Per maggiori informazioni è possibile scrivere a Katiuscia Bonato: katiusciabonato@libero.it

Quel giorno a cosa fatta dissi alla ginecologa: dottoressa mi sembra che ‘qualcosa’ lì sotto non sia più come prima…” E la dottoressa a domanda rispose: “ Signora, d’ora in poi nulla sarà più come prima!”

Si parla di una donna, una giovane donna, una di quelle che potresti incontrare ogni giorno al supermercato, in coda alle poste, a passeggio nel parco… ma una cosa la rende inesorabilmente diversa da tutto ciò che è stata fino a quel momento: ha dato alla luce un bambino e con lui sono uscite un bel po’ di altre cose...!

Un personaggio un po’ maldestro racconterà senza prendersi troppo sul serio, ciò che di troppo serio deve già affrontare tutti i giorni , nel tentativo disperato di reagire e tornare a vivere.

E ridere. Ridere degli altri e della vita, ma soprattutto di sé.

È incredibile come sia cambiato il ruolo della donna nella società degli ultimi 60 anni, ma oltre che una parità formale, ne ha ottenuta una anche reale?

È sola, lasciata a se stessa e a quelle paure inconfessabili che una madre, in quanto tale, non può permettersi nemmeno di provare.


Tre domande: chi dà valore e dignità alla donna che partorisce una nuova vita? Chi l’accompagna durante questa straordinaria esperienza? Ma soprattutto, chi accompagna la donna “ dopo”? Chi l’aiuta ad affrontare la sua nuova vita in cui viene scaraventata con una velocità che va da 0 a 100 in un nano-secondo?


Una volta non era così. Una volta c’erano donne che partorivano da sole nei campi durante la raccolta delle patate. Ma c’erano altre donne , sicuramente più fortunate, che “ dopo” venivano curate ed accudite da altre donne per 40 giorni. Mia mamma mi ha detto che sua mamma la chiamava “ quarantena”. Sì, proprio quarantena come si usa dire per una malattia. Perché loro lo sapevano cosa accade ad una donna “dopo”, lo sapevano, forse meglio di noi, che in un mondo medicalizzato, civilizzato e sterilizzato, veniamo lasciate da sole ad affrontare qualcosa che è sì meraviglioso, ma per molte altre, qualcosa di troppo grande da affrontare da sole.


Questa storia non nasce solo da una vicenda personale. È una storia fatta di tante storie, di tante donne a cui ho chiesto di regalarmi un po’ della loro vita. Ce ne sono state tante di molto diverse tra loro, ma è emersa una costante: il profondo senso di solitudine.


Lo spettacolo conferisce un connotato diverso a questa storia fatta di storie, perché la solitudine, la parola solitudine, fa ancora molta paura. Così, con il titolo  “ L’ho uscito io”, restituisce alle donne la grande forza e la grande ironia con cui hanno saputo raccontare all'autrice dello spettacolo un pezzo prezioso della loro straordinaria quotidianità!

Quel giorno a cosa fatta dissi alla ginecologa: dottoressa mi sembra che ‘qualcosa’ lì sotto non sia più come prima…” E la dottoressa a domanda rispose: “ Signora, d’ora in poi nulla sarà più come prima!”

Si parla di una donna, una giovane donna, una di quelle che potresti incontrare ogni giorno al supermercato, in coda alle poste, a passeggio nel parco… ma una cosa la rende inesorabilmente diversa da tutto ciò che è stata fino a quel momento: ha dato alla luce un bambino e con lui sono uscite un bel po’ di altre cose...!

Un personaggio un po’ maldestro racconterà senza prendersi troppo sul serio, ciò che di troppo serio deve già affrontare tutti i giorni , nel tentativo disperato di reagire e tornare a vivere.

E ridere. Ridere degli altri e della vita, ma soprattutto di sé.

È incredibile come sia cambiato il ruolo della donna nella società degli ultimi 60 anni, ma oltre che una parità formale, ne ha ottenuta una anche reale?

È sola, lasciata a se stessa e a quelle paure inconfessabili che una madre, in quanto tale, non può permettersi nemmeno di provare.


Tre domande: chi dà valore e dignità alla donna che partorisce una nuova vita? Chi l’accompagna durante questa straordinaria esperienza? Ma soprattutto, chi accompagna la donna “ dopo”? Chi l’aiuta ad affrontare la sua nuova vita in cui viene scaraventata con una velocità che va da 0 a 100 in un nano-secondo?


Una volta non era così. Una volta c’erano donne che partorivano da sole nei campi durante la raccolta delle patate. Ma c’erano altre donne , sicuramente più fortunate, che “ dopo” venivano curate ed accudite da altre donne per 40 giorni. Mia mamma mi ha detto che sua mamma la chiamava “ quarantena”. Sì, proprio quarantena come si usa dire per una malattia. Perché loro lo sapevano cosa accade ad una donna “dopo”, lo sapevano, forse meglio di noi, che in un mondo medicalizzato, civilizzato e sterilizzato, veniamo lasciate da sole ad affrontare qualcosa che è sì meraviglioso, ma per molte altre, qualcosa di troppo grande da affrontare da sole.


Questa storia non nasce solo da una vicenda personale. È una storia fatta di tante storie, di tante donne a cui ho chiesto di regalarmi un po’ della loro vita. Ce ne sono state tante di molto diverse tra loro, ma è emersa una costante: il profondo senso di solitudine.


Lo spettacolo conferisce un connotato diverso a questa storia fatta di storie, perché la solitudine, la parola solitudine, fa ancora molta paura. Così, con il titolo  “ L’ho uscito io”, restituisce alle donne la grande forza e la grande ironia con cui hanno saputo raccontare all'autrice dello spettacolo un pezzo prezioso della loro straordinaria quotidianità!