L’età fertile copre la fase della vita in cui la donna è al massimo delle sue forze e potenzialità, impegnata nella realizzazione personale, affettiva, familiare e professionale. In questo periodo la contraccezione riveste un ruolo fondamentale: attraverso la possibilità di interferire volontariamente con i meccanismi fisiologici che regolano la fertilità per prevenire gravidanze indesiderate, consente alle donne di vivere con piena libertà e serenità l’intimità di coppia, gestendo responsabilmente e consapevolmente la procreazione.

Contraccezione significa …

  • Prevenire gravidanze indesiderate.
  • Vivere serenamente la propria sessualità.
  • Gestire responsabilmente la propria fertilità.
  • Contribuire al mantenimento della propria salute generale, sessuale e riproduttiva.
approfondimenti

Quale metodo contraccettivo scegliere?

Oggi è disponibile una vasta gamma di metodi anticoncezionali che si basano su differenti meccanismi di azione. Nella scelta, che deve essere sempre discussa e condivisa con il ginecologo, si dovranno attentamente considerare “pro” e “contro” di ciascun metodo, valutando tali aspetti in relazione alle abitudini personali, alla propria storia clinica e alle esigenze di coppia.

Metodi contraccettivi ormonali
Prevedono l’assunzione di ormoni sessuali in forma singola (progestinici) o più comunemente combinata (estrogeni e progestinici) simili a quelli fisiologicamente prodotti dal corpo femminile, attraverso diverse modalità: orale (pillola), trans dermica (cerotto) e trans vaginale (anello vaginale). Da qualche anno è disponibile in Italia, ma ancora poco diffuso, l’impianto contraccettivo sottocutaneo.
Sono i metodi che hanno maggiore efficacia dal momento che agiscono direttamente sui meccanismi che regolano la fertilità: bloccano l’ovulazione e inducono modificazioni del microambiente uterino, rendendolo ostile al passaggio degli spermatozoi e inidoneo all’impianto dell’uovo fecondato.
Con la continua ricerca farmacologica, oggi le molecole impiegate contengono dosaggi ormonali sempre più bassi diventando farmaci sempre più “fisiologi”, con profili di tollerabilità e sicurezza sempre più elevati anche a lungo termine. La contraccezione ormonale è pratica e facile da utilizzare; permette inoltre di vivere il rapporto sessuale liberamente, con serenità e continuità, senza interferire con la spontaneità dell’atto.

Dispositivi intrauterini
La spirale è un piccolo dispositivo intrauterino che viene inserito dal ginecologo e che induce modificazioni dell’ambiente uterino, rendendolo ostile al passaggio degli spermatozoi, alla fecondazione e all’impianto dell’uovo fecondato. Ha efficacia contraccettiva molto elevata e duratura, poiché può essere lasciata in sede fino a cinque anni, ma è sconsigliata alle donne che non hanno avuto figli.

Metodi di barriera
Comprendono tutte quelle metodiche meccaniche (preservativo o condom, diaframma) o chimiche (prodotti ad azione spermicida) che impediscono agli spermatozoi di raggiungere la cellula uovo. Implicano la pianificazione del rapporto sessuale.
Il preservativo è l’unico metodo anticoncezionale in grado di proteggere dalle infezioni a trasmissione sessuale.

Metodi di auto-osservazione
Si basano sull’astinenza dai rapporti sessuali durante il periodo fecondo. Comprendono metodi computerizzati (che monitorano le concentrazioni ormonali nelle urine) e metodi naturali (che si basano sulla rilevazione di alcuni parametri fisiologici, come temperatura corporea e modificazioni del muco cervicale). Non interferiscono in alcun modo con i meccanismi che regolano la fertilità, ma sono poco sicuri, poiché dotati di un’efficacia contraccettiva molto bassa. Sono inoltre impegnativi, poiché prevedono la conduzione di un monitoraggio continuo e molto accurato dei parametri di riferimento oltre ad influire sulla spontaneità dell’atto.

Contraccezione di emergenza

La contraccezione di emergenza può essere un intervento farmacologico (ormonale) oppure non farmacologico (dispositivo intrauterino-IUD) che, usato tempestivamente, ha lo scopo di prevenire una gravidanza indesiderata dopo un rapporto sessuale a rischio (rapporto non adeguatamente protetto o in cui sia fallito o sia stato inadeguatamente utilizzato il metodo anticoncezionale impiegato: distacco di cerotto trans dermico, mancata assunzione di alcune pillole, rottura del preservativo). Il termine di “emergenza” sottolinea che tale forma di contraccezione deve rappresentare una misura occasionale e non sostituire un normale metodo contraccettivo.

La contraccezione farmacologica si basa sull’assunzione di elevati dosaggi di ormoni per ritardare o bloccare, se non ancora avvenuta, l’eventuale ovulazione, rendendo così il rapporto non fertile.   Tale forma di contraccezione non riesce sempre a prevenire una gravidanza, anche se ne diminuisce sensibilmente il rischio, e non può interrompere una gravidanza già in atto. Non ha dunque effetti abortivi.

In Italia sono state approvate per la contraccezione d’emergenza due diverse molecole farmacologiche: il levonorgestrel (nota come “pillola del giorno dopo”) e l’ulipristal acetato (comunemente indicata “pillola dei cinque giorni dopo”).
Nel primo caso il preparato contraccettivo deve essere assunto il prima possibile dopo il rapporto non adeguatamente protetto, entro e non oltre le 72 ore.
L’upistral acetato, di recente introduzione sul mercato italiano, deve essere parimenti assunto il prima possibile, fino ad un massimo di 120 ore dal rapporto. Studi scientifici condotti sulla nuova molecola hanno evidenziato che, rispetto ai preparati tradizionali a base di levonorgestrel, è tre volte più efficace, se utilizzata entro le prime 24 ore dal rapporto a rischio, e due volte più efficace, se assunta nell’arco delle prime 72 ore.

Modalità d’uso

  • In entrambi i casi si tratta di una sola compressa da assumere in un’unica somministrazione.
  • L’ulipristal acetato è erogato senza necessità di prescrizione medica per le donne maggiorenni.
  • Il trattamento deve iniziare il prima possibile dopo il rapporto a rischio, in ogni caso prima delle 72 ore per il levonorgestrel e prima delle 120 ore per l’urlipristal acetato.
  • È necessario utilizzare un altro metodo contraccettivo di supporto (per esempio il preservativo) fino alla comparsa delle mestruazioni e poi tornare ad usare quello consueto.

Effetti collaterali
Si possono riscontrare comunemente nausea, vomito e un’alterazione transitoria del ciclo mestruale. Altre possibili manifestazioni secondarie sono cefalea, astenia e algie pelviche.

Controindicazioni
Il levonorgestrel e l’urlipristal acetato in generale sono considerati privi di gravi controindicazioni, poiché il tempo di utilizzo è molto breve. Tuttavia è indispensabile un’accurata valutazione anamnestica ed un’attenta analisi del rapporto rischio-beneficio.

La contraccezione di emergenza non protegge dalla gravidanza qualora si verifichino altri rapporti a rischio durante lo stesso ciclo e non protegge da malattie sessualmente trasmesse.

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