Evento live sulla vescica iperattiva


Miscellanea

Vescica


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La vescica iperattiva è una sindrome misconosciuta, spesso non adeguatamente diagnosticata e trattata, caratterizzata dall’urgenza di urinare (sensazione improvvisa e insopportabile) e dall’aumento della frequenza minzionale (superiore alle otto volte nell’arco delle 24 ore); a tali disturbi può associarsi, qualora l’intensità dello stimolo superi la capacità di autocontrollo, anche l’incontinenza.

Si tratta di una patologia molto comune, in allarmante aumento: ne sono affette oltre 50 milioni di persone al mondo, con maggior incidenza nell’età avanzata. In Italia questo disturbo urologico interessa circa 3 milioni di persone, rappresentate prevalentemente da donne per lo più in età menopausale o post-menopausale.

approfondimenti

Vescica iperattiva: manifestazioni e impatto sulla qualità della vita

La sindrome della vescica iperattiva non riconosce in oltre il 90% dei casi una causa specifica. È determinata dalla contrazione involontaria ed eccessiva del muscolo liscio che circonda la vescica – che in condizioni normali si contrae solo durante l’atto della minzione – accompagnandosi a urgenza minzionale (bisogno improvviso e impellente di urinare) e aumento della frequenza minzionale (superiore a otto volte nell’arco della giornata). In molti casi, soprattutto nelle donne per ragioni anatomiche (l’uretra femminile è più corta di quella maschile) e fisiologiche (il parto può determinare uno stiramento eccessivo dei muscoli del pavimento pelvico e dei tessuti di sostegno della vescica, mentre il crollo degli estrogeni in menopausa può portare ad un “indebolimento” di queste stesse strutture), la sindrome della vescica iperattiva si associa a incontinenza, cosiddetta da urgenza.

Le donne sono maggiormente esposte a sviluppare la sindrome della vescica iperattiva in ragione della conformazione anatomica degli organi genitali femminili, che predispone all’alterazione dei meccanismi di tenuta; su questi possono influire alcuni fattori di rischio, indebolendo ulteriormente l’apparato urinario, come menopausa, obesità, infezioni urinarie, alterazioni funzionali o della sfera cognitiva, pregressi interventi di chirurgia uro-ginecologica, malattie oncologiche e fumo di sigaretta.

Tale sindrome ha pesanti ricadute sulla qualità della vita delle pazienti, interessando la sfera familiare, affettiva, sociale e lavorativa. Il sintomo più frequente e determinante in questo senso è rappresentato dall’urgenza minzionale, condizione che interferisce con qualsiasi attività, come il riposo notturno, il lavoro, la vita di coppia e le relazioni: il timore della possibile perdita della capacità di controllo vescicale porta a modificare drasticamente le proprie abitudini per l’inevitabile messa in atto di meccanismi di adattamento preventivo. Ciò genera ansia, depressione e tendenza all’isolamento con conseguenze particolarmente critiche sulla sfera relazionale, affettiva e sessuale: la mancanza di controllo della vescica e la sensazione di inadeguatezza fisica ed emotiva, che ne deriva, riduce drasticamente il desiderio sessuale e inficia la vita di coppia.

Nella maggioranza dei casi le donne sono molto reticenti a parlare di questa problematica. Spesso, ma erroneamente, è ancora ad oggi considerata una fisiologica conseguenza dell’avanzamento dell’età, senza possibilità di risoluzione.

Vescica iperattiva: come affrontare il problema

La vescica iperattiva può essere trattata con successo.

Esclusa la presenza di patologie organiche (infezioni urinarie, tumori vescicali, malattie neurologiche demielinizzanti, diabete scompensato, ernie discali…), è opportuno intervenire anzitutto sullo stile di vita, eliminando i fattori di rischio:

  1. controllo del peso corporeo attraverso una corretta alimentazione e regolare attività fisica (esiste, infatti, una correlazione tra sovrappeso e incontinenza);
  2. astensione dal fumo (il fumo, di per sé, non provoca incontinenza, ma la tosse che spesso si accompagna comporta un aumento della pressione sulla vescica);
  3. consumo limitato di sostanze irritanti come la caffeina.

Tra le possibilità terapeutiche, è da considerare in prima linea la riabilitazione della muscolatura pelvica che consiste nella presa di coscienza e nel miglioramento dell’attività del pavimento pelvico e delle strutture ad esso correlate. Il maggiore aiuto è offerto dalla chinesiterapia, in cui vengono insegnati esercizi utili per stimolare e controllare le funzionalità di tutto il distretto pelvico-perineale, correlandola alla respirazione, alle diverse posture e alla dinamica corporea. La chinesiterapia può essere affiancata anche dall’utilizzo del biofeedback che consente alla donna di acquisire una maggior percezione dei muscoli pelvici, visualizzandone su un monitor i movimenti, e infine dall’elettrostimolazione, che consiste nella stimolazione elettrica della muscolatura attraverso piccoli elettrodi inseriti per via vaginale.

Terapia comportamentale e riabilitativa risultano efficaci in oltre il 50% dei casi. Qualora non fossero sufficienti questi interventi, è possibile ricorrere alla farmacoterapia prima di affrontare soluzioni più invasive.

La terapia farmacologica è basata sull’impiego di sostanze anticolinergiche, che inibiscono le contrazioni vescicali, diminuendo gli episodi di urgenza e frequenza minzionale nonché di incontinenza. Tali sostanze, in assenza di specifiche condizioni che ne controindicano l’impiego (ad esempio glaucoma, reflusso gastro-esofageo, stipsi ostinata), rappresentano al momento  la categoria di farmaci maggiormente efficaci sulla sintomatologia a fronte di una buona tollerabilità, ma non sono affatto di facile accesso per i costi elevati. A differenza di molti altri paesi europei, infatti, nel nostro Servizi Sanitario Nazionale tali farmaci appartengono alla fascia C e sono dunque completamente a carico dei pazienti (attualmente viene rimborsata per una minoranza di pazienti la sola ossibutinina generica in base alla Nota AIFA 87 “Disturbo minzionale correlato a patologie del sistema nervoso centrale, come ictus, traumi, Parkinson, tumori”).

Nei casi più gravi, refrattari ai farmaci tradizionali, trova indicazione la neuromodulazione sacrale che prevede l’impianto di una sorta di pace-maker vescicale che ne controlla la funzione.

Opzione di nuova generazione è l’utilizzo di farmaci endovescicali come la tossina botulinica.

Entrambe le terapie devono essere eseguite esclusivamente presso centri di alta specializzazione.

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