Oncologia

Tumori dell’ovaio


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Il carcinoma dell’ovaio, chiamato nel mondo anglosassone “the silent killer”, è tra le patologie oncologiche di più difficile approccio, sia per la sua aggressività biologica intrinseca, sia per l’espressione clinica aspecifica e sfumata, che porta a una diagnosi tardiva in circa il 70% dei casi. È infatti la più comune causa di morte per neoplasie ginecologiche, verosimilmente a causa del ritardo con cui si effettua la diagnosi.
Nei Paesi sviluppati è considerata la seconda più comune neoplasia ginecologica, con un’incidenza di 9.4 su 100.000 donne e una mortalità di 5.1 per 100.000. In Italia, relativamente all’anno 2013, sono state riportate circa 4.800 nuove diagnosi di tumore ovarico.
Non sono ancora disponibili esami di screening efficaci da estendere alla popolazione femminile per una diagnosi precoce. Tuttavia, negli ultimi anni, grazie all’utilizzo più diffuso dell’ecografia transvaginale e alla disponibilità di nuovi farmaci che consentono di cronicizzare la malattia, si è assistito a un progressivo aumento della sopravvivenza anche per le pazienti con tumore avanzato. La ricerca in questo campo è diventata particolarmente fervida, poiché le tecnologie più moderne hanno permesso di comprendere alcuni meccanismi responsabili della moltiplicazione delle cellule tumorali, potenziale bersaglio per farmaci sempre più specifici ed efficaci.

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Scheda informativa

Ogni anno in Italia si registrano circa 5000 nuovi casi di tumore dell’ovaio. Pur essendo poco frequente, rappresenta la più comune causa di morte per patologie ginecologiche, presumibilmente a causa della diagnosi nella maggior parte dei casi tardiva.

I fattori di rischio sono:

  • Età: in genere viene diagnosticato dopo la quarta decade di vita, con picchi massimi tra i 50 e i 70 anni.
  • Familiarità: la maggior parte dei tumori ovarici è sporadica, tuttavia circa il 10-20% delle neoplasie ovariche riconosce, quale fattore di rischio principale, la familiarità. Massima rilevanza assume infatti un’anamnesi familiare positiva per tumore ovarico, con un aumento del rischio di circa quattro volte.
  • Fattori genetici: positività per mutazioni a carico dei geni BRCA1 e BRCA2 (mutazioni responsabili delle forme ereditarie non solo dei tumori ovarici ma anche mammari, che si manifestano tipicamente in età più giovane).
  • Fattori ormonali: prolungato periodo ovulatorio (menarca precoce, prima gravidanza dopo i 35 anni, menopausa tardiva, nulliparità).
  • Obesità: numerose sono le evidenze scientifiche a dimostrazione di una correlazione tra obesità (in particolare dopo la menopausa) e tumore ovarico. Si ipotizza che la sovra-produzione di estrogeni a livello del tessuto adiposo stimoli la crescita delle cellule ovariche, predisponendo allo sviluppo di cancro ovarico.
  • Esposizione a sostanze tossiche (come l’asbesto).
  • Abuso di alcol.

Numerosi studi epidemiologici, inoltre, hanno documentato che il tasso di tumore ovarico è più alto nei paesi maggiormente industrializzati, dove la dieta è più ricca di grassi animali.
Sono invece fattori protettivi, che dunque diminuiscono il rischio d’insorgenza del tumore, la multiparità, l’allattamento al seno e il prolungato impiego di contraccettivi orali estro-progestinici: in sostanza, tutte le condizioni che “mettono a riposo” l’ovaio.

L’aspetto più critico di questa neoplasia è rappresentato dal fatto che, restando silente per lungo tempo, in quanto priva di un quadro sintomatologico specifico, nel 70-80% dei casi la diagnosi viene formulata tardivamente, quando il tumore ha raggiunto dimensioni critiche e si è già diffuso localmente o a distanza; ciò comporta una drastica riduzione delle chance di successo del trattamento.
Il programma terapeutico, infatti, viene definito in base allo stadio della malattia (caratteristiche istologiche, dimensioni, invasività) e basato sull’asportazione chirurgica della/e massa/e tumorale/i e successiva chemioterapia.
La sopravvivenza a cinque anni è stimata nella misura del 90% se il tumore è confinato all’ovaio, ma scende al 15-20% negli stadi avanzati di malattia.

I sintomi del tumore ovarico, tardivi e aspecifici, sono per lo più riferibili alla presenza di ascite (liquido in addome), all’ingrandimento della massa tumorale, e/o alla presenza di metastasi e sono in genere rappresentati da distensione addominale, dolore pelvico, bisogno frequente di urinare, stipsi; meno frequentemente compaiono inappetenza e sensazione di sazietà a stomaco vuoto.
Nel caso del tumore ovarico non è purtroppo possibile “giocare d’anticipo”, poiché ad oggi non si dispone di procedure diagnostiche con adeguata sensibilità e specificità, tali da consentire una diagnosi precoce. In assenza di un’efficace strategia di screening (com’è la mammografia per il tumore al seno o il pap-test per il cancro al collo dell’utero), è buona regola sottoporsi con ricorrenza annuale a una visita specialistica ginecologica per una valutazione clinica ed ecografica delle ovaie.

Il marker del tumore ovarico, l’antigene tumorale CA125, risulta un valido indicatore dell’attività della malattia e della risposta al trattamento nel monitoraggio post-operatorio, ma ha una scarsa efficacia diagnostica in quanto ha una bassa specificità (elevati valori plasmatici si riscontrano anche in caso di patologie benigne o di tumori maligni in altre sedi) e sensibilità (la presenza di un tumore ovarico spesso non si associa ad un incremento dei suoi livelli nel sangue). Per questo l’interpretazione dei valori di questo marker per la diagnosi deve essere integrata in un contesto più ampio, che comprende tutti i risultati offerti dalle indagini cliniche e strumentali.

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