Oncologia

Tumori dell’utero


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La maggior parte dei tumori del corpo dell’utero, prendono origine dalle cellule dell’endometrio (che è il tessuto più superficiale, rivolto verso la cavità uterina) e sono chiamati carcinomi endometriali. Non esistono programmi di prevenzione per questo tipo di tumore, che colpisce in prevalenza le donne in menopausa e ha la caratteristica di manifestarsi precocemente con perdite ematiche vaginali atipiche.

I tumori che originano dalla parte inferiore dell’utero (cervice/collo) sono chiamati carcinomi del collo dell’utero o cervicocarcinomi. Il principale fattore di rischio per questi tumori è l’infezione da HPV (Papilloma Virus Umano). Cruciale è la prevenzione, divenuta vincente grazie all’integrazione delle due strategie oggi disponibili, vaccino anti-HPV e pap-test.

approfondimenti

Scheda informativa tumori endometriali

Essi sono i tumori maligni più comuni della sfera genitale femminile. Sono frequenti in menopausa (tra i 50 e i 70 anni); non oltre il 15-20% insorge in età più precoce. Nella maggioranza dei casi (circa 70%) sono diagnosticati in fase iniziale. Questi tumori si manifestano, infatti, piuttosto precocemente con perdite ematiche vaginali. Ciò consente una diagnosi precoce, un intervento tempestivo e, di conseguenza, un’ottima prognosi.
Campanello d’allarme è dunque l’insorgenza di sanguinamenti atipici, tra un ciclo mestruale e l’altro o dopo la menopausa. Sebbene la maggior parte dei sanguinamenti in menopausa sia dovuta a fenomeni fisiologici (atrofia endometriale) o a patologie benigne (polipi, iperplasia semplice), è sempre opportuno richiedere un’immediata valutazione ginecologica, anche se le perdite risultano di minima entità e/o hanno carattere transitorio.
Fattori di rischio

  • Obesità.
  • Menarca precoce e menopausa tardiva.
  • Infertilità – Nulliparità.
  • Diabete mellito.
Scheda informativa tumori collo dell’utero

In Italia il tumore colpisce mediamente 1 donna su 47, per un totale di circa 3700 nuovi casi l’anno. La diffusione dei test di screening ha incrementato la diagnosi precoce di lesioni preneoplastiche determinando una riduzione della mortalità di circa 1/3 rispetto ai decenni scorsi.
La fascia di età maggiormente coinvolta è quella tra i 45 ed i 55 anni, anche se il trend varia tra le forme di carcinoma in situ e quelle invasive (per le prime la massima incidenza è tra i 25 ed i 35 anni, mentre per le seconde l’incidenza è bassa fino ai 40 anni, per poi raggiungere il suo picco tra i 40 ed i 65 anni).

Il principale fattore di rischio è rappresentato dall’infezione da Papillomavirus Umano (HPV). Questo virus, che si trasmette da persona a persona per via sessuale o per contatto intimo pelle contro pelle, è pressoché ubiquitario: si stima che 8 donne su 10 attive sessualmente lo abbiano contratto nel corso della loro vita e che, di conseguenza, anche gli uomini siano portatori del virus in modo inconsapevole. Per questo motivo, avere più partner (o un partner sessualmente promiscuo) o rapporti sessuali in età precoce rende più probabile la persistenza delle infezioni da HPV. Altri fattori predisponenti possono intervenire nello sviluppo del tumore, anche se in misura inferiore, come fumo di sigaretta e alcune malattie sessualmente trasmesse (infezioni da Chlamydia, Herpes Virus).

Nel 99.7% dei carcinomi della cervice è stato individuato il DNA dell’HPV, ciò a conferma del ruolo indispensabile che questo virus ha nello sviluppo della neoplasia cervicale.
Circa il 75% delle donne sessualmente attive contrae l’infezione da HPV nel corso della propria vita. L’infezione decorre in modo asintomatico e guarisce senza complicanze nella maggior parte dei casi. Nel 10% dei casi, però, l’infezione persiste e può provocare lesioni alle cellule del collo dell’utero a lenta evoluzione, con comparsa di lesioni precancerose nell’arco di 2-5 anni e di cancro cervicale entro 15-20 anni.
A oggi sono stati identificati oltre 200 sottotipi virali di cui più di 30 oncogeni per l’uomo; in particolare, i genotipi 16 e 18 sono responsabili del 70% di tutte le forme di carcinomi invasivi.
Sono due i test di screening disponibili, il pap-test e il test HPV.
La periodica esecuzione del pap-test, raccomandato come esame di screening per la popolazione di età compresa tra 25 e 65 anni, consente di diagnosticare tempestivamente le alterazioni delle cellule del collo dell’utero. L’esame individua, infatti, sia le alterazioni pre-cancerose cervicali (mediante la visualizzazione di cellule anormali) sia quelle neoplastiche (attraverso il riconoscimento di cellule tumorali vere e proprie).
Il test HPV permette di identificare la presenza del DNA del virus presente nelle cellule cervicali. Il test ricerca solo i tipi virali cosiddetti ad alto rischio che sono i soli in grado di indurre alterazioni pre-cancerose cervicali.
La negatività a questo test permette di escludere con maggiore sicurezza del pap-test la presenza o il rischio futuro di sviluppare una precancerosi; mentre la positività indica la probabilità o il rischio di avere o sviluppare un’alterazione pre-cancerosa.

Le precancerosi cervicali non causano in genere sintomi e sono identificate grazie ai test di screening rivolti alle donne sane in assenza di sintomatologia. I sintomi solitamente non compaiono fino a quando non si forma il tumore: le cellule anormali della cervice in questo caso diventano cancerose e invasive, crescono volumetricamente all’interno della cervice e invadono i tessuti circostanti. Quando ciò avviene, il sintomo più diffuso è il sanguinamento. I sanguinamenti possono presentarsi tra i cicli mestruali o dopo rapporti sessuali, lavande vaginali o visite ginecologiche. Un aumento anomalo delle secrezioni vaginali può essere un altro segno del tumore alla cervice. Altri sintomi, indicativi di uno stadio già avanzato di malattia, comprendono: dolore nella zona pelvica o a livello lombare, sangue nelle urine e edema degli arti inferiori.

La diagnosi di tumore della cervice uterina può essere fatta durante la visita ginecologica con l’ausilio dei test di screening, della colposcopia e della biopsia a seconda delle dimensioni del tumore stesso.
La conferma istologica di carcinoma della cervice obbliga a una serie d’indagini cliniche e strumentali, al fine di giungere a una corretta valutazione dell’estensione della malattia, necessaria per attuare il miglior programma terapeutico.

La terapia del tumore della cervice si basa su tre punti cardinali: chirurgia, chemioterapia e radioterapia. A seconda dello stadio di malattia può essere indicato un trattamento o un altro, piuttosto che l’associazione di due.

Vaccinazione anti-HPV

Il vaccino è raccomandato alle giovanissime, prima che comincino la loro attività sessuale, anche se trova indicazione fino ai 26 anni. Il vaccino, che viene somministrato in tre dosi, contiene una copia innocua del virus HPV in grado di indurre una risposta del sistema immunitario senza essere infettiva. La vaccinazione agisce sulle cause del tumore perché previene l’infezione causata dai maggiori ceppi oncogeni di HPV 16 e 18. Da tutti gli studi clinici condotti sulla sicurezza e l’efficacia del preparato, è emerso che il vaccino, se somministrato quando la donna non è ancora entrata in contatto con il virus, assicura una protezione molto elevata (nella misura del 90-100%) nei confronti delle lesioni precancerose provocate da HPV 16 e 18.
Bisogna comunque ricordare che, poiché circa il 30% dei tumori del collo dell’utero non è provocato da tali virus, è importante eseguire regolarmente il Pap test, anche se vaccinate.
La campagna vaccinale raccomandata dal Ministero della Salute prevede l’offerta attiva e gratuita del vaccino contro il Papilloma Virus Umano per le ragazze che hanno compiuto l’undicesimo anno di età: questo consente di garantire un’efficace protezione, prima di un eventuale contagio con il virus. Ciascuna Regione ha poi dettato la modalità di offerta del vaccino del proprio territorio. In Lombardia, ad esempio, il vaccino è offerto nella fascia 13-26 anni a prezzi agevolati.
Esistono due tipi di vaccino:

  • Bivalente, che protegge contro gli HPV 16 e 18.
  • Tetravalente, che oltre a dare protezione verso gli HPV 16 e 18, è anche attivo contro altri due HPV, i tipi 6 ed 11, responsabili del 90% dei condilomi genitali (verruche benigne).

Visita il sito www.bollinirosa.it

Progetto LUNA Onlus

Caltanissetta

Tel. 0934559686

http://www.progettolunaonlus.com

AIOM – Associazione Italiana di Oncologia Medica
www.aiom.it

AIRC – Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro
www.airc.it

Essere donna online
http://esseredonnaonline.it/

Fra Parentesi – Risposte, idee e molto altro per me (e il mio tumore)

http://www.fraparentesi.org

LILT – Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori
www.lilt.it

SICO – Società Italiana Chirurgia Oncologica
www.sicoonline.org

Tumori in Italia
www.tumori.net

 

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