Ictus Cerebrale. Intergruppo italiano a Bruxelles incontra Oms e Parlamento Ue: “Necessario implementare prevenzione”



  • Malattie cardiovascolari e cerebrovascolari:

29 Set 2015

L’Intergruppo, costituitosi nell’ottobre del 2014 su iniziativa di Gian Luigi Gigli. A seguito dell’incontro, dovrebbee partire dalla Commissione ‘Salute e Ambiente’ del Parlamento Ue un Rapporto di Iniziativa che ponga all’attenzione questo tema. Obiettivo è fare in modo che tutti i Paesi dell’Unione adottino una legge che definisca le indicazioni relative all’intero percorso di cura, compresa la delicata fase di riabilitazione. 

L’Intergruppo Parlamentare italiano per i problemi sociali dell’Ictus ha incontrato ieri, a Bruxelles, alcuni membri del Parlamento Europeo, dell’Oms e la Rappresentanza Permanente d’Italia presso l’Unione Europea, per sottolineare l’urgenza di una presa in carico, al livello centrale e dei singoli Paesi, delle problematiche ancora aperte legate alla prevenzione e gestione dell’ictus cerebrale. Una patologia che ogni anno in Europa uccide 650mila persone e lascia conseguenze anche molto gravi in chi vi sopravvive con un impatto economico e sociale considerevole per le famiglie e la collettività; si stima che nei paesi dell’Europa occidentale l’onere economico a carico dei Ssn sia pari al 3-4% dei costi totali per le spese sanitarie (Dati Safe).

L’Intergruppo, costituitosi nell’ottobre del 2014 su iniziativa di Gian Luigi Gigli e a cui aderiscono Deputati e Senatori Italiani di diversi gruppi politici, con il supporto di A.L.I.Ce ITALIA (Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale), è da mesi impegnato nell’analisi e discussione delle problematiche che ancora oggi limitano significativamente le possibilità di prevenire e gestire adeguatamente i casi di ictus cerebrale nel nostro Paese. Si stima infatti che l’ictus cerebrale sia in Italia la terza causa di morte e la prima di invalidità, dopo le malattie cardiovascolari e i tumori, colpendo ogni anno circa 200mila persone, delle quali 10mila al di sotto dei 54 anni. Una patologia, quindi, che per incidenza e severità è tutt’altro che trascurabile, anche se ancora oggi sono in troppi a sottovalutarne la gravità. Una corretta prevenzione con il controllo dei fattori di rischio, il riconoscimento tempestivo dei sintomi e la possibilità di poter ricevere, in tempi brevi, assistenza medica e cure appropriate sono elementi fondamentali per limitare l’impatto dell’ictus cerebrale, altrimenti devastante.

Gian Luigi Gigli, coordinatore dell’Intergruppo Parlamentare per i problemi sociali dell’ictus, commenta – “Noi, come Intergruppo parlamentare sui problemi sociali dell’Ictus crediamo che l’approccio delle istituzioni sanitarie a questa patologia, per la considerevole incidenza e l’impatto socio economico ad essa associato, debba essere quanto prima regolato in tutti i Paesi dell’Unione Europea da una vera e propria legge dello Stato che definisca le indicazioni relative all’intero percorso di cura dei pazienti colpiti da ictus, compresa la delicata fase di riabilitazione”.

La proposta partita dall’Intergruppo ha suscitato interesse presso numerosi europarlamentari italiani, tra i quali il Vicepresidente del Parlamento Sassoli, l’Onorevole Toia che ha promosso l’incontro, i membri della Commissione Salute e Ambiente, Pedicini, Zoffoli, Caputo e Gentile. A seguito di questo confronto, potrebbe partire proprio dalla Commissione competente del Parlamento UE un Rapporto di Iniziativa che ponga all’attenzione questo tema che necessita della massima considerazione nei prossimi anni, in virtù dell’aumento della vita media e della nuova realtà sanitaria dell’Europa dei 28 stati membri.

Intanto, un primo segnale arriva proprio dall’’Italia dove recentemente è stato emanato il decreto Ministero della Salute n. 70 del 2 Aprile 2015 (pubblicato sulla GU del 4 giugno 2015) che insieme agli standard ospedalieri per le varie patologie definisce chiaramente il modello organizzativo delle stroke unit di primo e di secondo livello. “Un passo avanti importante nella gestione della patologia che tuttavia non esaurisce le necessità legate ad una corretta prevenzione e adeguata presa in carico delle persone colpite da ictus cerebrale” – spiega Vittorio Crespi, in rappresentanza di A.L.I.Ce ITALIA. “L’incontro a Bruxelles, promosso dall’Intergruppo Parlamentare Italiano, è stato l’occasione per discutere e confrontarsi con i colleghi Europei sugli interventi concreti che ci auguriamo possano essere presi in considerazione in vista della preparazione dei futuri Piani Sanitari Nazionali”.

In particolare l’Intergruppo Parlamentare per i problemi sociali dell’ictus ha identificato cinque aree di intervento prioritarie per l’Italia, su cui ha avviato un dibattito e che si augura possano essere recepiti nel Piano Sanitario Nazionale 2016 – 2018.

Campagne di prevenzione. Gli studi dimostrano che fino all’80% degli Ictus potrebbe essere evitato con una corretta prevenzione. Fondamentale è quindi accrescere la conoscenza della patologia e dei suoi fattori di rischio attraverso campagne di sensibilizzazione e screening. Tra questi i più importanti sono l’ipertensione, il diabete, l’obesità e le patologie cardiache tra cui la fibrillazione atriale (FA), anomalia del ritmo cardiaco ancora poco conosciuta e diagnosticata, nonostante sia facilmente misurabile e rappresenti un fattore altamente predisponente per episodi di ictus. Si stima infatti che la fibrillazione atriale sia responsabile per circa il 15% di tutti gli ictus e per il 20% di tutti gli ictus ischemici con conseguenze particolarmente gravi in chi ne è colpito. Ad oggi tuttavia si calcola che più di mezzo milione di pazienti affetti da FA non riceva un trattamento adeguato nonostante siano da tempo disponibili diverse soluzioni terapeutiche in grado di trattare in maniera efficace, sicura e agevole questa patologia, tra cui anche i nuovi anticoagulanti orali (NAO).

Istituzione del ‘Codice Ictis’. E’ ormai noto come un accesso tempestivo alle cure, idealmente entro le prime 4-5 ore dalla comparsa dei sintomi, permetta di ridurre drasticamente ed in alcuni casi eliminare gli effetti invalidanti dell’ictus. Tuttavia è proprio in questa prima delicata fase di accesso alle cure che si riscontra ancora un ritardo organizzativo del Sistema Sanitario Nazionale italiano: ad oggi, in molte Regioni italiane, non esiste infatti il “Codice Ictus”, che prevede che il paziente a cui siano stati accertati i sintomi dell’ictus, venga trasportato dal personale del 118 in un ospedale dotato di una Unità Emergenza Ictus (Stroke Unit), piuttosto che nel più vicino Pronto Soccorso non adeguatamente attrezzato per fornire i trattamenti specialistici necessari.

Ampliamento delle Unità di Emergenza (Stroke Unit). In Italia le Stroke Unit rappresentano una realtà a “macchia di leopardo”: il Ministero della Salute ha stimato in 300 il numero di Stroke Unit necessarie per l’intero Paese, ma ad oggi ne risultano operative meno di 170, concentrate principalmente nel Nord Italia. Da qui l’importanza di intervenire con urgenza per far fronte alla carenza strutturale, soprattutto al Centro Sud.
Attenzione alla fase di riabilitazione – Sono oggi poco meno di 1 milione le persone che in Italia convivono con gli effetti invalidanti dell’ictus cerebrale; un numero destinato a crescere a causa dell’invecchiamento della popolazione. Nonostante l’assistenza al paziente e alle famiglie nella fase di riabilitazione post ictus sia fondamentale e necessaria a garantire una migliore qualità di vita, negli ultimi anni il tempo medio di riabilitazione all’interno delle strutture ospedaliere si è fortemente ridotto, passando da 6 mesi a circa 45 giorni. In questo modo molti dei costi sociali ed economici associati alla percorso di riabilitazione post ictus ricadono sui pazienti e le loro famiglie.

Formazione professionale specialistica. Considerata la complessità della patologia si ritiene indispensabile poter contare su una figura professionale in grado di gestire tanto la parte clinica quanto la parte operativa del trattamento dell’ictus cerebrale: ossia neurologi e neurochirurghi capaci di seguire trattamenti endovascolari per la patologie di specifica competenza. Una questione, questa, di cruciale importanza di cui devono farsi carico le università e le società scientifiche.

L’incontro di Bruxelles promosso dall’Intergruppo Parlamentare si inserisce nel contesto della campagna mondiale Sign against Stroke (Firma contro l’Ictus) che ha visto tra l’altro lo sviluppo della Carta Globale del Paziente con Fibrillazione Atriale, patologia che rappresenta il principale fattore di rischio per l’Ictus in persone con oltre 75 anni, ai fini di porre la prevenzione dell’ictus come priorità nei piani sanitari nazionali.

L’articolo su Quotidiano Sanità

 

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