Lotta al dolore. Un nuovo “giuramento di Ippocrate” per i medici

21 Apr 2016

Lo ha redatto un comitato promotore presieduto da Guido Fanelli ed è stato consegnato oggi a Papa Francesco e all’Assemblea delle Nazioni Unite, per far sì che  il tema dell’uguaglianza nell’accesso alla cura del dolore divenga in tutto il mondo una priorità non solo sanitaria, ma anche umanitaria ed etica. Il decalogo è stato realizzato grazie ad un grant non condizionante di Grünenthal Italia. IL MANIFESTO

Un decalogo che impegna tutti i medici a curare il dolore dei propri pazienti e a farsi carico della sofferenza, fisica e morale, che è causata dal dolore stesso. È un vero e proprio Impegno quello che i medici italiani hanno consegnato al Sommo Pontefice, per far sì che il tema dell’uguaglianza nell’accesso alla cura del dolore divenga in tutto il mondo una priorità non solo sanitaria, ma anche umanitaria ed etica.

Lo stesso documento – reso possibile da un grant non condizionante di Grünenthal Italia, farmaceutica specializzata nelle terapie antalgiche – è stato consegnato all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ieri, 19 aprile, da Guido Fanelli, padre della Legge 38 del 2010 contro il dolore, primario di Anestesia e Ordinario dell’Università di Parma, Direttore scientifico Biogenap del CNR e Direttore Scientifico di Fondazione Ant.

“Il vostro desiderio – ha dichiarato nel ricevere l’Impegno Gilberto Gerra, Unodc, United Nations Office on Drugs and Crime – di consegnare questa carta, oltre che alla più alta figura morale a livello mondiale, il Santo Padre Papa Francesco, anche al Dipartimento International Narcotics Control Board delle Nazioni Unite, che oggi io rappresento ufficialmente, documenta il riconoscimento dell’impegno che da oltre un decennio l’Onu sta investendo per garantire a tutti i cittadini del mondo, ovunque essi si trovino, di qualsiasi ceto sociale, estrazione politica e credo religioso, di avere accesso alla terapia del dolore. Affrontare questo tema è un obbligo, come è un obbligo fare in modo che la cura adeguata del dolore sia vissuta come un atto imprescindibile da tutti i medici”.

‘La giornata di oggi ha un significato che trascende il semplice valore simbolico – spiega Guido Fanelli –. Con la consegna del nostro ‘Manifesto’ al Papa e alle Nazioni Unite, abbiamo voluto coinvolgere nella nostra battaglia le più alte cariche a livello mondiale, impegnate su diversi fronti per le cause umanitarie di maggior rilievo e per la salvaguardia dei fondamentali diritti dell’uomo. Il sottinteso è che non soffrire inutilmente fa parte senza dubbio di questo nucleo di diritti basilari e inalienabili. Ma queste giornate – aggiunge Fanelli – hanno anche un altro significato importante: l’invito a intervenire attivamente all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che si è riunita in sessione straordinaria per mettere a punto una strategia globale attraverso la quale superare il problema delle disuguaglianze nell’accesso alla terapia del dolore, deve rappresentare un grande motivo di orgoglio per l’Italia. La comunità internazionale, infatti, tributa così al nostro Paese un riconoscimento senza precedenti verso l’impulso pionieristico con il quale, nel 2010, l’Italia varò la più avanzata normativa al mondo per la lotta al dolore e per la riaffermazione del diritto dei pazienti a non soffrire. Proprio l’Onu, non a caso, già nel 2010 ci riconobbe questo ruolo d’avanguardia, recependo la nostra Legge 38 come modello sul quale costruire un documento di riferimento, applicabile in tutti i Paesi del mondo. Con lo stesso orgoglio che ci ha portato a New York qualche anno fa, a discutere di quella Legge con il massimo organo di rappresentanza dell’intera comunità internazionale, oggi abbiamo consegnato all’Assemblea delle Nazioni Unite il nostro ‘Impegno contro il dolore. Il manifesto dei medici italiani’. È una carta, redatta da 44 referenti di altrettanti centri d’eccellenza nella terapia del dolore, e controfirmata da 200 tra i più riconosciuti e validi terapisti del dolore italiani, che attraverso un semplice decalogo impegna tutti e ciascuno, come professionisti e come uomini, a curare il dolore e a prendersi cura della sofferenza, non solo fisica, che dal dolore stesso è causata”.

“Questo documento – afferma Massimo Aglietta, Ordinario di Oncologia medica e Direttore di Oncologia medica dell’Istituto di Candiolo Fpo-Irccs – ci impegna davvero, in scienza e coscienza, a occuparci fino in fondo del problema del dolore dei nostri pazienti. Semmai la Legge 38 non bastasse, questo ‘Manifesto’ multidisciplinare ricorda a tutti i medici, di tutte le specialistiche, che la propria missione non termina con la diagnosi e la cura della patologia principale di cui soffre il paziente: l’oncologo, l’ortopedico, il geriatra e ogni altro specialista devono occuparsi anche della sofferenza del malato. Da questo punto di vista, rivolgendosi esplicitamente a tutti i professionisti della salute, l’Impegno che abbiamo consegnato al Papa e all’Onu può rappresentare l’avvio di una seconda e ancor più proficua stagione del lungo, e non sempre semplice, cammino applicativo della Legge 38”.

“Mi preme sottolineare che con questo atto il dolore viene riconosciuto come il V° segno vitale, degno come la frequenza cardiaca o quella circolatoria, a caratterizzare la salute e il benessere di ognuno di noi – aggiunge Roberto Bernabei, Direttore del Dipartimento di Geriatria, Neuroscienze e Ortopedia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma, e Presidente di Italia Longeva –. Affidiamo quindi alle più alte autorità non un semplice appello, ma un impegno vero e proprio: un nuovo ‘giuramento d’Ippocrate’ che ci obbliga a considerare sempre il dolore quando prendiamo in carico un paziente”.

“Ci auguriamo che questo nostro ‘Manifesto’ – afferma Paolo Cherubino, Ordinario di Ortopedia e Traumatologia presso il Dipartimento di Scienze ortopediche e traumatologiche Ospedale di Circolo e Fondazione Macchi di Varese, past President SIOT, Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia – possa rappresentare un documento universale, recepito e condiviso da tutti i medici del mondo che come noi considerano la cura del dolore un diritto inviolabile. L’auspicio è che la giornata di oggi possa essere ricordata come il momento di un nuovo slancio a favore delle donne e degli uomini che in tutto il mondo, ancora oggi, sono costretti a soffrire inutilmente, e a veder calpestata la propria dignità umana a causa del dolore lancinante, che purtroppo accompagna le malattie più disparate”.

“Attraverso l’incontro con il Sommo Pontefice – dichiara Antonio Corcione, Presidente Siaarti, Società italiana di anestesia analgesia rianimazione e terapia intensiva, Direttore Anestesia e Rianimazione dell’Ospedale Monaldi di Napoli – intendiamo far sì che, da semplice problema sanitario, il tema del dolore assurga a vera e propria questione etica mondiale. Con questo atto, i medici italiani sottopongono all’attenzione del mondo intero il problema della sofferenza inutile come questione etica, umana e culturale, che deve essere finalmente affrontata in modo strutturato e unitario: non solo da tutti i professionisti della salute, ma anche dalle massime autorità morali, politiche e sanitarie di tutto il mondo”.

Da QS

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