Malattie mentali. Il parere del Cnb: “Orientare la cura della persona alla maggiore autonomia possibile”




13 Nov 2017

Quali sono le prospettive che si aprono dopo la recente chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari? E ancora, su cosa bisogna puntare per migliorare l’assistenza psichiatrica del territorio? Per rispondere a queste domande, da una prospettiva che analizza esclusivamente le questioni bioetiche, il Comitato Nazionale di Biotetica (Cnb) ha redatto un documento ad hoc. Grazie al confronto tra teoria e pratica, così come dalle voci delle Associazioni di pazienti e familiari, emerge un elenco di priorità per un sistema di cura più efficace e rispettoso dei diritti delle persone con malattie mentali. IL DOCUMENTO INTEGRALE

“Promuovere una cura della persona con malattia mentale orientata alla maggiore autonomia possibile”. È partendo da questo presupposto che il Comitato Nazionale di Biotetica (Cnb), ha redatto il documento “La cura delle persone con malattia mentali:alcuni problemi bioetici”.

Quaranta pagine in cui gli esperti esaminano, dal punto di vista bioetico, le criticità dell’assistenza psichiatrica territoriale e le prospettive che si aprono con la recente chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari (Opg). L’orientamento attualmente espresso offre una continuità rispetto ai precedenti pareri dedicati dal Cnb al tema della salute mentale. La questione è qui ripresa alla luce di importanti documenti internazionali, come la Dichiarazione di Helsinki sulla Salute mentale del 2005 e la Convenzione Onu sui Diritti delle persone con disabilità del 2007, ma in base ad analisi, commenti e risoluzioni che, sempre a livello internazionale, evidenziano le criticità nella concreta realizzazione dei diritti enunciati.

Il Cnb, come si legge nel documento “prende in esame dal punto di vista bioetico le criticità che emergono da diverse ricerche condotte sullo stato attuale dell’assistenza psichiatrica sul territorio, criticità che gravano sulle vite delle persone con malattie mentali e dei loro familiari, e che sono denunciate con forza alle istituzioni da società scientifiche, come la Società Italiana di Psichiatria, e da associazioni di pazienti e familiari di pazienti, come l’Unasam (Unione Nazionale delle Associazioni per la Salute Mentale)”.

La prospettiva bioetica da cui muove l’analisi è quella di una cura delle persone con malattie mentali che integri la “cure”, centrata sulle componenti neurobiologiche alla base della malattia, e la “care”, il “prendersi cura” della sofferenza, della soggettività e dei bisogni della persona.

La definizione di malattie mentali da cui parte il Cnb, come specificato nelle premesse del documento “è quella della Associazione Psichiatrica Americana, che le qualifica come alterazioni della sfera cognitiva, emotiva o comportamentale (o di una combinazione di questi campi), che comportano sofferenza e/o problemi nelle abilità di interazione sociale, lavorative o relazionali della persona. All‟interno delle classificazione suddette, possiamo riscontrare disturbi di diversa gravità, con differenze significative, sia nel grado di sofferenza che nei riflessi sulle capacità di interazione sociale della persona”.

Per il Cnb “vi è una distanza ancora da colmare tra il modello ideale di cura della persona con malattia mentale che emerge in tutta la sua centralità, anche dai Piani di azione sulla salute mentale, proposti dall’Organizzazione Mondiale della Salute a diversi livelli, e la concretezza della prassi”. Il parere analizza sia l’uno che l’altro livello.

Dal punto di vista teorico il Cnb ha esaminato i riferimenti, le dichiarazioni, le convenzioni e i piani internazionali, analizzando anche le misure di protezione giuridica previste dall’ordinamento giuridico italiano a tutela delle persone con malattie mentali.

A livello pratico, il Parere del Cnb si è soffermato sugli studi compiuti in Italia sul sistema di salute mentale, sia sui servizi per pazienti in fase acuta, che sulle strutture residenziali e sui presidi territoriali.

Da queste analisi, dal confronto tra teoria e pratica, così come dalle voci delle Associazioni di pazienti e familiari, emerge un elenco di priorità per un sistema di cura più efficace e rispettoso dei diritti delle persone con malattie mentali.

La prima necessità elencata è quella di superare la variabilità esistente nell’approccio dei servizi. Poi, bisognerebbe aumentare la capacità delle strutture residenziali di dimettere i pazienti e di farli rientrare a casa. Il Cnb ritiene utile anche individuare degli indici di qualità dei servizi. Tra i più importanti ostacoli al reinserimento è stata evidenziata la carenza di interventi sul piano sociale e, di conseguenza, proposto un incremento di tali iniziative. Ancora, è necessario verificare l’appropriatezza dell’intervento farmacologico. Il diritto dei malati a una diagnosi tempestiva e
incrementare la presa in carico dei soggetti in età evolutiva deve diventare un diritto concreto.

Sulla chiusura degli Opg e il nuovo sistema di trattamento – previsto dalla legge n. 81 del 2014 – per gli autori di reato ritenuti incapaci di intendere e volere al momento del fatto e perciò prosciolti, il documento esprime “apprezzamento per i principi che stanno alla base del nuovo sistema e dell’istituzione delle Rems”. In particolare, si raccomanda che “sia rispettata l’ispirazione della legge che prevede progetti individuali riabilitativi sul territorio per i prosciolti come regola, laddove l’esecuzione della misura detentiva nelle Rems va considerata quale eccezione a cui si può ricorrere quando non esistano valide alternative che garantiscano adeguate prospettive terapeutiche. Ciò comporta un forte impegno dei servizi territoriali nella presa in carico delle persone prosciolte”.

E sul permanere di ritardi, carenze nell’assistenza e sulle discriminazioni, il Cnb, per migliorare le condizioni di vita delle persone con malattie mentali, propone di avviare e sostenere campagne di comunicazione sociale, sviluppare l‟integrazione di “cure” e di “care” nel rispetto dei principi delletre E (Etica, Evidenza, Esperienza), istituire un sistema di valutazione della qualità delle prestazioni dei servizi. Evidenziata anche l necessità di promuovere la ricerca, sia sul piano farmacologico che su quello psico- sociale. Il Cnb invita anche ad evitare le diseguaglianze fra le diverse regioni, assicurando a tutti coloro che vivono nel nostro Paese gli stessi standard di cura delle malattie mentali.

Il comitato si è anche espresso sulla necessità di raggiungere gli standard di spesa dei più avanzati paesi europei, contrastando
il decremento del’ organico dei servizi territoriali. Le le famiglie delle persone con malattie mentali vanno sostente, i servizi psichiatrici e l’intera rete dei servizi sociosanitari del territorio vanno potenziati.

Per quanto riguarda gli operatori del settore il Cnb propone di attivare percorsi di formazione continua. La salute mentale in età infantile e adolescenziale andrebbe promossa con una maggiore attenzione. Necessario anche monitorare l’attuazione del nuovo sistema di trattamento dopo la chiusura degli Opg e garantire la realizzazione dei diritti delle persone con malattie mentali, nel rispetto della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, con particolare riguardo alla libertà, all‟uguaglianza di fronte alla legge, all‟inclusione sociale.

Da QS

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