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Menopausa
Senza
l’intenzione di voler affrontare in maniera sistematica, organica
ed esaustiva le problematiche inerenti l’argomento in questione
(che richiederebbero un vero e proprio trattato), in questa, come
nelle altre introduzioni alle sezioni mediche del sito dell’Osservatorio
Nazionale sulla Salute della Donna, cercheremo, dopo una breve premessa
di carattere generale, di focalizzare l’attenzione su alcune
specifiche tematiche di particolare interesse e rilievo per il mondo
femminile.
L’arrivo della menopausa (fisiologica o conseguente ad ovariectomia chirurgica o farmacologica)
rappresenta per ogni donna un momento in qualche modo traumatico,
per le sue pesanti implicazioni a livello sia fisico che psicologico.
La cessazione della produzione, da parte dell’ovaio, delle
sostanze ormonali normalmente rilasciate nel circolo ematico (estrogeni
e progesterone), determina importanti modificazioni dell’aspetto
fisico e della fisiologia organica, spesso vissute dalle pazienti
in modo drammatico e conflittuale.
Vampate di calore, diminuzione del desiderio sessuale, dispareunia,
modificazioni della pressione arteriosa e del metabolismo, aumento
ponderale, depressione, sviluppo progressivo di osteoporosi, effetti
collaterali legati all’utilizzo della terapia ormonale sostitutiva rappresentano i problemi di più frequente riscontro,
nella pratica clinica, nelle donne in età menopausale
Di particolare rilievo, per i rischi ad essa connessi e per gli
elevati costi sociali, è la comparsa di una diffusa demineralizzazione
ossea (osteoporosi). L’osteoporosi rappresenta
la patologia delle ossa di più frequente riscontro in età
avanzata. Si calcola che l’80% dei soggetti con osteoporosi
sia costituito da donne in post-menopausa: il 30-35% delle pazienti
manifesta dopo la fine dell’età fertile un quadro di
osteoporosi clinicamente significativa. Se consideriamo che l’osteoporosi
rappresenta un fattore di rischio per fratture (in particolare delle
vertebre, dell’avambraccio e del collo femorale) e che queste
sono gravate da un elevato tasso di invalidità permanente
e di mortalità, possiamo intuire come questa patologia abbia
assunto, con l’invecchiamento generale della popolazione,
i connotati di un vero e proprio problema sociale.
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di calcio
Particolarmente disturbanti e frequenti,
nel periodo climaterico, sono i sintomi legati alla vaginite
atrofica (disuria, bruciore vaginale, ridotta lubrificazione,
dispareunia). Può essere utile in questi casi una terapia
farmacologica anche solo topica, ad esempio con ovuli di estriolo.
Se l’obiettivo è la prevenzione delle infezioni ricorrenti
non solo vaginali, ma anche urinarie, ovvero la terapia della dispareunia
(dolore durante i rapporti sessuali), il trattamento andrebbe protratto
per anni.
Gli estrogeni determinano numerose azioni favorevoli a livello genitale,
tra cui: l’aumento del glicogeno e la conseguente proliferazione
della flora lattobacillare, con acidificazione vaginale, protezione
dalle infezioni ed aumento delle resistenza mucosa ai microtraumatismi
coitali e agli agenti infettivi.
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Un argomento che riteniamo opportuno trattare
più approfonditamente in questa introduzione, in considerazione
della sua frequenza e della sua rilevanza sintomatologica per le
pazienti in menopausa, è quello delle vampate di
calore.
Le Vampate di calore (hot flushes della letteratura anglosassone)
rappresentano il sintomo più caratteristico e fastidioso
lamentato dalle donne in menopausa.
Al sopraggiungere di una vampata, la cute delle pazienti diventa
improvvisamente rossa e calda, in particolare a livello della testa
e del collo. Sudorazioni, vertigini, irritabilità, palpitazioni
e parestesie rappresentano spesso dei sintomi di accompagnamento.
Il sonno risulta solitamente molto disturbato, con riduzione dei
periodi di sonno REM
Le vampate hanno una durata variabile da pochi secondi a cinque-dieci
minuti. Alcune pazienti presentano vampate poche volte nell’arco
di una settimana; altre viceversa lamentano la loro comparsa quasi
ogni ora. In questi ultimi casi la vita personale e le attività
di relazione delle donne risultano fortemente alterate e compromesse
(con insorgenza talora di vere e proprie sindromi depressive), per
cui si impone spesso il ricorso ad un trattamento farmacologico,
finalizzato ad alleviare la sintomatologia vasomotoria.
Circa due terzi delle donne in menopausa presentano vampate di calore;
circa il 20% di tutte le pazienti climateriche definisce inoltre
le vampate come molto fastidiose o addirittura intollerabili.
Nella maggior parte dei casi i sintomi persistono per un anno o
meno. Circa un terzo delle pazienti lamenta tuttavia la presenza
di vampate fino a 5 anni dopo l’inizio della menopausa. Nel
20% delle donne le vampate di calore possono persistere anche dopo
15 o più anni dall’inizio del climaterio.
Le pazienti con menopausa precoce hanno tendenzialmente una sintomatologia
più intensa e fastidiosa; allo stesso modo il fumo, la scarsa
attività fisica ed il basso peso corporeo rappresentano dei
fattori di rischio per la presenza di persistenti vampate di calore
durante la menopausa.
La menopausa chirurgica determina nel 90% dei casi la presenza di
flushing cutaneo durante il primo anno; la sintomatologia associata
alla menopausa chirurgica è solitamente più marcata
rispetto a quella riscontrata in pazienti in menopausa naturale,
in considerazione dell’improvvisa modificazione dell’assetto
ormonale conseguente alla ovariectomia bilaterale.
Il meccanismo fisiopatologico responsabile dell’insorgenza
delle vampate di calore non è ancora stato perfettamente
chiarito e studiato. Si ritiene in ogni caso che un’alterazione
dei meccanismi ipotalamici di termoregolazione rivesta un ruolo
patogenetico fondamentale.
Le modificazioni della temperatura corporea vengono rilevate fisiologicamente
dal centro di termoregolazione situato nella parte anteriore dell’ipotalamo,
il quale attiva meccanismi di vasodilatazione o vasocostrizione,
finalizzati al mantenimento dell’omeostasi termica.
La diminuzione delle concentrazioni plasmatiche di estrogeni o l’aumento
dei livelli di gonadotropine, conseguenti all’esaurimento
menopausale della funzione ovarica, determinano delle alterazioni
a livello dei neurotrasmettitori centrali coinvolti nella termoregolazione.
L’intensità delle vampate di calore legate alla menopausa
risente sicuramente di fattori psicologici ed emotivi. Studi clinici
controllati hanno evidenziato che l’utilizzo di un placebo
è in grado di ridurre la frequenza, la durata e la gravità
delle vampate di calore nel 20-30% dei casi. Si evince da ciò
l’importanza di trattamenti non farmacologici (dieta, esercizi
fisici, tecniche di rilassamento, biofeedback, modificazioni dello
stile di vita), nell’ambito di una strategia terapeutica finalizzata
ad una migliore accettazione dei disturbi climaterici da parte della
donna.
Prendendo in considerazione gli aspetti farmacologici della terapia,
passiamo brevemente in rassegna le diverse sostanze ormonali o non
ormonali utilizzate nel trattamento del flushing cutaneo
menopausale:
- Estrogeni: i preparati estrogenici, disponibili
in formulazioni orali, transdermiche o intravaginali, rappresentano
il presidio farmacologico più utilizzato e maggiormente
efficace nel trattamento delle vampate di calore del climaterio.
Essi risultano efficaci in percentuali variabili dall’80
al 90% nelle donne in menopausa. La terapia ormonale sostitutiva
va sempre sospesa in modo graduale nell’arco di diverse
settimane, al fine di prevenire la ricomparsa delle vampate.
Recentemente, come noto, l’utilizzo della terapia ormonale
sostitutiva (HRT) è stato messo in discussione da uno studio
americano randomizzato (studio Women’s Health Initiative,
pubblicato su JAMA), che ha evidenziato in particolare un aumentato
rischio di patologia cardiovascolare e di cancro mammario nelle
donne trattate con HRT, rispetto a quelle curate con placebo.
- Progestinici: anche i farmaci ad azione progestinica
possono essere utilizzati per la terapia dei sintomi vasomotori
del climaterio. In uno studio randomizzato condotto su 97 donne
con carcinoma mammario e su 66 uomini con carcinoma prostatico,
basse dosi di megestrolo acetato hanno diminuito dell’85%
l’intensità e la durata delle vampate di calore.
Trias clinici randomizzati hanno dimostrato l’efficacia
anche del medrossiprogesterone acetato e del depomedrossiprogesterone
acetato nel trattamento di donne con flushing cutaneo menopausale.
Gli effetti collaterali dei progestinici sono rappresentati da
eventi tromboembolici, aumento di peso, perdite ematiche vaginali.
- Androgeni: di frequente uso è in particolare
il danazolo, farmaco ad azione androgenica. L’utilizzo di
danazolo in pazienti menopausali è associato ad una diminuzione
dell’88% del numero di vampate, con una intensità
diminuita del 53%.
Irsutismo, iperseborrea cutanea, acne, incremento ponderale e
modificazioni del timbro della voce limitano l’uso di farmaci
ad attività androgenica nelle donne in climaterio.
- Tibolone: il tibolone è un farmaco sintetico
con proprietà estrogeniche, progestiniche ed androgeniche.
Può essere utilizzato in alternativa alla HRT per la terapia
dei disturbi menopausali.
Gli effetti del tibolone riguardo al rischio di carcinoma mammario
non sono ancora stati studiati in maniera definitiva.
- Fitoestrogeni :esistono in natura sostanze
ad attività estrogenica (fitoestrogeni), che possono essere
utilizzate per la terapia delle vampate di calore. In particolare
viene usata abbastanza diffusamente la soia, che risulta ricca
del fitoestrogeno isoflavone. Gli studi clinici effettuati non
hanno fino ad oggi comunque dimostrato, per quanto riguarda la
soia (o altre sostanze contenenti fitoestrogeni, come il ginseng),
una efficacia significativamente superiore al placebo. Non si
conosce l’effetto dei fitoestrogeni sul rischio di sviluppo
di carcinoma mammario.
- Veralipride: la veralipride è una sostanza
ad attività antidopaminergica, utilizzata per la terapia
dei disturbi menopausali. Essa risulta 1,5-2 volte più
efficace del placebo. Viene somministrata per cicli di 20 giorni,
alternati a 7-10 giorni di sospensione. L’uso prolungato
di veralipride può determinare galattorrea (per aumento
della prolattina), discinesie neuromuscolari e sindrome extrapiramidale.
- SSRI: alcuni studi hanno evidenziato un effetto
favorevole di un farmaco antidepressivo ad azione inibitoria sulla
ricaptazione della serotonina (SSRI), la venlafaxina, sulla risoluzione
delle vampate e degli altri sintomi menopausali indotti dal tamoxifene.
Anche la fluoxetina e la paroxetina hanno evidenziato effetti
favorevoli sulla riduzione dell’intensità e della
durata delle vampate di calore nelle donne in menopausa.
In complesso, gli SSRI sembrano costituire una terapia efficace
del flushing menopausale, con modesti effetti collaterali (nausea,
stipsi, agitazione o sedazione).
- Vitamina E: la vitamina E viene talora utilizzata
(800 IU/die) nelle pazienti con lievi disturbi vasomotori menopausali.
La sua efficacia non sembra in ogni caso essere superiore a quella
del placebo.
- Gabapentina: la gabapentina, analogo dell’acido
gamma-aminobutirrico, è un farmaco promettente per la terapia
delle pazienti con sintomi vasomotori climaterici. Si attendono
i risultati definitivi di vari studi clinici, finalizzati a determinare
l’efficacia e la sicurezza d’uso della gabapentina
in queste pazienti.
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Per concludere, riteniamo utile chiarire con più precisione
i possibili rischi della Terapia ormonale sostitutiva,
cui abbiamo già accennato poco sopra.
Il Women’s Health Initiative (WHI) Trial è uno studio
randomizzato sulla terapia ormonale sostitutiva combinata, confrontata
con placebo, in donne in postmenopausa, condotto su 16608 pazienti
e terminato precocemente, nel Luglio 2002, dopo che i risultati
preliminari avevano evidenziato che i rischi associati all’utilizzo
della terapia estroprogestinica (compresi l’aumentata incidenza
di carcinomi mammari e di eventi cardiovascolari) sopravanzavano
significativamente i benefici clinici.
Una significativa analisi dei dati del WHI valuta il rapporto della
terapia ormonale sostitutiva con le caratteristiche delle neoplasie
mammarie e con i reperti delle mammografie annuali, nella popolazione
sottoposta allo studio.
I carcinomi mammari invasivi diagnosticati nella popolazione trattata
con estroprogestinici sono risultati mediamente di dimensioni maggiori
(1,7 vs. 1,5 cm) e di stadio più avanzato (diffusione regionale
o metastatica nel 25,4% vs. 16% dei casi), rispetto a quelli riscontrati
nel gruppo placebo. La terapia ormonale non ha invece dimostrato
di influenzare l’istologia ed il grado delle neoplasie mammarie.
Dopo un anno di trattamento con estroprogestinici, il 9,4% delle
donne presentava anomalie mammografiche, rispetto al 5,4% delle
pazienti in terapia con placebo.
La terapia ormonale sostitutiva con estroprogestinici, in donne
in menopausa, non solo aumenta quindi l’incidenza di carcinoma
mammario, ma altera il quadro mammografico delle pazienti e determina
spesso un ritardo diagnostico, con effetti negativi in termini prognostici.
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