Nell’era della ‘psichiatria di precisione’. Primo bersaglio la depressione




13 Nov 2016

Nell'era della 'psichiatria di precisione'. Primo bersaglio la depressione

La cura giusta al paziente giusto, verso la psichiatria di precisione

Anche la psichiatria entra nell’era della medicina di precisione: cure giuste al paziente giusto, nei modi e tempi migliori per poterlo risollevare dall’abisso del mal di vivere. Nella lotta alla depressione la svolta è già cominciata: valutazione dettagliata dei dati genetici, biomarker, neuroimaging cerebrale, tipo di malattia, sintomi spia di un maggior rischio di resistenza alle terapie sono i 5 nuovi parametri indicati dagli esperti per ‘misurare’ la sofferenza e combatterla con strumenti personalizzati. Una rivoluzione sotto i riflettori a Milano, dove l’11 e il 12 novembre è in programma all’Hotel Michelangelo il convegno ‘Le depressioni’ promosso dalla Società italiana di psichiatria (Sip). Esperti a confronto per disegnare il futuro.

In Europa la depressione colpisce 33 milioni di persone, e secondo l’Organizzazione mondiale della sanità è vicina a scalzare dal trono le patologie cardiovascolari come malattia cronica più diffusa. Il 77% di chi ne soffre dichiara fiducia nella possibilità di guarire grazie ai trattamenti disponibili, ma alla fine solo uno su 3 si cura davvero per il timore di effetti collaterali e di diventare ‘schiavo’ dei farmaci. La sfida della psichiatria di precisione è proprio quella di garantire al paziente soluzioni più mirate, quindi più efficaci e sicure.

Fra gli elementi da considerare per stabilire la terapia più adatta al singolo malato c’è per esempio il citocromo P450, un enzima che metabolizza i farmaci e può essere caratterizzato analizzando il Dna: può agire più o meno velocemente, influenzando la risposta alla terapia e i dosaggi necessari. E poi ci sono i livelli ematici di un biomarcatore, la proteina C reattiva, che possono indicare una maggiore o minore efficacia di alcuni medicinali antidepressivi. Ancora, a guidare la scelta della terapia devono essere anche la tipologia di depressione (melancolica, ansiosa o atipica) e alcuni fattori (sintomi come insonnia o riduzione delle energie; la presenza di traumi, sindrome da stress post-traumatico o segni psicotici lievi), che suggeriscono una probabilità più alta di essere resistenti alle cure e l’opportunità di un trattamento più intensivo fin da subito.

“Gli antidepressivi sono molti e non sono tutti uguali – spiega Claudio Mencacci, presidente della Sip – e sebbene non esistano ancora ‘pallottole d’argento'”, molecole intelligenti “efficaci con certezza sul singolo caso, come accade per alcune terapie anticancro, dobbiamo puntare a una medicina di precisione che massimizzi i risultati con i minimi effetti collaterali”.

“Oggi – osserva infatti il direttore del Dipartimento di neuroscienze dell’Asst Fatebenefratelli-Sacco di Milano – le terapie vengono personalizzate sulla base di pochi parametri ‘artigianali’, non sempre frutto di linee guida o solide evidenze scientifiche, preferendo ad esempio cure che non favoriscano l’accumulo di peso se il paziente è sovrappeso oppure obeso; si valuta il rapporto costo/beneficio, o si discute con il paziente di possibili vantaggi e svantaggi. Ma di fatto non si utilizza un algoritmo preciso per la prescrizione e l’estrema variabilità dei farmaci impiegati lo dimostra”. Il traguardo verso cui muoversi è dunque la terapia di precisione.

“Dobbiamo sfruttare parametri che si stanno rivelando importanti per predire la risposta alle cure da parte del paziente – prosegue Mencacci – Alcuni dovranno essere valutati meglio; altri sono allo studio, come le tecniche di neuroimaging cerebrale che permettono di ‘vedere’ letteralmente la risposta del cervello agli antidepressivi, ma la strada è tracciata: sarà sempre più necessario prescrivere subito il farmaco con la maggior probabilità di essere efficace, considerando anche con più attenzione tutti i dati di farmacodinamica disponibili, ossia ciò che sappiamo della relazione fra principio attivo e ‘interruttore’ sul quale agisce”. Questo consentirà di optare per il prodotto più adatto.

Altrettanto cruciale sarà poter comprendere subito se il trattamento funziona o no, e alcuni studi indicano che è possibile accorgersene fin dai primissimi giorni di terapia o addirittura dopo un’unica assunzione. “Individuare prima possibile i sintomi della malattia è fondamentale, cosi come lo è l’approccio su misura per la cura – concorda Ovidio Brignoli, vicepresidente della Società italiana di medicina generale e delle cure primarie (Simg) – Il disagio psichico e la depressione stanno diventando il primo motivo di ricorso al medico di famiglia, che spesso tuttavia non ha esperienza o armi adeguate ad affrontare un problema per cui, oltre alle competenze cliniche, servono anche disponibilità e tempo per l’ascolto”.

“Da qui la necessità di formazione, ma soprattutto dell’aiuto degli specialisti presenti sul territorio. La depressione – avverte il medico – è una patologia per cui la continuità di presa in carico è imprescindibile”, anche per cancellare tabù o paure infondate. Un’indagine condotta dall’Osservatorio nazionale sulla salute della donna (Onda) mostra che “la depressione è seconda solo ai tumori per impatto sulla qualità di vita – riferisce Francesca Merzagora, presiente di Onda – Il 70% dei pazienti finisce per isolarsi e il 30% soffre di disturbi della sfera cognitiva come difficoltà a prendere decisioni, scarsa attenzione e concentrazione. Diagnosi precoce e trattamento adeguato e mirato sono perciò essenziali”. Il Libro bianco sulla depressione (Franco Angeli), sullo stato dell’arte della lotta alla malattia, ha dato l’avvio a “un’indagine conoscitiva del Senato – ricorda – che porterà a proposte concrete” contro la patologia.

“Le Istituzioni – dichiara la vicepresidente del Consiglio regionale lombardo, Sara Valmaggi – devono essere consapevoli e farsi carico di un fenomeno ampio, diffuso e complesso come quello delle depressioni. Essenziali sono diagnosi precoce, cure mirate, presa in carico e continuità della cura. La normativa regionale in materia è stata modificata di recente. Ora bisogna porre attenzione affinché alcuni principi siano rispettati e attuati. Per la diagnosi precoce è fondamentale il raccordo fra medici di famiglia e specialisti; per la presa in carico è la continuità della cura è necessaria una vera integrazione fra interventi di carattere sociale e socio sanitario. Questo senza mai dimenticare che nessuna legge può essere efficace senza un diffuso lavoro culturale. La conoscenza è l’unico strumento che può abbattere paure e diffidenze”.

Da ADNKronos

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